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La morte delle api, un problema ormai globale
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Articolo di Redazione
14 marzo 2011 19:47
 
La loro fame nutre il mondo. Mentre volano di fiore in fiore per cibarsi di nettare, le api rilasciano il polline e questa loro funzione di impollinatrici garantisce la sopravvivenza delle piante sia selvatiche sia coltivate, che sono la base nutritiva per l'uomo. Ma da anni le popolazioni di api diminuiscono, soprattutto in Europa e nel Nord America.
L'ultimo rapporto sull'ambiente delle Nazioni Unite (Unep) indica che il problema sta diventando mondiale. Casi di moria di api si registrano in Giappone, Cina, Egitto. Dunque, il fenomeno riguarda due nuovi continenti, Asia e Africa.
Juergen Tautz dell'Università di Wuerzburg sostiene che la morte delle api è sottovalutata; è in atto qualcosa che ancora non comprendiamo. Le cause della loro morte sono molte, ma tutte insieme portano a un quadro desolante: se non si cambia il modo di gestire la Terra -in senso sostenibile-, la situazione può diventare drammatica. Parola di Global Bee Colony Disorders and other Threats to Insect Pollinators. Delle 100 piante commestibili esistenti, oltre 70 sono impollinate dalle api. Queste specie assicurano il 90% della produzione di cibo globale. Se l'umanità si era illusa che nel 21esimo secolo il progresso tecnologico avrebbe sostituito la natura, questa vicenda mostra il contrario: noi siamo "più, non meno" dipendenti dalle prestazioni della natura.
Tornando alle cause della moria delle api, le quattro più importanti sono:
- i parassiti si diffondo in fretta; il commercio internazionale favorisce lo spostamento in tutto il globo di nuove specie di acari, virus, funghi velenosi, che causano la morte delle api e di altri insetti impollinatori;
- molte specie di api non trovano più tutte le piante necessarie a nutrire le larve; il rapporto indica che nei prossimi decenni spariranno 20.000 specie vegetali, con conseguente indebolimento del sistema immunitario dei nuovi nati;
- l'inquinamento dell'aria compromette la capacità della api di percepire il nutrimento migliore; se nel 19.mo secolo l'odore di una pianta era percepibile a 800 metri di distanza, oggi il raggio si riduce per lo più a  200 metri;
- il cambiamento climatico peggiora la situazione giacché modifica i tempi della fioritura e la distribuzione delle precipitazioni.
"Di sicuro un ruolo lo hanno anche fattori ancora ignoti", spiega il ricercatore Tautz. E dunque le strategie per salvaguardare le api devono essere complesse. Gli autori del rapporto propongono un premio per i contadini che coltivano nel rispetto delle api, per esempio piantando certe piante ai bordi dei campi oppure limitando gli insetticidi e altre sostanze chimiche. Soprattutto, i ricercatori devono approfondire le cause della moria. Alla peggio, Tautz propone di creare un territorio protetto, dove le api possano vivere liberamente e sviluppare le contromisure necessarie alla sopravvivenza. Dove allestire questa zona protetta? Tautz non lo sa, ma dovrebbe essere un'area ancora abbastanza integra e molto ampia, della dimensione di un Land  tedesco medio.

(estratto da un articolo redazione di Der Spiegel del 10/03/2011. Traduzione di Rosa a Marca)
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