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Gruppo di lavoro svizzero-rumeno contro la tratta di esseri umani
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Articolo di Redazione
16 maggio 2012 18:51
 
Proteggere, Impedire, Perseguire, Procedere bilateralmente: questi i pilastri su cui dovrà poggiare il nuovo impegno contro la tratta di persone. Il piano verrà sperimentato da Romania e Svizzera in stretta collaborazione.

La Svizzera combatte la tratta di esseri umani con vari approcci dei servizi federali che, nel caso migliore, uniscono il loro sapere, superano le divergenze e agiscono di comune accordo. Contro il fenomeno ci sono da tempo tavole rotonde e commissioni interdisciplinari, sia a livello federale sia in alcuni Cantoni; la novità è una più intensa collaborazione transfrontaliera, avviata di recente dal dicastero di polizia. Uno dei progetti lo sta seguendo la Ministra di Giustizia e Polizia, Simonetta Sommaruga, e concerne appunto la Romania, sia perché dal 2007 esiste un'intensa e proficua cooperazione con quel Paese, e sia perché la Svizzera è sempre di più luogo di transito per la tratta rumena di esseri umani. "Svizzera e Romania hanno un problema comune, che possono risolvere solo insieme", rileva la Consigliera Sommaruga.
Per togliere gli strumenti ai trafficanti e individuare le vittime e assisterle, anche nell'importante funzione di testimoni in procedimenti penali, la Ministra ha istituito un gruppo di lavoro bilaterale. La nuova intesa è stata decisa alla fine del 2011 a Bucarest in un incontro ministeriale, e già a metà febbraio si è riunito un gruppo di trenta esperti, anche questa volta nella capitale rumena. La delegazione elvetica è guidata da Boris Mesaric, responsabile dell'Ufficio di coordinamento contro il traffico e il contrabbando di esseri umani (KSMM), aggregato alla Polizia federale.
Del gruppo fanno parte esponenti della Polizia e del Ministero della Migrazione, rappresentanti dei Cantoni e delle Città e degli Uffici federali esterni. Invece la delegazione rumena si compone soltanto di esponenti governativi e per ora è escluso il coinvolgimento delle Ong, sebbene la ministra abbia visitato a Bucarest Adpare, l'associazione privata contro la tratta di esseri umani, conosciuta e ben connessa a livello internazionale, dalla quale si è fatta spiegare in modo approfondito la situazione delle vittime e come vengono perseguiti e puniti gli autori.
Ciò che balza all'occhio è che in Romania il numero di procedimenti a carico di chi commercia con le persone è molto superiore. Nel 2010 ci sono stati 415 processi, la metà dei quali si sono conclusi con una sentenza di colpevolezza; di solito la condanna è di molti anni di carcere. Invece, in Svizzera, nel 2010 ci sono stati solo 52 procedimenti, e nel 2011 appena 45. Negli ultimi dieci anni il numero oscillava da 2 a 12 l'anno; nel 2010 sono state emesse 4 condanne per tratta di persone;  un po' più frequenti le condanne per istigazione alla prostituzione.
"Queste differenze sono state discusse nel primo incontro del gruppo di lavoro bilaterale a Bucarest", dice Boris Mesaric. In Svizzera sono poche le persone identificate come vittime del  traffico di esseri umani, e ciò dipende, anche, dal sistema federalista, ossia dalla diversa capacità e professionalità dei Cantoni nel contrastare il crimine. Invece, in uno Stato centralizzato come quello rumeno il compito è organizzato in modo rigido, dunque meno dispersivo; oltre alle forze di polizia, l'autorità statale dispone di una struttura di coordinamento, che lavora con le vittime identificate e gestisce quindici centri d'accoglienza sul territorio.
In Romania la tratta di persone avviene anche dentro i confini nazionali. Il commercio e lo sfruttamento sono finalizzati alla prostituzione (che è proibita severamente, ma esiste ed è ben visibile), alla costrizione al lavoro, alla mendicità e al furto. Secondo gli esperti rumeni, sono soprattutto i figli dei rom e gli anziani a essere costretti a chiedere l'elemosina.
Mesaric s'aspetta che il gruppo di lavoro agevoli un'azione più efficace, basata sulla migliore conoscenza e maggior fiducia tra i membri. "Nell'attività di polizia i rapporti personali sono importanti", dice. Ideale sarebbe riuscire ad armonizzare le operazioni, ed è auspicabile che le vittime possano essere interrogate come testimoni, entro le norme processuali, anche dopo il loro ritorno in Romania. Infatti, per poter contare sulla loro collaborazione è necessario che si sentano al sicuro nel loro Paese e vedano una possibilità di reintegrazione. La delegazione svizzera si è fatta garantire che le vittime costrette a prostituirsi all'estero, non siano punibili una volta rientrate in Romania. La polizia federale stima che oggi in Svizzera ci sia un migliaio di prostitute rumene, di cui il 20% sotto costrizione.

I quattro pilastri
"I nostri sforzi poggiano su quattro pilastri: protezione, prevenzione, perseguimento, collaborazione tra tutti i soggetti, e dunque anche oltre i confini nazionali", spiega Mesaric. Per la ministra della Giustizia l'intesa con la Romania sarà un primo test; se dovesse funzionare, verranno presi in considerazione altri Stati -primi fra tutti Bulgaria e Ungheria.

(articolo di Brigitte Huerlimann per Neue Zuercher Zeitung del 14-05-2012. Traduzione di Rosa a Marca)
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