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Armi e droghe nel trasporto marittimo delle merci
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Articolo di Rosa a Marca
31 gennaio 2012 14:11
 
L'Istituto Sipri di Ricerche sulla pace internazionale stigmatizza la mancanza di controlli nel trasporto marittimo, ciò che agevola il contrabbando di armi e droga.

In tempi di crisi finanziaria e dell'euro, la Germania si è abituata al ruolo di prima della classe e a surclassare Paesi come la Grecia in molti aspetti. Perciò dovrebbe dolersi dei dati resi noti il 30 gennaio dal prestigioso Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), secondo cui, negli ultimi vent'anni, le compagnie di navigazione con sede in Germania hanno disatteso più delle altre le norme del commercio via mare. La ricerca dice infatti che su cinque segnalazioni di contrabbando di armi e droga, una è addebitabile a navi di proprietà tedesca (19,5%); al secondo posto ci sono le navi greche (10,6%) e al terzo le statunitensi (7,8%). Dunque, i primi tre gradini nella scala del contrabbando mondiale di queste merci sono occupati da nazioni industrializzate occidentali, e solo dopo vengono quelle che si pensava fossero in cima, ossia Corea del Nord, Panama e Iran.
L'indagine rileva che, complessivamente, oltre il 60% delle navi sanzionate per trasporto illegale di armi, droga, strumenti bellici e materiali per fabbricare missili e armi di distruzione di massa appartengono a compagnie con sede nell'Ue, nei Paesi Nato e dell'Ocse.
Lo studio Sipri è finora il più ampio in materia, e concerne i casi degli ultimi vent'anni relativi a navi commerciali che superano le 100 tonnellate di peso lordo. Tuttavia, i dati non provano la responsabilità degli armatori.
Il relatore, Hugh Griffith: "I proprietari delle navi e i capitani spesso non sanno cosa portano; per i contrabbandieri è abbastanza facile nascondere droga e armi tra le merci legali". La ricerca indica che i mercanti d'armi usano i metodi adottati dai trafficanti di droga, soprattutto da quando hanno cercato di aggirare l'embargo delle Nazioni Unite contro l'Iran e la Corea del Nord. In pratica, nascondono le loro merci in container sigillati che ufficialmente trasportano beni legali, e deviano verso rotte poco accessibili ai controlli.
Ogni giorno ci sono così tante navi da carico in arrivo e in partenza dai porti del mondo, che solo una piccola parte viene ispezionata; per i container sigillati i controlli non arrivano al 2%. Armatori e funzionari doganali danno spesso per buono ciò che è scritto sui documenti ma, proprio guardando ai risultati della ricerca, Sipri chiede controlli più severi e più coordinamento tra polizia, dogane, autorità portuali. E anche la politica dovrebbe farsene carico. "Regolamentare il commercio marittimo è sempre stato difficile, ma ci sono anche negligenze nella vigilanza e nei meccanismi di lotta al contrabbando. Essendo un fenomeno internazionale, è indispensabile che la collaborazione tra i principali attori del settore sia di portata internazionale. Speriamo che questo studio faccia suonare un campanello d'allarme", chiosa Griffith.
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