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La ricetta di Tremonti: statalismo e a-concorrenza
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Articolo di Domenico Murrone
1 luglio 2009 0:00
 
La crisi economica ha messo a nudo tutti i limiti del capitalismo. Ben venga l'intervento statale. Al bando i mercatisti. E' la traduzione sintetica del pensiero politico-economico di Giulio Tremonti, ministro dell'Economia. In fatto di teorie economiche la fiducia sfrenata in un dogma e' come minimo forviante e/o inutile. Non hanno senso le discussioni sulla capacita' del mercato sempre in grado di trovare aggiustamenti o sulla capacita' dei sistemi statalisti di garantire minori discriminazioni tra ricchi e poveri. Quello che conta e' l'analisi puntuale del contesto in cui si agisce e verificare le soluzioni migliori o meno dannose.
Tremonti critica l'eccesso di mercato che ha portato alla crisi mondiale con conseguenze anche in Italia, la domanda e': siamo noi italiani 'invasi' dal libero mercato?
Il fondamento di un sistema capitalistico e' la concorrenza, a tutti i livelli: tra aziende, tra professionisti, tra lavoratori.
Vi sembra l'Italia un Paese concorrenziale?
Prendiamo le grandi imprese pubbliche: Eni, Enel, Ferrovie dello Stato, vi sembrano societa' amanti della concorrenza?
Prendiamo aziende cedute dallo Stato ai privati: le banche, Telecom Italia e Alitalia, vi sembrano aziende amanti della concorrenza?
Prendiamo la miriade di societa' controllate dagli enti pubblici locali: vi sembrano fulgidi esempi di capitalismo?
Solo queste imprese (dominus dei vari settori grazie a tutele normative, non per loro meriti) rappresentano una quota consistente dell'economia nazionale.
Poi abbiamo i professionisti: avvocati, commercialisti, farmacisti, notai... tutti protetti da norme che mantengono ordini professionali di Stato.
Poi ci sono i tassisti, 'professionisti' senza ordine professionale, con capacita' ricattatorie altissime. Dov'e' la concorrenza?
Poi ci sono i milioni di dipendenti pubblici che a differenza di altri lavoratori hanno il posto di lavoro garantito, a prescindere del loro operato. In questa categoria non ci sono solo impiegati addetti allo sportello o insegnanti, ma anche migliaia di funzionari, dirigenti, magistrati e burocrati che se messi ad organizzare una qualunque piccola azienda la farebbero chiudere in due settimane per manifesta incapacita' a concepire un'organizzazione funzionante finalizzata all'erogazione di un servizio utile ai clienti/cittadini.
Poi ci sono gli accademici baroni universitari che si guardano bene dal modificare i meccanismi di scelta dei nuovi professori, cooptati non in base alle capacita', ma con l'obiettivo di farne i propri galoppini.
Poi c'e' la classe politica che ha scelto di non far scegliere i cittadini, ma di autonominarsi.
E' concorrenza questa? O Tremonti fa la critica ad un Paese immaginario, visto che l'Italia non ha mai conosciuto il libero mercato?
 
Altra costante del ministro Tremonti e' l'attacco alle Autorita' indipendenti, Banca d'Italia in primis, o altri organismi come l'Istat, accusati di dare cifre immaginifiche della crisi, con previsioni e dati catastrofici.
Uno dei presupposti del libero mercato e' la certezza del diritto: poche regole, ma fatte rispettare. Tali controlli non possono essere affidati al Governo, in quanto spesso coinvolto direttamente nella gestione economica. Il ruolo di controllo spetta alle Authority, ce ne sono molte e hanno diversa 'anzianita'', diverse funzioni e diversi compiti, ma tutte sono racchiudibili sotto il cappello di Autorita' indipendenti: Banca d'Italia, Consob, Isvap, Agcom, Antitrust, Autorita' per l'energia e il gas, ecc..
Finora non hanno brillato, sia per carenze normative, sia per naturale propensione a prostrarsi davanti ai potenti, siano essi politici che grandi aziende.
Quale e' l'obiettivo della politica (rappresentata in questo momento da Tremonti) quando delegittima le autorita' trattandole a pesci in faccia, o impedendo con leggi a svolgere il proprio ruolo? Si veda a puro titolo d'esempio questa notizia clicca qui
 
Mettendo insieme mancanza di concorrenza e delegittimazione dei teorici controllori, si conclude che: Giulio Tremonti o non ha capito nulla o ha in mente un sistema economico dove il potere d'intervento governativo nell'economia non puo' essere neppure criticato dalle autorita' indipendenti. E cosi', no alla class action, passi indietro sulle liberalizzazioni, si' all'operazione Alitalia, si' ad aziende che sempre piu' siano il braccio operativo delle politiche del Governo (Eni ed Enel).
Lasciando da parte le critiche teoriche che potrebbero essere fatte a questo sistema, e' verosimile che la ricetta di Tremonti rappresenti la soluzione ai problemi strutturali italiani? Temiamo di no.
In definitiva cio' che propone Tremonti e' la continuazione di quanto piu' o meno da sempre accade in questo Paese: statalismo e a-concorrenza. Null'altro.
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