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Macchine scambiasiringhe? A Teheran si', a Milano no
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Articolo di Virginia Fiume e Nathalie Pisano
17 luglio 2008 15:43
 
Maggio 2007: Letizia Moratti, sindaco di Milano nonché “portavoce” di San Patrignano, scende in campo contro la droga. Comunica ai giornalisti la sua teoria secondo la quale i tossicodipendenti devono essere totalmente recuperati, annuncia che il Comune non rinnoverà più le convenzioni con le associazioni che si occupano di riduzione del danno e conferma che farà chiudere tutte le macchine scambiasiringhe in giro per la città. Detto, fatto.
Settembre 2007: in concomitanza con il Convegno dell'Ecad (che Letizia decide saggiamente di organizzare a Milano per festeggiare l'adesione del Comune alla Rete delle città europee più proibizioniste in fatto di droghe), le macchine scambiasiringhe non sono più rifornite, le Associazioni che ne gestiscono il funzionamento restano senza fondi e gran parte dell'accurato lavoro che negli ultimi tredici anni è stato fatto in materia di riduzione del danno viene seriamente compromesso.
Poco importa che la riduzione del danno sia uno dei quattro pilastri su cui si basa la politica europea in materia di droghe, recepita dall’Accordo tra il Governo, le regioni (Lombardia compresa!) e le province autonome nel documento “Piano italiano d’azione sulle droghe” (vedi Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2008). Poco importa che la riduzione del danno sia stata recepita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) fissati dal Ministero della Salute.
A Milano le macchine scambiasiringhe, dopo 12 anni di onorato servizio, sono inutilizzate.

Eppure era stato proprio il Comune di Milano a volerle. E' il 1990 quando il Consiglio Comunale mette per la prima volta all’ordine del giorno la questione dell’installazione, in via sperimentale, di 12 macchine scambiasiringhe. La sperimentazione prende il via effettivo nel 1995 (giunta leghista!), con l’installazione delle prime 2 macchine, che nel giro di tre anni diventano sei, dislocate nelle zone più “calde”di Milano: Piazza Firenze, Via Tintoretto, Via Serra, Piazzale Lotto, Via Messina e Via Amoretti.
La loro gestione viene poi affidata ad una serie di cooperative e associazioni (tra cui la Lila) che, di concerto con l’Ufficio Tossicodipendenze del Comune di Milano, hanno il compito, oltre che di rifornire le macchine, di entrare in contatto da un lato con la cittadinanza, per informarla adeguatamente sul servizio, e dall'altro con gli operatori dei SerT e i farmacisti, per trovare, tra chi lavora quotidianamente con i tossicodipendenti, forme di collaborazione.
Nel giro di 10 anni, le macchine scambiasiringhe diventano 18; erogano in media 70.000 siringhe all’anno, di cui una percentuale tra il 65 e il 70% derivante dallo scambio siringa usata – siringa pulita; 470.000 siringhe erogate in 12 anni. Questo piccolo progetto di riduzione del danno diventa uno dei migliori d'Europa, inserito in un sistema di servizi a bassa soglia che, nonostante l'incertezza cronica dei finanziamenti, funziona bene (259.518 contatti di tossicodipendenti con gli operatori, 1.483.438 siringhe sterili distribuite in tutta la Lombardia tra il 2004 e il 2006, di cui più di un milione restituite).
Ma al Sindaco Moratti tutto questo non interessa. Non le interessa che la Lombardia sia la regione italiana con il più alto numero di persone che hanno contratto il virus dell’HIV dall’inizio della pandemia (su più di 57.000 casi in tutta Italia, il 29,85 % sono in Lombardia e di questi, secondo i dati forniti dalla Lila nel 2005, il 40 % si è ammalato a causa di problemi legati alle dipendenze). Non le interessano le lettere dei comitati dei quartieri che denunciano situazioni a rischio per le siringhe abbandonate. Non le interessa neppure che sui giornali torni l'allarme siringhe nei parchi con mamme e bambini a rischio infezione. A Milano non si deve parlare (né tantomeno praticare) di riduzione del danno.

C’è chi dice NO: noi radicali riteniamo il “Moratti pensiero” insensato e irresponsabile e da mesi raccogliamo firme su una petizione popolare rivolta al Consiglio Comunale per chiedere il ripristino delle macchine scambiasiringhe e serie politiche di riduzione del danno. Servono almeno mille firme per chiedere alla Moratti di non buttare al vento il lavoro di questi anni. Mille firme di buon senso, per salvaguardare la dignità e la salute dei consumatori, per ridurre il danno per tutti i cittadini. Mille firme per ricordare a tutti, anche a chi fa lo struzzo, che l’Aids non è scomparso.
Mentre a Teheran vengono attivate le macchine scambiasiringhe, mentre la polizia e i tribunali di Vancouver chiedono all’amministrazione comunale di non chiudere la narcosala locale, la città che si appresta ad organizzare l’EXPO del 2015 mette sotto il tappeto i problemi, le persone che, per la Moratti e per tutti i proibizionisti come lei, non “hanno problemi” ma “sono un problema”.

Contro tutto questo, anche una firma, la tua firma, è importante. Quest’estate cercheremo di essere presenti con il nostro banchetto alle varie feste della sinistra; qualcuno vorrà essere nostro compagno di strada e di lotta?

Nathalie Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani) e Virginia Fiume (associazione Enzo Tortora- Radicali Milano). Contatti: radicalimilano@gmail.com - www.radicalimilano.it

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