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Argentina. Intervista al bioeticista Teodora Zamudio
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Articolo di Jimena Granados
10 luglio 2007 0:00
 
Profilo. Teodora Zamudio e' avvocato, ricercatrice, titolare della cattedra di Derecho Indigeno alla facolta' di Legge dell'Universita' di Buenos Aires. Si e' specializzata in bioetica. E' stata consulente legislativa del Senato e consigliere dell'organizzazione Medici Indigeni dello Stato del Chiapas. Nel 2002 e' stata incaricata dal ministero di Giustizia e Diritti Umani di redigere un disegno di legge sull'identita' dei popoli indigeni.
L'intervista e' stata fatta in occasione del seminario che la signora Zamudio ha tenuto a Salta sulla bioetica sociale presso la Scuola di Magistratura, cui hanno partecipato avvocati, giudici e funzionari di tutta la provincia.
La settimana scorsa la provincia di Rio Negro ha approvato parzialmente la "legge sulla morte dignitosa". Essa prevede che i malati terminali abbiano la possibilita' di decidere fin dove prolungare i trattamenti che li mantengono in vita. Che cosa pensa dell'approvazione di quest'iniziativa?
La legge sarebbe una soluzione nei casi in cui l'ambiente familiare del malato abbia un atteggiamento negativo e pretenda di tenere in vita il "moribondo", non perche' lui lo desideri o perche' esistano possibilita' d'invertire la sua situazione, ma solo per ragioni psicologiche. Con questa legge abbiamo uno strumento per il medico cosciente, il quale sa che il malato puo' scegliere di morire in pace. Sarebbe utile al professionista per opporsi all'ambiente familiare che in quel momento mostra un atteggiamento egoista che non giustifica per nulla il prolungamento della vita mediante la tecnologia.
Crede che quest'idea possa essere adottata senza problemi in una provincia argentina?
E' qualcosa che ci sembra molto difficile, ma non credo che lo sia poi tanto. Morire e' un processo, e arriva un momento in cui il nostro organismo non ce la fa piu' da solo a mantenersi vivo. In una situazione in cui la morte avverrebbe in modo naturale, prolungare la vita o impedire che questa compia il suo ciclo naturale e' una decisione che, credo, oggi spetti a ciascuno di noi.
Questa norma potrebbe risolvere problemi etici?
Per analizzarlo dobbiamo contrapporre l'atto di lasciare che qualcuno muoia in pace all'atto medico che non cura, non offre sollievo ed e' privo di effetti positivi per il paziente. Prolungare la vita a tutti i costi, applicando i metodi piu' estremi e costosi, e' una condotta, dal mio punto di vista, socialmente e umanamente riprovevole. Si tratta del cosiddetto "accanimento terapeutico", che non puo' avere tutela legale e dev'essere evitato. Interpreto che sia questo l'orientamento della normativa di Rio Negro.
Se questa norma sara' approvata costituirebbe un passo avanti verso l'eutanasia in Argentina?
Tutto dipende dalla situazione. La tecnologia che oggi un medico ha a disposizione per determinare se una malattia e' irreversibile, puo' essere diversa da quella che ci sara' tra qualche anno, quando forse si potra' prolungare la vita e dare conforto anche in situazioni critiche. Credo che se cosi' fosse, non decideremmo di morire in pace senza lottare, perche' sapremmo che ci sono delle possibilita'. La tecnologia puo' offrire cambiamenti giorno dopo giorno.
Ma al di la' della legge, da un punto di vista etico puo' un medico interrompere i trattamenti su un paziente in situazione irreversibile e se questi lo desidera?
Si', perche' non e' ammazzare. Non e' abbandonare. Stiamo parlando di un paziente che e' medicalmente assistito in modo che non soffra, tramite cure palliative. E' una persona seguita dal punto di vista umano ed emotivo, sia lui che i suoi familiari. Non c'e' abbandono, tanto meno suicidio assistito. Non e' scegliere una buona morte, e' lasciare che la morte avvenga come parte della vita. Non e' assassinio.
Crede che a un certo punto la maggioranza dei paesi introdurra' l'eutanasia?
Non credo. Penso invece che i paesi stiano diventando sempre piu' rispettosi della diversita' delle idee. Pero' ci sono zone molto pericolose. Chi sono coloro da considerare "non capaci" di vivere? Per chi possiamo decidere che non e' necessario che continuino a vivere? E' molto difficile. Ma i paesi che oggi lavorano su questo tema, sono rispettosi dell'individuo e della societa', e permettono ai valori d'esprimersi. Ovviamente ci sono differenze molto nette tra le concezioni delle varie nazioni.
La bioetica approva l'eutanasia?
La bioetica e' uno strumento d'analisi che non deve dire cio' che e' bene o male, ma deve collaborare per prendere, possibilmente, la decisione migliore. Quello che per alcune societa' puo' essere un bene, per altre forse e' un male.

Tratto da Eltribunosalta.com.ar dell'8 luglio 2007 (traduzione di Rosa a Marca)
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