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Liberta' espressione. Dissequestro del pc del giornalista se viene compromessa la regolare attivita'. Cassazione
Articolo di Deborah Bianchi
13 marzo 2012 10:16
 
 Il pc del giornalista professionista dev’essere dissequestrato se a indagini concluse la misura cautelare si dimostri sproporzionata ed eccessiva diventando un ostacolo alla regolare prosecuzione dell’attività.
E’ questo il principio espresso dalla Cassazione nella pronunzia del 12 marzo 2012 n. 9429 che ha accolto il ricorso di un cronista sottoposto a procedimento penale che, alla chiusura delle indagini, aveva chiesto la restituzione del suo pc.

Il GIP nonostante l’istruttoria fosse stata chiusa continuava a mantenere la misura cautelare sul computer portatile sequestrato. La difesa del giornalista ha impugnato il provvedimento di prime cure di fronte alla Cassazione sostenendo tra gli altri argomenti l’irragionevolezza e la mancanza di coerenza nel dictat del GIP: da una parte infatti si sosteneva che l’indagine era chiusa e dall’altra nonostante ciò si manteneva il sequestro della macchina.

Ad avviso del Supremo Collegio “è intrinsecamente contraddittoria la motivazione che, per un verso, dà atto che i portatili in sequestro sono stati già esaminati dal consulente del PM, al fine evidentemente di accertare se per mezzo degli stessi fossero state diffuse le notizie desunte dagli atti giudiziari sottratti presso l'ufficio giudiziario di Trani, nei termini contestati all'odierno ricorrente, e per altro verso, ribadisce l'esigenza del mantenimento della misura reale su tutti i computer sequestrati”.

Conseguenza: il Supremo Collegio annulla l’ordinanza impugnata senza rinvio e dunque determina la cessazione della misura cautelare.
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