testata ADUC
La famiglia, la famiglia, ma l'individuo?
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Vincenzo Donvito
7 febbraio 2016 19:14
 
 Family day. Famiglia aperta. E quella chiusa. E quella allargata. Famiglia eterosessuale. E quella omosessuale. Famiglia lesbica. Famiglia gay. Famiglia nucleo fondante la societa'. In famiglia si perdona tutto. Famiglia al centro del mondo. “Ma é uno di famiglia”. “E' un mio famigliare”. “Costruirsi una famiglia”. La vera famiglia.
Si potrebbe continuare a iosa con l'elenco di come la famiglia, nucleo di persone legate da un vincolo di sangue e/o affetto, é nella nostra cultura, nel nostro quotidiano, nella nostra economia, nella nostra socialita', nel business quanto negli incontri conviviali delle feste piu' o meno comandate. I rampolli di famiglia, i cugini, i fratelli e le sorelle, gli zii, i cognati e le cognate i generi, i nipoti, i figli e le figlie. Linguaggio e vita quotidiana. Sconti per le tasse per l'iscrizione a scuola o alla mensa del secondo e terzo e cosi' via figlio. Le finanziarie (quelle che il nuovo linguaggio furbetto chiama stabilita'), prevedono sempre capitoli e capitoli con sconti, agevolazioni, incentivi per la famiglia A e per quella B, talvolta un po' razzisti perche' se vieni da un posto in cui si muore di fame e di violenza religiosa e non solo, al massimo si prevede che tu possa essere membro della famiglia C. E poi in treno, in autobus, nelle navi, in aereo, nei musei: sconti per famiglia con e senza prole.
Insomma. La famiglia!
Che e' una sommatoria di individui che, per interesse o per affetto o per religiosita' o “perche' cosi' fan tutti”, decidono di mettersi insieme, spesso per riprodursi e tramandare la genia (con sorprese molte volte deludenti o inaspettate rispetto ai punti di partenza). Poi c'e anche chi, -storia millenaria- pur mantenendo la famiglia l'ha voluta rendere piu' sociale, inserendola in un cosiddetto Stato sociale che le varie ideologie hanno appellato come cristiane (con le sue innumerevoli sfaccettature piu' o meno settarie), socialiste, musulmane, ebree, induiste, animiste, buddiste, giainiste, scintoiste, financo laiche. Tutte famiglie inventate nei secoli e a questi ultimi resistenti, e che oggi, ognuno nel suo ambito, viene appellata come famiglia moderna.
Famiglia = sicurezza! Pur se ogni famiglia e' fatta di individui, questi ultimi, quando sono in famiglia, grossomodo si annullano. Uno di questi individui puo' aver commesso anche il piu' efferato delitto, ma se trova un famigliare, quasi sempre lo giustifica, lo comprende, lo difende e lo aiuta a farsi meno male. E' l'amore della famiglia!
Eppure, in ogni ordinamento ci sono piu leggi e norme per gli individui che non per la famiglia. Ordinamento religioso o civico che sia. Ma poi, nolenti o volenti, si finisce li': nella famiglia e nella sua centralita', a fronte della quale, nella testa di ognuno, non c'e' legge che tenga; anche la piu' giusta e lodevole e meritevole si infrange di fronte alla famiglia. La maggior parte delle violenze sessuali pare che avvenga all'interno dei nuclei famigliari, ma poi tutto si smorza e si continua a cercare il maniaco per strada o tra i diversi delle diverse societa' e culture. E vuoi mettere le famiglie che si scannano fra di loro, fino alle aule di tribunale, per una eredita' o per mantenere quelli piu' demuniti e/o bisognosi all'interno del proprio nucleo. Si', certo, poi ci sono quelli che tradiscono la famiglia, magari ne vengono anche buttati fuori, vengono misconosciuti, ma sono casi piu' da film che da realta'.
Dicevamo che, socialmente, economicamente e civicamente, sono piu' gli individui che le famiglie. Arrivando al parossismo linguistico che, anche se sei un individuo che vivi da solo, all'anagrafe ti chiamano comunque famiglia, e sui tuoi certificati amministrativi ce' sempre scritto che sei una famiglia, individuale. Ma pur sempre famiglia. Ma se tu individuo non hai, per esempio, la possibilita' di avere una casa, pur avendo un reddito da fame che non la piu' disgraziata delle famiglie, garantito che sarai l'ultimo della lista. Forse, se ti manca una gamba, un braccio, sei un po' tonto e non sei ancora finito in un manicomio criminale, allora qualche passetto in avanti lo potrai fare: un raro caso di individuo che potrebbe avere un qualche vantaggio in piu' rispetto alla famiglia.
Poi si muore. Si finisce per alcuni, si passa a miglior vita per altri, ci si trasforma in qualcos'altro o qualcun altro per altri ancora. E li', c'e' poco da disquisire, famiglia o non famiglia, sei solo. Magari in diversi ti piangono addosso, ma tu non ne sei consapevole, quindi non piangono te individuo che non ci sei piu' o sei andato da qualche altra parte piu' o meno misteriosa e/o presunta, ma piangono se stessi, che', preso atto di come funziona il meccanismo biologico, non si vogliono adeguare e prender atto che e' cosi' anche per loro; e' come se si fossero fatti un taglio rompendo un bicchiere mentre lo pulivano in un lavabo, eccoli che piangono o si stringono i denti e gli occhi per non farlo.
E allora? Una prima riflessione, una sorta di elenco dei pensieri, dei gesti, dei movimenti, dei respiri, dei piaceri e dei dolori della nostra quotidianita'. Quella per la quale e con la quale abbiamo a che fare tutti i giorni. Per stimolare il filosofo che e' in noi. L'osservatore sociologico e antropologico. Motivo? Capire per avere un senso piu' senso di quanto pensiamo e di quanto facciamo. Oggi e domani. Facendo tesoro del ieri. Con quelli e per quelli che frequentiamo, che incontriamo e che abbiamo intorno. Anche quel nostro vicino antipaticissimo e coi ragazzini che in condominio fanno un casino insopportabile quando giocano. Quelli che a stento salutiamo o non lo facciamo per niente. Quelli coi volti e i pensieri anonimi e sconosciuti che incontriamo ovunque, incluso il barbone puzzolente. Tutti individui. Famiglie o non famiglie. Comunque individui. Senza i quali noi stessi non avremmo senso e vita.
Una prima riflessione (per non pochi -probabilmente- anche una seconda e terza) per cercare di capire se questi presupposti ci allungano la vita. Certo, se poi qualcuno non se la vuole allungare (per vari motivi, sempre individuali)…. la riflessione non cambia molto.
Domanda: e se tutto fosse basato sull'individuo che liberamente si associa con altri (se ne ha voglia e gli piace), e non viceversa com'e' oggi? Qualcuno vorrebbe per questo meno bene ad un figlio o ad una figlia o al prossimo conosciuto e sconosciuto, incluso quello degli incontri conviviali delle feste piu' o meno comandate? E se questo ci rendesse piu' felici e con meno problemi di vita individuale e collettiva? 
Pubblicato in:
ARTICOLI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori