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Donne in famiglia. Quel che resta del passato
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Articolo di Claudia Moretti
14 luglio 2010 9:51
 
  Racconto un colloquio che ho avuto con una cliente che si e' recata nel mio studio legale per un caso di separazione personale. Non tanto perche' la sua vicenda abbia tratti particolari, ma al contrario, perche', nella sua banale semplicita', la storia e' agghiacciante. Almeno al giorno d'oggi, almeno per me che ho da poco passato i trent'anni, che ho un lavoro, una casa, una vita.
La Sig.ra A e il sig. B sono sposati da circa venticinque anni. Si sono conosciuti quando lei aveva 22 anni e lui poco meno. Lei all'epoca lavorava come commessa in un negozio, dopo aver frequentato, senza pero' terminarlo, il liceo artistico. Dopo pochi anni di fidanzamento, lei lascia il lavoro. “Per la gelosia di lui”, dice. Si sposano, in regime di separazione dei beni, e vanno a vivere nella casa di proprieta' dei genitori di lui. Nascono C e D, due gemelli maschi. Il marito lavora aprendo una ditta individuale a proprio nome, la moglie sta a casa dietro ai ragazzi che nel frattempo crescono, studiano, diventano ventenni d'oggi. Ogni tanto trova occupazioni occasionali come badante, a nero.
Qualche anno fa il marito comincia ad avere storie adulterine con altre donne, lei ritiene di non poter far nulla, sopporta. Non ha nulla di suo: non una professione, non un mestiere, non un'inclinazione, un progetto, nessuna cosa intestata a suo nome, nessun conto corrente, un bancomat, nulla di nulla. Non ha denaro contante proprio. Racconta che quando va a fare la spesa, attende, a volte mezz'ore intere, che il marito arrivi e con la carta di credito paghi la spesa. I figli sono “adulti” e piu' o meno si mantengono da soli, non avranno bisogno di essere “affidati”, “mantenuti”, “educati”.
Alla mia richiesta su quanto guadagna il marito risponde: dichiara al fisco poco, ma non so quanto guadagni in realta', ha un buon tenore di vita e mi da' pochi euro alla volta per i miei bisogni. Io personalmente non mi compro un vestito da anni.
“Pero' mi voglio separare. Non ne posso piu'. La relazione e' finita, la convivenza impossibile, lui mi tradisce e non mi ama piu'. Lui e' d'accordo anche a separarsi, purche' paghi tutto (!) io e me ne vada io...”
Tutto questo racconto e' accaduto alla presenza del figlio ventiduenne che, mentre io e la madre parlavamo, visibilmente annoiato, spippolava il proprio videogioco senza interruzione. Alla mia richiesta se non fosse il caso di parlare privatamente senza il figlio, la signora dolcemente rispondeva: “no non si preoccupi, lo vede com'e', lui non gliene frega nulla, non ascolta, non dice nulla”.
Dopo averla consigliata in merito agli aspetti preparatori della separazione, e avvertita delle difficolta' del suo caso, la sig.ra A mi guarda con aria contrita e mi dice: “ma la cosa peggiore lo sa qual'e'? E' l'altro mio figlio (ventidue anni)... sa, non l'ha presa bene la separazione. Non si da' pace che mi voglia separare dal padre! Che devo fare?”
“Deve cominciare a pensare a se stessa”. Rispondo io.
Quante donne ancora si trovano in situazioni del genere?
Quanti ragazzi ancora crescono in un ambiente familiare simile?
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