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Dipartimento antidroga risponde: sistema nazionale di allerta precoce, polemiche inutili e infondate
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Articolo di Giovanni Serpelloni (Dipartimento politiche antidroga)
3 febbraio 2010 10:18
 
Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche Antidroga, risponde così ad un articolo pubblicato su Aduc Droghe a firma dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca.

Dopo aver letto e sentito varie dichiarazioni, chiaramente da me non condivisibili perchè non basate su dati di realtà e sulla non conoscenza di come i sistemi di allerta precoce funzionano in tutti i vari settori e nei vari Paesi, ritengo necessario fornire alcune precisazioni all’interno di un confronto tecnico a cui certamente questo Dipartimento non si sottrarrà mai:

1. Le dichiarazioni precedentemente da noi fornite e pubblicate su ADUC non sono certo da considerarsi la risposta all’interrogazione presentata che naturalmente seguirà in suo iter formale ed istituzionale per il rispetto che è dovuto ai Senatori della Repubblica. Le dichiarazioni rispondevano solo a quanto pubblicato su internet che riteniamo essere ingiuste e non accettabili nei contenuti oltre che nei toni utlilizzati, in quanto basate su considerazioni che non tengono conto dei dati reali e di come tutti i sistemi di allerta funzionano.

2. Sempre in relazione alle dichiarazioni, è utile chiarire che non sono certo un “burocrate” e le risposte fornite non sono certo burocratiche. Da medico di Sert per trenta anni ho curato tossicodipendenti e malati di AIDS e non certo esercitando la burocrazia, pertanto trovo tale affermazione riferita al sottoscritto per lo meno fuori luogo.

3. Chi si occupa professionalmente di sistemi di allerta o di sistemi che in qualche modo debbano rispondere ad emergenze di tipo sanitario, sa benissimo che la prima fase, e cioè quella della segnalazione al sistema, è la più importante e in grado di condizionare le tempestività dell’allerta generalizzata e delle successive risposte (di solito multiple ed articolate). Nei sistemi di allerta per le droghe risulta fondamentale la sensibilità (al di là della specificità dell’informazione) della rete locale territoriale. Esattamente ed in analogia con quanto avviene per tutte le urgenze mediche. Se queste urgenze non vengono segnalate tempestivamente ai sistemi centralizzati, da chi è in grado di percepirle sul territorio (pensiamo ad infarto miocardico che avviene presso il domicilio del paziente, o ad una tossicosi a grappolo di tipo alimentare individuata da un medico di base, o a qualsiasi altra malattia diffusiva), non ci si può stupire che le allerte generalizzate arrivino dopo lungo tempo dalla comparsa dei primi fenomeni. In altre parole non ci si può stupire di un ritardo dell’arrivo dell’ambulanza se si è avvisato per la prima volta il sistema dell’emergenza 60 giorni dall’inizio dei primi sintomi. Così come, non si potrebbe imputare responsabilità delle conseguenze di un incendio ai vigili del fuoco che vengono chiamati ad intervenire 60 giorni dopo l’inizio dell’incendio.

4. I sistemi di allerta devono poter contare sopratutto sulle segnalazioni precoci per poter attivare procedure di allerta generalizzate tempestive e valide. Certamente non si vuole giocare allo scarica barile, ne’ identificare “colpevoli” o puntare il dito su alcuno, (non serve a nulla oltre che essere scorretto) ma identificare esattamente dove è stato il problema sì. Solo così potremmo risolverlo. A questo proposito vorrei una risposta ad una semplice domanda: come è stato possibile che il sistema nazionale abbia ricevuto la segnalazione (peraltro tramite una semplice telefonata) 60 giorni dopo l’inizio dei decessi?

5. Quali sono i fattori e le strutture competenti territorialmente che hanno condizionato questo ritardo? E relativamente al commento lasciato dal collega del Sert mi chiedo dove lui fosse durante la comparsa dei vari decessi e quali siano state le segnalazioni inviate e a chi? Allo stesso modo chiedo risposte di che cosa sia stato concretamente fatto, sia in termini di segnalazioni, che di azioni prima dell’allerta del Sistema Nazionale dalle strutture sociosanitarie locali (pubbliche o private), ed in particolare dall’Osservatorio locale e dalle stesse organizzazioni che ora criticano il nostro operato.

6. Lo ripeto per chiarezza, ma dopo sole 24 ore dal ricevimento della prima ed unica segnalazione, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce ha lanciato una allerta generalizzata anche per i consumatori.

7. Ancora una volta debbo ribadire che l’analisi che il nostro sistema ha fatto sia sulle cause di ritardo di segnalazione, che di aumentato rischio di morte delle persone tossicodipendenti ha messo a fuoco fattori non dipendenti dal Sistema Nazionale ma soprattutto legati all’assenza di terapia sostitutiva. Di questo siamo disponibili ad un confronto tecnico ed aperto presso il Dipartimento a cui spero tutti gli interessati vorranno partecipare. Se invece si vuole usare strumentalmente anche questa discussione solo per finalità politiche del tipo “uno contro l’altro”, pazienza, sarà l’ennesima opportunità perduta di lavorare insieme per la salute delle persone.

8. Credo che al di là delle differenze di opinione sulle politiche generali, in cui non entro rispettando comunque tutte le posizioni, cercare insieme di far funzionare al meglio un sistema di allerta, al fine di ridurre il rischio di morte per le persone tossicodipendenti, può trovarci tutti d’accordo pur nelle differenze e senza dover rinunciare alle proprie convinzioni. Come tutti i sistemi di emergenza sanitaria, nel momento del bisogno ci aspettiamo che funzionino sempre al meglio indipendentemente dall’orientamento politico del Governo in quel momento, e tutti dobbiamo concorrere al loro miglioramento e al loro supporto.

9. Quanto al fatto che la nostra allerta non abbia evitato altre morti, lascio ai lettori l’evidenza del grafico già pubblicato. Ognuno si formi la propria opinione in merito. A questo Dipartimento interessa comunque solo che le morti siano diminuite. Grazie a tutti coloro che vi hanno contribuito.
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