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I poteri, le fazioni ed il 'tafazzismo' civico
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Articolo di Alessandro Gallucci
12 marzo 2012 13:21
 
E’ normale che i cittadini di un Paese democratico si confrontino, o meglio si affrontino, su temi quali Giustizia, Governo e Parlamento non pretendendo maggiore impegno dalle persone che incarnano quei poteri ma difendendoli come se si trattasse di avversari?

Potere esecutivo e legislativo
Gli italiani si dispongono in opposte fazioni tra chi detesta la casta (quasi tutti i cittadini) e chi, in numero risibile rispetto agli altri, ritiene che sono le persone che esercitano il potere esecutivo e legislativo ad averne distorto il senso; non piu’ un servizio ma solamente privilegi. Ed allora non manca chi spera, i piu’, in misure drastiche di punizione della corporazione dei governanti. Indennita’ bassissime, niente pensioni d’oro, meno tempo in quelle posizioni, meno parlamentari, ecc. Come se per risolvere i problemi del mal governo e della corruzione bastasse ridurre, eliminare o tagliare. Per evitare le mazzette non si facciano opere pubbliche. Cosi’ teorizzano i maggiorenti dell’anticasta. Lo si e’ detto per la Tav, per le Olimpiadi, ecc. Una logica che coerentemente applicata ad altri argomenti potrebbe portare ad altre, ben piu’ gravi, conclusioni. Cosi’, ad esempio, le elezioni stesse dovrebbero essere vietate, essendo il voto potenzialmente foriero di corruzione. Chi eccita le folle sperando di guadagnare facilmente un consenso fondato sulla necessita’ e sul disagio e’ un cattivo maestro. Davvero si puo’ pretendere un cambiamento radicale utilizzando per scopi diversi gli stessi strumenti utilizzati da chi, dolosamente, distorce la realta’ solamente per mantenere il potere per i propri fini? Non sarebbe forse piu’ logico agire per eliminare la corruzione e valutare se un’opera e’ utile o meno? Non sarebbe piu’ giusto che indennita’, benefit e simili fossero, in misura ragionevole, la normale retribuzione di chi si mette a servizio degli altri? E’ chiaro che un biglietto d’ingresso al cinema, allo stadio o il mutuo a tasso di favore sono privilegi odiosi ed inutili; ma lo e’ anche il biglietto del treno o dell’aereo esclusivamente usato per raggiungere i luoghi dove si esercita la propria funzione? E’ troppo complicato pretendere un esame attento di cosa e’ giusto e’ cosa non lo e’? Certo, nell’era del consumismo e della filosofia venduta tra i banconi del supermercato, e’ molto piu’ facile saziare la coscienza ingannandola con generalizzazioni d’ogni sorta. Palliativi di democrazia che non portano a nulla se non a nuove ingiustizie sotto diversa forma. Il “fascismo dell’antifascimo” risiede anche in questa perpetrazione.

Potere giudiziario
E’ normale che gli utenti del sistema giustizia debbano accapigliarsi sul colore delle toghe? Chi si rivolge ad un giudice si aspetta che lo stesso renda giustizia o deve saziare qualche altro istinto? Il processo pubblico, che in uno stato di diritto deve restare tale per necessita’, e’ spesso confuso con quello mediatico. Ci sono processi pubblici che vengono ignorati dalla maggior parte delle persone e processi mediatici ed in minima parte pubblici che determinano gli umori dell’opinione pubblica in materia di giustizia. Il processo Bassolino, a Napoli, e’ pubblico solo per chi puo’ stare in aula. Quasi mai sono consentite le riprese radio-televisive. Come se quattro panche per pochi intimi possano determinare la conoscibilita’ a tutti. Per il resto, quel processo e’ mediatico; ma siccome l’interesse che i media vi ripongono e’ molto basso, di fatto quel processo e’ come se fosse a porte chiuse. Il processo Dell’Utri e’ stato pubblico e mediatico. Piu’ mediatico. Alzi la mano chi, in 16 anni (sedici!!!) di processo ancora in corso, conosce tutti gli atti e s’e’ fatto un’idea chiara e precisa sulla situazione. Eppure tutti dicono la loro. In due direzioni: sentenza scandalosa o vittoria della giustizia. Il dilemma e’ questo, come questo stesso e’ stato il dilemma di altri processi che sono stati piu’ o meno pubblici ma soprattutto mediatici. E’ qui arriva l’altra (ennesima) stortura di “questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia”. La magistratura non e’ buona se condanna Dell'Utri e cattiva se lo assolve. La magistratura non e’ buona se condanna Amanda Knox, Sollecito, Stasi, ecc. e pessima se li assolve. La magistratura non e’ stata eccellente per aver condannato Anna Maria Franzoni; ne sarebbe stata migliore se l'avesse assolta. E' piu’ comodo difendere ed attaccare i giudici a corrente alternata, non in nome della giustizia ma della personale simpatia o antipatia che, per colore politico o altre circostanze, abbiamo verso l'imputato del parallelo processo mediatico di turno. Perche’, in fondo, la giustizia non sbaglia mai, noi siamo immuni da tutto e semmai ne fossimo sfiorati saremmo delle vittime perche’, si sa, gli altri sbagliano ma ognuno nel suo piccolo si sentirebbe un perseguitato. Il discorso e’ piu’ complesso e, come per potere esecutivo e legislativo, necessita di altre considerazioni. La magistratura giudica e basta. Una sentenza dev’essere considerata giusta o sbagliata se sulla base di tutta l’attivita’ che hanno portato alla sua stesura e’ corretta o meno. Se sbagliano, i magistrati dovrebbero pagare, come in qualunque altro lavoro. I concetti di dolo o colpa grave sono gia’ di per se’ idonee garanzie contro tutte le paure che i difensori dell’ordine giudiziario sbandierano. Significherebbe pagare solamente se se n’e’ fatta una davvero grossa. Come vorrebbe un referendum, cioe’ quel lontano concetto di volonta’ popolare buono solo per le sparate di qualche politicante o per qualche sondaggio televisivo. Perche’ mobilitarsi per far rispettare i referendum, ormai, pare cosa buona solamente per le questioni idrauliche.
In una situazione di normalita’ in cui lo Stato incarna l’autorita’ e l’individuo l’oggetto di quest’ultima, i cittadini dovrebbero stare ben attenti per evitare che i poteri, di qualunque tipo essi siano, possano rinforzarsi a loro discapito. Oggi, invece, il “fazionismo” imperante sta facendo accadere proprio l’opposto: si prende parte alla fisiologica lotta tra poteri parteggiando per l’uno o per l’altro. Cosi’ facendo non si pretendono garanzie per i diritti ma si spera solamente nella vittoria d’una parte. A discapito della certezza dei diritti e della liberta’. Il “fazionismo” che diviene “tafazzismo” civico.
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