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Le 100 citta' intelligenti dell'India
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Articolo di Redazione
10 febbraio 2016 12:30
 
  
Dopo un anno e mezzo dall'annuncio della creazione di 100 citta' intelligenti, l'India ha fatto conoscere, a fine gennaio, i primi 20 progetti pilota che vedranno la luce grazie a 1,5 miliardi di dollari di aiuti pubblici.
Nell'ultimo censimento del 2011, nelle citta' indiane vive il 31% della popolazione di tutto il Paese, rispetto al 54% della Cina e all'80% in media dei Paesi sviluppati. Ma il numero di cittadini nel Paese potrebbe aumentare di 500 milioni da qui al 2050.
Invece di subire questa ondata urbana, il Governo vuole pianificarla, e smentire l'andazzo secondo il quale in India, la pianificazione di una citta' comincia dopo la sua costruzione. Citta' meglio organizzate, piu' accoglienti, potrebbero a loro volta giocare un ruolo di catalizzatore economico. Esse producono gia' il 63% della ricchezza del Paese.
In un Paese federale con una grande diversita' culturale e geografica, il ministero indiano dello Sviluppo urbano si e' ben guardato dal fornire una definizione precisa di “citta' intelligente”. “Ognuno deve formulare la sua propria idea, la sua visione, e la propria proposta di una citta' intelligente appropriata al contesto locale, alle sue risorse, alle sue ambizioni”, si legge nel documento che fissa le grandi linee del programma.
Adattarsi ai contesti locali
In materia di urbanismo, l'intelligenza significa adattarsi ai contesti locali ed ai bisogni della popolazione. A Jaipur, alle porte del deserto, il piano urbano mette l'accento sulla costruzione di palazzi verdi, che consumino poca energia, che raccolgano l'acqua piovana; cosi' come a Surat, citta' costiera, la priorita' e' la lotta contro i rischi di inondazioni.
Invece di imporre la formula della citta' ideale, il ministero ha stimolato le municipalita' a consultare gli abitanti coinvolti, attraverso le reti sociali o l'organizzazione di incontri pubblici. La sfida di questi 20 primi progetti urbani consiste nell'avviare, sotto l'impulso dello Stato, un movimento di urbanizzazione e soprattutto che sia conosciuto. “L'idea e' di creare un modello replicabile, che possa essere un punto di riferimento per le altre citta'”, sottolinea il ministero indiano dello sviluppo urbano.
Numerosi criteri sono stati presi in considerazione per la prima selezione dei progetti urbani, come quello della produzione di energia solare, almeno il 10%, l'attenzione da prestare alle varie componenti sociali, la praticabilita'' del piano di finanziamento o, di nuovo, il livello di partecipazione dei residenti. Ogni municipalita' dovrebbe presentare un progetto di rinnovamento, di ricostruzione o di creazione di un quartiere, ognuno proponendo la messa in opera di almeno una soluzione “intelligente” per l'insieme della citta', come per esempio il sistema di gestione del traffico o il riciclaggio delle acque gia' usate.
Mancanza di infrastrutture di base
Ma in un Paese in cui mancano ancora le infrastrutture di base, il concetto di citta' intelligente si indirizza verso soluzioni tecnologiche con cui a volte non si riesce a convivere. “L'India non e' ancora pronta per accogliere infrastrutture tecnologiche, dice Shiny Varghese dalle colonne del quotidiano The Indian Express. Se si installano dei contenitori d'acqua per contenere la stessa -una delle idee delle citta' intelligenti- non bisognera' avere anche l'acqua che esca dai rubinetti?”.
Il programma, malgrado tutto, e' innovativo, soprattutto in virtu' della sua governance. L'esecuzione dei progetti sara' gestita da un'organizzazione ad hoc con al proprio interno dei rappresentanti di diverse pubbliche autorita', di imprese, e di partner pubblici-privati se sono previsti. Per essere create, le nuove citta' intelligenti avranno bisogno di finanziamenti privati, perche' le spese per la modernizzazione sono di centinaia di miliardi di dollari. Ma, quale sara' il ruolo delle imprese in questi organismi, e come le citta' del futuro in India potranno produrre profitti sufficienti senza sacrificare la varieta' sociale? Queste questioni rimangono ancora in sospeso.
Rischio di esclusione dei poveri
Alcuni esperti mettono in guardia contro il rischio di esclusione dei piu' poveri e la crescita delle ineguaglianze tra centri urbani e le loro periferie rurali. “Le citta' intelligenti devono essere integrate allo sviluppo delle parti piu' arretrate del Paese, insiste Arup Sarkar, professore di urbanistica all'istituto IIEST, con base a Shibpur. Le persone oggi rurali devono urbanizzarsi non migrando ma sviluppando le proprie infrastrutture”. “In un Paese dove il 70% della popolazione vive ancora nelle campagne, il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha promesso un vasto programma di 'ri-urbanizzazione', offrendo le opportunita' dell'urbanizzazione senza gli inconvenienti della 'citta' compatta'”.
Il concetto ha sedotto gli elettori ma interessa molto meno gi investitori. Lanciato a settembre del 2015, il programma Shyama Prasad Mukherji Rurban Mission (SPMRM) dovra' accontentarsi di 700 milioni di euro di fondi pubblici per la creazione di 300 raggruppamenti di villaggi. Durante la visita del presidente Francois Hollande dal 24 al 26 gennaio, la Francia ha annunciato che dara' il suo contributo per la modernizzazione di tre citta' indiane, grazie ad un'assistenza tecnica e dei prestiti accordati dall'Agenzia francese per lo sviluppo. Nessuna di queste, pero' fa parte delle prime 20 citta' selezionate. Senza dubbio saranno presentate nella prossima selezione, che dovrebbe esserci il prossimo anno.

(articolo di Julien Bouissou, corrispondente da New Delhi, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 10/02/2016)
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