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Diritti digitali. Legge comunitaria 2011: ancora censura
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Articolo di Deborah Bianchi
25 gennaio 2012 12:17
 
Basta con questo diritto alla libertà di espressione che la fa sempre fare franca ai cyberdeliquenti. Io sono un onesto imprenditore che offre le proprie merci on line perché devo essere esposto al rischio contraffazione e a tutte le perdite di tempo della procedura di fronte al giudice se subisco un torto? Bisogna semplificare: si fa una bella segnalazione al provider che ospita il prodotto contraffatto sul proprio sito e questo è automaticamente obbligato a rimuovere il contenuto asserito illecito.

Questo più o meno dev’essere il ragionamento che sta dietro all’emendamento presentato dal leghista Giovanni Fava all’articolo 18 delle legge comunitaria 2011 subito ribattezzata legge-bavaglio del web.
L'emendamento prevede la responsabilità degli operatori di rete per le eventuali condotte illecite degli utenti. In pratica, si consente a qualsiasi soggetto interessato di chiedere a un provider la rimozione di un contenuto considerato illecito. Nata come proposta anticontraffazione in tema di commercio elettronico, la norma rischia –secondo uno schieramento bipartisan che ne chiede la cancellazione– di diventare un mezzo di censura. I promotori dell'emendamento abrogativo (da Fli a Udc, da Idv a Pd) sostengono che sarebbero a rischio tutti i siti (anche quelli giornalistici) e anche i social network.

Il principio che domina la scena giuridica europea della realtà dei servizi on line è quello della non responsabilità degli intermediari, ovvero dei provider per i contenuti immessi in Rete.

Ora se è vero che questo principio non può essere applicato tout court come un dogma inespugnabile (pensiamo allo strapotere di certe net companies che si trincerano dietro a questo principio per affermare il loro monopolio di fatto) è anche vero che la tutela della proprietà industriale o della proprietà intellettuale non può sbarazzarsi di libertà intangibili facendole passare per inutili intralci alle regole di mercato.

Aspettiamo dunque martedì 31 gennaio prossimo (data in cui si discuterà nuovamente l’emendamento alla Comunitaria) per vedere come andrà l’eterna lotta tra Proprietaristi e Libertari.
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