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Conversione Lire/Euro: c'e' tempo fino al 3 febbraio, giunte ad Aduc oltre 3.000 istanze dei cittadini
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Articolo di Giuseppe D'Orta
27 gennaio 2016 10:26
 
 Riassumiamo gli eventi delle ultime settimane e iniziamo a comunicare le prossime mosse.
Prima di tutto, il termine per inviare alla Banca d'Italia le istanze di conversione in Euro non è il 28 gennaio, bensì mercoledì 3 febbraio.
La Sentenza 216/2015 della Corte Costituzionale, infatti, è stata depositata il 5 novembre 2015 per poi essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale numero 45 del successivo 11 novembre. Di conseguenza, gli 84 giorni “tagliati” dal Governo Monti a partire dal 6 dicembre 2011 e “restituiti” dalla Corte Costituzionale decorrono da quella data e termineranno mercoledì 3 febbraio. I ritardatari hanno quindi a disposizione sei giorni in più per provvedere all'invio delle istanze.

Cosa è accaduto dal 5 novembre 2015 ad oggi?

Il 6 novembre scorso, giorno successivo al deposito della Sentenza della Corte Costituzionale, la Banca d'Italia ha comunicato di aver avviato assieme al Ministero dell'Economia e delle Finanze gli approfondimenti necessari per definire le modalità con le quali dare esecuzione alle richieste di cambio delle lire.

Per due mesi non è giunta alcuna informazione. A quel punto, abbiamo pubblicato il 6 gennaio il modulo con le istruzioni per presentare istanza di conversione in Euro delle Lire possedute. E' disponibile a questo indirizzo

Soltanto il 21 gennaio, la Banca d'Italia ha comunicato che saranno soddisfatte le richieste di conversione in Euro soltanto per coloro i quali possono provare di averle presentate, indicando l'importo da convertire, entro il 28 febbraio 2002 e di aver ricevuto un diniego entro la stessa data.
Una disposizione assurda perché, ai tempi, agli sportelli della Banca d'Italia ci si sentiva giustamente rispondere che il termine era scaduto e non veniva rilasciata alcuna attestazione. Inoltre, i cittadini ben informati non perdevano nemmeno tempo a recarsi presso le Filiali, ben sapendo che il termine ultimo era stato anticipato per decreto.

Cosa accadrà d'ora in avanti?

La Banca d'Italia lascia uno spiraglio di speranza, dato che “Per altri eventuali casi il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha informato che sono in corso gli indispensabili approfondimenti giuridici e finanziari, per i quali la Banca d’Italia presterà la propria collaborazione”.

Siamo poco ottimisti in merito, soprattutto per il fatto che esaudire tutte le richieste di conversione in euro vorrebbe dire per lo Stato sborsare una cifra consistente. Abbiamo ricevuto oltre tremila istanze da parte dei cittadini, numerosissime delle quali per cifre consistenti.

La soluzione quindi è quella di un intervento risolutivo da parte del Governo e/o del Parlamento, che osservino quanto la Corte Costituzionale ha sancito. Lo stesso Presidente della Repubblica, massimo garante della Costituzione, può intervenire per far sì che le sentenze della stessa Corte (di cui lui è stato anche membro) siano rispettate.

Non finisce qui.


Auspichiamo che le Istituzioni intervengano per estendere la possibilità di cambio anche oltre il 3 febbraio, per rimediare ai due mesi e mezzo di silenzio assoluto rispetto agli effetti della sentenza costituzionale e, soprattutto, per consentire l'uso di un proprio diritto a tutti i cittadini che in questi anni (tra l'entrata in vigore del decreto Monti del 2011 e la sentenza del 2015 della Corte Costituzionale) hanno dovuto attendere la sentenza della Corte Costituzionale.
Non è nemmeno giusto penalizzare i cittadini, quasi come fosse una colpa quella di non leggere quotidianamente la Gazzetta Ufficiale.

Se tutto quanto auspicato non dovesse verificarsi, l'unica strada disponibile sarà quella giudiziaria.
Stiamo già attrezzandoci per supportare le giuste richieste di riconoscimento del diritto dei cittadini che intendono cambiare le Lire che ancora posseggono. A tal fine, invitiamo a seguirci tramite il sito dell'Aduc e le nostre newsletters Avvertenze ed Investire. E a contribuire anche economicamente, visto che siamo un'associazione no-profit basata sul volontariato e che non prende. per scelta, contributi dallo Stato.
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