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Articolo di Salvador Camarena
25 settembre 2009 7:45
In Messico corrompere un poliziotto costa almeno 400 euro al mese. Il narcotraffico distribuiva infatti ai comandi di polizia "bustarelle" oscillanti tra i 400 e i 1000 euro mensili. I dettagli dei pagamenti sono emersi in un'operazione condotta dall'Esercito messicano a Monterrey (700 chilometri a nord della capitale), in cui e' stato confiscato l'equivalente di 3,6 milioni di euro, parte in dollari e parte in pesos. I militari hanno messo le mani anche sulle buste in cui veniva distribuito il denaro ai poliziotti. La quantità di soldi sequestrati non è la più consistente degli ultimi mesi. Nel 2008 sono stati confiscati 26 milioni di dollari in contanti al narcotrafficante Ismael El Mayo Zambada, uno dei capi del cartello di Sinaloa. La cosa sorprendente è invece il libro paga dei narcos emerso in quest'operazione. Le buste erano etichettate con i nomi dei funzionari che ricevevano il denaro dei narcotrafficanti. Durante l'azione, le autorità hanno arrestato Carlos Mario Martinez Hanss, Gabriel Arturo Lopez Puga, Jorge Luis Lopez Priego e Oscar Leon Pérez. Gli arrestati custodivano il denaro che si presume appartenesse alla banda di Los Zetas, il braccio armato del cartello del Golfo. Il denaro sequestrato è tanto per essere destinato a un solo libro paga di corruzione, hanno segnalato a El Pais gli esperti consultati, che hanno chiesto l'anonimato. "E' cosa di ieri corrompere i capi della polizia con paghe mensili di 70.000 pesos messicani (3.500 euro)", ha spiegato uno di loro. Oggi ai poliziotti viene data una paga periodica o anche "per evento". Il meccanismo funziona così: un membro della polizia s'incarica di reclutare, istruire e pagare gli altri; all'inzio li pagano di più, ma col passare del tempo e l'aumento degli "incarichi" ricevono meno denaro; essendo "già dentro" il circuito della corruzione, non possono rifiutarsi di eseguire gli ordini dei narcotrafficanti. Tra gli "obblighi", i poliziotti corrotti hanno quello di fare da apripista, ossia agevolare il transito dei carichi di stupefacenti e spianare il cammino per far sì che nessuno s'intrometta quando i criminali vanno a sequestrare o a uccidere una persona. Da quando si è insediata la presidenza di Felipe Calderon nel dicembre 2006, le detenzioni di interi comparti di polizia sono divenuti routine. Nel giugno scorso l'Esercito ha fermato 98 poliziotti a Pachuca (100 chilometri a nordest di Città del Messico); il 14 di questo mese ne ha fermati altri 23; in ambedue i casi si è trattato di poliziotti municipali e statali. L'accusa? Essere al soldo di Los Zetas. Uno dei fermati era il numero due del comando della polizia statale. Qui nessuno si meraviglia della confessione resa venerdì scorso da uno dei massimi esponenti del Governo per la sicurezza, Jorge Tello Peon, già coordinatore nazionale d'intelligence e oggi segretario del Sistema Nazionale della Sicurezza Pubblica. Riguardo all'obiettivo che il Governo s'è dato di valutare il comportamento dei 400.000 poliziotti del Paese in quattro anni, Tello ha riconosciuto che le autorità non hanno "le risorse per farlo. Non c'e chi lo possa misurare. Non c'è la capacità fisica per fare questa valutazione". La traccia della corruzione è difficile da seguire nel labirinto poliziesco del Messico, dove esistono oltre 1.600 corpi di polizia suddivisi tra municipali, statali e federali, pronti a essere abbordati dai criminali con l'offerta d'argento o di piombo.
(traduzione di Rosa a Marca)
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