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I narco-mafiosi colombiani imperversano in America Latina
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Articolo di Redazione
3 giugno 2012 20:19
 
 Sono alcune settimane che il narcoparamilitare Diego Murillo Bejarano, detto “Don Berna”, ha preso una decisione trascendentale. Segnalare in quale Paese inviava i vari membri del suo entourage famigliare, per individuarli e quindi sottometterli alle conseguenze delle dichiarazioni che sta rilasciando da un carcere degli Usa.
Le autorita' sono rimaste sorprese quando Berna ha detto che l'Argentina era il Paese preferito, precisando che è infestato dalla mafia colombiana. Quindi sicari e famigliari del capo Daniel el “Loco” Barrera, capo della “oficina de Envigado” -che aveva come capo proprio Berna- sono stati catturati o assassinati li' negli ultimi mesi. Ed e' evidente che questo Paese e' il trampolino per muoversi in Paraguay, Uruguay, Bolivia e Cile.
La minaccia per la sicurezza regionale e' arrivata ad un tale livello che la ministra della Sicurezza dell'Argentina, Nilda Garre, ha lanciato da un mese, in occasione di un incontro dell'Unasur a Cartaghena, un SOS alla Colombia.
33 sono i capi catturati negli ultimi mesi, sono state fatte 78 irruzioni in proprieta' private e individuate 43 imprese per il riciclaggio di proventi illeciti.
Un messaggio simile e' stato inviato da Evo Morales, che ha ammesso come il narcotraffico sia diventato piu' forte delle autorita' della Bolivia. La guerra tra le bande dei “Urabenos” e gli uomini del capo Danile el “Loco” Barrera si sono trasferiti li'. Hanno laboratori, piantagioni di coca e piste per aerei. Una di queste e' stata fatta saltare 72 ore fa a San German, citta' vicina a Santa Cruz de la Sierra. La situazione e' tale che venerdi' scorso e' stato proposto di fare un censimento di quanti sono i colombiani nel Paese per sapere quanti sono i delinquenti.
In Uruguay e' in gestazione una legge per -cosi' come accade in Colombia e Mexico- evitare che si continui a perdere la guerra e l'esercito possa partecipare alla lotta contro il narcotraffico.
“Non abbiamo da nascondere che stiamo aprendo sempre piu' filiali”, dice un ufficiale dell'intelligence. E aggiunge che stanno approfittando delle debolezze legali di Paraguay e Brasile nel lavaggio e importazione di vari prodotti, la bassa copertura radar nello spazio aereo di Venezuela e Argentina, il blando controllo delle coltivazioni in Bolivia e la flessibilità in materia di immigrazione in tutta l'America Latina.
Il quotidiano El Tiempo di Bogota' ha avuto accesso a informazione di intelligence che parlano di piu' di 200 proprieta' della mafia colombiana in questi Paesi, inclusi cavalli da polo, proprieta' immobiliari e aziende di produzione di carne e di macchine mietitrici, imprese di esportazione di pietre preziose e commercializzazione di embrioni bovini la cui facciata e' usata per esportare coca in Usa ed Europa.
Tutti sono collegati a potentati mafiosi come “Micky Ramirez” in Uruguay, el “Loco” Barrera in Paraguay, “Martin Llanos” in Bolivia e Venezuela, e “Leonida Vargas” in Cile. In Argentina vi confluiscono tutti. Nel caso di “Loco” Barrera e in quello di “Martin Llanos”, e' chiaro che stanno prendendo tutto cio' che gli rimane prima di finire nelle mani degli Usa.
Il direttore uscente della Polizia, generale Oscar Naranjo, che ha la pretesa di catturare il “Loco” ed estradare “Llanos” prima di agosto, segnala che sono gia' 32 i narcos colombiani catturati all'esterno del loro Paese, essenzialmente in America Latina.

Questo e' il panorama della mafia nel continente.

1 – Argentina, narcoparadiso
Questo Paese ha gia' fatto presente alla Colombia la propria preoccupazione per la fuga di narcos e la violenza che cio' sta provocando. Nel contempo stanno creando una sorta di “bolla finanziaria”. I capi colombiani posseggono un campo di polo -inclusi cavalli, legato ad un narcos locale pilota di elicottero- e un'azienda esportatrice di carne che viene usata come facciata. L'azienda di costruzioni San Judas, i coltivatori di soia Fara SA e Cattle de Argentina SA, hanno legami con il narcos Ignacio Alvarez Meyendorfle, catturato nel 2010 e legalmente residente in questo Paese fin dal 2006. La “Oficina de Envigado” ha fissato come sede la citta' di Rosario. E li' sarebbero conosciuti come “Mi Sangre”.

2 – Bolivia, la legge corrotta
Il “Loco” Barrera via ha trasferito la propria narco-amministrazione e vi ha radicato i famigliari del suo socio “Martin Llanos”. La polizia colombiana e' al corrente di aziende agricole dove si coltiva la coca di Alirio Zarate, “lavatore” del “Loco”. La rete e' penetrata tra i Sindaci, come nella citta' di Warnes, e tra gli ufficiali dell'esercito, come il generale René Sanabria, capo della lotta antidroga di Evo Morales. Gli si attribuisce la morte, un mese fa, di un avvocato dei narcos: Wiliam Espinosa. Si sa che vive in Santa Cruz de la Sierra, hanno piste per aerei in San German e si disputano le coltivazioni con Martin Varon e “Martin Balas”, legati al capo Victor Patino. Nel 2011 sono morti 122 colombiani e sono stati distrutti 35 laboratori.

3 – Cile, e' ripreso il riciclaggio
In aprile, la Procura delle repubblica cilena ha fatto conoscere i numeri che mettono in evidenza la crescita del narcotraffico. Nel 2011 sono state sequestrate due tonnellate di coca, 4.700 chili di pasta di coca e 10.500 chili di marijuana. Il lavaggio dei proventi e' al 38%. Uffici di cambio sono usati alla bisogna, tra questi Turismo Costa Brava, del clan Mazza, soci della mafia colombiana. Questo Governo dice che sei bande controllano il mercato a Santiago e che reclutano colombiani per far circolare la droga. Il Cile e' anche rifugio di narcos: la famiglia di Leonidas Vargas e' vissuta per anni in una casa da milioni di dollari senza mai essere stata individuata.

4 – In Uruguay, pastori religiosi e giocatori di poker
I pionieri della penetrazione narcos in questo Paese sono stati Rodrigo Tamayo, legato al cartello di Medellin, e Francis Ramirez, figlio di “Micky” Ramirez, socio di Pablo Escobar. Fino ad un mese fa Ramirez aveva il visto come residente, gestiva l'azienda Embriontech SA ed aveva tre aziende agricole. Secondo la polizia gestiva una rete che inviava coca in Lettonia e Germania e si nasconde in quest'ultimo Paese. Si stanno facendo indagini se abbia relazioni con Juan Diego Montoya, capo locale che viveva a Punta del Este dal 2000. Fu catturato nel 2010 mentre partecipava ad un torneo di poker. Oggi, la Dirección de Inteligencia de Uruguay sta facendo indagini per appurare se l'aumento del tasso di omicidi sia relazionato con la presenza di colombiani e brasiliani. Tra gennaio e marzo ci sono stati 88 morti, 36 in piu' rispetto al 2011. Il 42% delle vittime aveva precedenti penali. Inoltre si stanno facendo indagini se Tamayo si spacciasse come pastore religioso per eludere le autorita'.

5 – Venezuela, crescono omicidi e sequestri
Il governo di Hugo Chavez non riesce a nascondere che buona parte della mafia colombiana e' nel suo Paese. Li' sono stati assassinati e catturati almeno dieci capi del calibro di Wilber Valera, alias il “Valenciano”. Nello stesso tempo vi ha messo la sua base il fratello di “Martin Llanos”. Da cio' si da' per scontato che Daniel el “Loco” Barrera ne approfitti della porosa frontiera comune di 2.291 chilometri e della complicita' con militari per il traffico di droga nei Caraibi e in Europa. La situazione e' tale che da quando e' stata espulsa la DEA americana, il Venezuela ha aumentato le estradizioni verso gli Usa. Il motivo: a questa narco-colonia si attribuisce l'incremento di crimini e sequestri. A gennaio ci sono stati 1.347 omicidi e 37 sequestri. In aprile e' stato assassinato da alcuni sicari il generale Wilmer Moreno, ex-capo dell'intelligence di questo Paese. E a maggio e' caduto Marco Vera, capo dei sicari dei “Rastrojos”.

6 – Ecuador, dati contrapposti alle dichiarazioni
Tre giorni fa la polizia ecuadoregna ha ammesso un aumento del narcotraffico. Nel 2011 sono state sequestrate 26 tonnellate di coca, mentre nel 2012 siamo gia' a quota 17,38 tonnellate. Gli Usa calcolano che attraverso questo Paese transitino 120 tonnellate all'anno, facilitati dagli scarsi controlli di frontiera e dalla corruzione. In questo Paese si rifugiano mandanti medi e bassi dei cartelli messicani, colombiani (incluse le Farc), russi e cinesi. A marzo e' stato catturato Juan Carlos Calle Serna, il minore del clan “Comba”, narcos di Valle. E vi aveva anche nascosto parte della sua fortuna Ramòn Quintero, estradato poi in Usa. In agosto scorso fu catturato il colombiano Andres Bermudez, preso dalla DEA, e due mesi prima Jhon Vasco. Il presidente Rafael Correa nega che la mafia stia strabordando, anche se l'evidenza e' altra.

7 – Paraguay, piu' carne e pietre preziose
Otto giorni fa e' stato catturato ad Asuncion Alirio Zarate Moreno, “Runcho”, conosciuto come socio di Daniel el “Loco” Barrera, capo colombiano la cui estradizione e' stata richiesta dagli Usa. Zarate si presenta come gestore di “Importaciones y Exportaciones Zafiro”, un'azienda che commercializza pietre preziose con sede nella Gran Via di Madrid, che gli ha consentito una rete di narco-corruzione che partiva dalla Bolivia e terminava in Europa. Con lui sono gia' quattro i narcos colombiani catturati in questo Paese. Oltre a Zarate, nella lista ci sono Ulises Penalosa Llinas, Carlos Eduardo Rodriguez e Walter Fernando Leon Duque. Penalosa Llinas, 57 anni, e' stato catturato una settimana fa con quasi mezza tonnellata di droga. Fino a quel giorno tutti credevano che fosse capo esecutivo di “ Conagra Meat & Poultry S.A”, azienda esportatrice di carne in Europa. Aveva facilitazioni per le esportazioni e sussidi dal Governo in merito.

8 – Brasile, Farc ed armi
La droga che si produce a Caqueta e Putumayo, si lavora nei laboratori in Brasile. La DEA fa sapere che in questo Paese avviene l'elaborazione chimica dei prodotti. Le Farc e il mafioso colombiano Orlando Rodriguez, l'”Indio”, sono i due che gestiscono il business. Il Brasile, che qualifica l'”Indio” come “delinquente di alta pericolosita'” fa sapere che e' a capo di una banda che usa questo Paese come piattaforma per esportare droga in Europa e Africa. Ha tentacoli in Cile, Paraguay e Bolivia. Questo Paese inoltre viene usato per il riciclaggio e come rifugio. Non e' un caso che vi sono stati catturati e poi estradati Nestor Caro e Juan Carlos Ramirez, “Chupeta”. Quest'ultimo pago' un milione di dollari per una barca, molto di piu' per tre case, cosi' come ad un chirurgo brasiliano perche' gli cambiasse il volto. Attraverso questo Paese, inoltre, passano le armi che poi le Farc comprano con la coca. Nelle favelas i colombiani sono i capi del narcotraffico.

9 – In Peru', un capo nell'alta societa'
Farid Nader arrivo' a Lima nel 2010, si muove nell'alta societa' come fosse uno di loro e posa in foto con il presidente Alan Garcia. Oggi e' coinvolto in una causa giudiziale in cui lo si accusa di essere il capo di un'organizzazione per l'invio di coca via mare in Europa e Asia, avvalendosi di subacquei che prelevavano la merce in alto mare. Di questa rete facevano parte tre colombiani oltre a Alejandro Colàn, poliziotto peruviano. Un altro narcos colombiano che campeggia in questo Paese e' Edilberto Garzon, “Danny”, a capo di un cartello associato con Sendero Luminoso. Alla fine del 2011 questa guerriglia ha attaccato una base militare per recuperare una tonnellata di coca confiscata a “Danny”. E a Lima ha fatto scalpore la cattura come doppiogiochista di “Guillo” Angel, famoso negli ani 90 per, in cambio di alcuni benefici, aver dato informazioni per la cattura di Pablo Escobar

Antinarcotici “lavoriamo congiuntamente”
Il comandante della polizia antinarcotici, generale Luis Alberto Perez, e' consapevole che l'espansione della mafia ha strabordato ed ha trasceso in America Latina, inclusa Europa, Nordamerica e Africa. Di recente e' stato un mese in Argentina per identificare “Mojarro” e dare indicazioni per il controllo del narcotraffico nei porti marittimi ed aerei. L'ufficiale ha confermato il numero sempre maggiore di imprese e di beni vincolati alla mafia in questi Paesi. Note dell'intelligence parlano di piu' di 200 di ogni tipo. “Questa e' una lotta in cui tutti ci stiamo impegnando e che sta contaminando tutti i Paesi in tutto il mondo. Stiamo lavorando molto coordinandoci coi vari Paesi non solo in maniera bilaterale. Per la Colombia e' chiaro che i narcos indigeni si concentrano in Paesi con scarsa esperienza nella lotta contro le droghe, per installarvisi e fare i l proprio business spacciandosi come impresari o investitori”.

(dal quotidiano El Tiempo di Bogota', del 03/06/2012)
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