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"Atto di carita'" e le "buone intenzioni" del Comitato Nazionale di Bioetica
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Articolo di Claudia Moretti, Legale Aduc
21 agosto 2006 0:00
 
Ci sarebbe davvero da sorridere, se non fosse una drammatica questione di vita o di morte, e prima ancora di liberta'. Forse (speriamo) fra qualche decennio i nostri discendenti ricorderanno il duro travaglio dell'affermazione di un diritto, qual e' morire dignitosamente. Si ricorderanno le argomentazioni dell'una e dell'altra campana, che si sono via via andate susseguendo, contrapponendosi, smentendosi e ingarbugliandosi per avere la meglio. A volte non certo per convincere, ma per confondere, per offuscare tecnicizzando un dibattito di per se' tanto semplice da denudare il Re.
La diatriba destinata a passare alla storia come ridicola perche' strumentale ai limiti del grottesco l'ha generata il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) nel 2003. Purtroppo ce la troviamo oggi in seno al programma del nostro Governo, che, pur nelle apparenti buone intenzioni, ad esso esplicitamente rinvia:
"Vogliamo costruire un sistema di garanzie per la persona malata, che abbia come premessa il consenso informato e l'autodeterminazione del paziente [.] Lo strumento più efficace, per rendere effettivo quel diritto, è la Dichiarazione anticipata di volontà (o Testamento biologico) secondo quanto indicato nelle raccomandazioni bioetiche conclusive approvate dal Comitato nazionale per la bioetica nel dicembre 2003".
Mi riferisco alla presunta natura di "atto eticamente e deontologicamente doveroso" in alternativa a quella di "trattamento medico sanitario" con cui il CNB definisce l'alimentazione e l'idratazione artificiale, facendone poi derivare l'irrifiutabilita'. In buona sostanza il trovatosi di fronte a quel muro costituzionale che l'Italia repubblicana ha voluto ergere a baluardo della liberta' dalle intrusioni sul corpo di ognuno (Art. 13 Cost.) e in particolare a difesa delle intrusioni mediche e sanitarie, ancora peggiori perche' in apparenza legittimate dalla collettivita' (Art. 32 Cost.), il Comitato nel suo percorso argomentativo ha aggirato artatamente l'ostacolo, negando la natura medico-sanitaria della nutrizione artificiale.
In altre parole, si afferma che l'introduzione di sonde di materiale plastico atte a introdurre a pressione le sostanze nutritive in una persona non e' il frutto dell'evoluzione tecnico-scientifica della cultura medica, ma la solo bonta' umana.
Che si tratti di operazione in patente malafede intellettuale e persino di un'offesa al comune senso del pudore, lo dimostra una semplice riflessione su cosa e' fisicamente e praticamente la nutrizione quando artificiale (se non fosse sufficiente l'aggettivo che la distingue): l'introduzione di un sondino che spesso crea gravi infezioni, ed eventualmente la perforazione dei tessuti epidermici, del muscolo e talvolta delle pareti gastriche (nel caso della PEG) di una persona.
In termini sanitari si tratta evidentemente di un intervento chirurgico, con l'ausilio di anestesie e terapie di sostegno antibiotico. In termini legali, in assenza del consenso dell'avente diritto, significa il delitto doloso di lesioni volontarie (art. 582 codice penale).
Ma proprio coscienti di cio', in particolare del precetto costituzionale, pur di impedire l'esercizio della liberta' di scegliere quando le condizioni saranno tali per cui la propria vita sara' arrivata al termine, si inventano goffamente la ridicola storiella dell'atto dovuto.
Ma anche se per assurdo ci accordassimo che nutrizione artificiale, se pur fatta in ospedale, se pur intervento chirurgico, non e' atto medico ma atto caritatevole, chi autorizza lo Stato (e il medico che ne rispetta le leggi) a impormi, violandomi sanguinosamente la liberta' e il corpo in nome della carita'? Non e' proprio dalla carita', dalle buone intenzioni, dalle cose buone e giuste, che l'art. 13 della Costituzione intende garantire ognuno di noi, sano o malato che sia? Esiste un atto di carita' che passa attraverso un sequestro di persona, che viola la sua carne, la sua scelta, i suoi valori, le sue convinzioni, la sua intimita' e dignita'?
Evidentemente no. Tanto piu' quando la persona violata non puo' gridare, non puo' scalciare, ribellarsi, ricorrere ad un giudice perche' non e' piu' capace di intendere e di volere.
Verrebbe da ricordare al Comitato che le strade dell'inferno sono costellate di buone intenzioni. sempre che le intenzioni siano buone davvero.

Testo integrale del CNB sulle dichiarazioni anticipate di trattamento: clicca qui
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