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Risorsa acqua. I flussi di quella reale e quella virtuale. Le responsabilita' dei Paesi sviluppati
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Articolo di Redazione
17 febbraio 2012 19:04
 
Piu' di un quinto dell'acqua consumata sul pianeta e' utilizzata per prodotti destinati all'esportazione. E non dando importanza ai prodotti che richiedono molta acqua per la produzione, i Paesi sviluppati aumentano le loro pressioni sulle zone piu' fragili, spesso depauperate di politiche di conservazione di questa risorsa rara. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato lo scorso 13 febbraio su “Proceedings of the national academy of sciences”, che disegna la situazione dei flussi dell'acqua intorno al Globo ed evidenzia le disparita' nel suo uso.
A partire da alcuni indicatori commerciali, da dati demografici e da statistiche sull'uso dell'acqua -sotterranea, di superficie ma anche pluviale e quella riciclata- l'équipe di ricerca dell'Universita' di Twente nei Paesi Bassi, ha quantificato e cartografato la situazione mondiale sull'acqua in una scala geografica molto dettagliata.
Risultato: tra il 1996 e il 2005, 9.087 miliardi di metri cubi di acqua sono stati consumati ogni anno in tutto il Pianeta. L'agricoltura ne ha assorbito il 92%, essenzialmente per l'irrigazione intensiva di cereali quali mais, grano o riso (27% dell'uso di acqua dolce), cosi' come per la produzione della carne (22%) e dei prodotti caseari (7%).
Gli Usa, che rappresentano il 5% della popolazione mondiale, sono il terzo consumatore di acqua dolce (1.053 miliardi di metri cubi all'anno), dopo i Paesi piu' popolati come Cina (1.207 miliardi di metri cubi) e India (1.182 metri cubi).

Classificando i dati per abitante, il consumo americano di acqua si alza a 2.842 metri cubi annui, contro i 1.089 della Cina, 1.071 dell'India e una media mondiale di 1.385 metri cubi (si deva la cartina).
















Oltre il consumo diretto di acqua, per un uso domestico o agricolo, il cuore della problematica gira intorno al concetto di acqua virtuale., cioe' la quantita' di acqua utilizzata per fabbricare un bene di consumo. Circa un quinto dell'acqua consumata nel mondo e' acqua virtuale, scambiata tra i diversi Paesi sotto forma di prodotti agricoli o industriali.
E' piu' che altro il caso dei prodotti alimentari. Un chilo di carne di manzo necessita di circa 15.500 litri di acqua, un chilo di carne di maiale 4.900 litri, il pollo 4.000 litri, il formaggio 4.900 litri e il riso 3.000 litri. Tra i piu' importanti Paesi consumatori viene esternalizzata sia la produzione di cibo che i rischi ambientali ed economici che derivano dall'eccessivo uso delle scarse riserve idriche.

Quest'altra mappa mostra le reti di importazione dell'acqua virtuale e la direzione dei flussi piu' importanti (maggiori di 15 miliardi di metri cubi all'anno), legati al commercio dei prodotti agricoli ed industriali, tra il 1996 e il 2005.















I Paesi piu' dipendenti di queste risorse sono, come ci si poteva immaginare, le isole e le regioni desertiche: Malta, che dipende al 92% dall'acqua virtuale, Il Kuwait (90%), la Giordania (86%) e Israele (82%). Ma alcuni dei Paesi che possiedono le piu' vaste risorse di acqua al mondo importano anche larghe quantita' di oro blu. Il campione dei consumi sono gli Usa, che importa 234 miliardi di metri cubi ogni anno. Seguono il Giappone, che importa 127 miliardi di metri cubi, la Germania (125), la Cina (121), l'Italia (101), il Messico (92) e la Francia (78).
Nell'altro piatto della bilancia, i Paesi che esportano piu' acqua virtuale sono gli Usa che, con 324 miliardi di metri cubi all'anno compensa ampiamente le proprie importazioni, la Cina (143 miliardi di metri cubi all'anno), l'India (125) e il Brasile (112).
Alla fine, gli autori dello studio, Arjen Hoekstra e Mesfin Mekonnen, non propongono soluzioni dirette per limitare il consumo d'acqua, virtuale e non. Essi rilevano soprattutto che grazie alla cartografia si precisano le caratteristiche idriche dell'umanita', si' da consentire agli Stati di conoscere i rischi delle dipendenze a cui vanno incontro quando la diminuzione delle risorse diviene una preoccupazione internazionale.

(articolo di Audrey Garric, pubblicato su Le Monde del 17/02/2012)
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