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Ru486/Toscana/Enrico Rossi: assessore alla Salute o candidato compiacente al Vaticano?
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Articolo di Donatella Poretti *
22 febbraio 2010 15:30
 
A leggere le anticipazioni de 'Il Bisturi' su come le Regioni si stanno predisponendo per l'aborto farmacologico dopo la commercializzazione della Ru486, viene il dubbio di avere letto male il dato riguardante la Toscana. Dopo la sperimentazione del Sant'Anna di Torino, la Toscana era una tra le prime regioni che ne ha consentito l'uso con la procedura dell'importazione in particolare grazie all'ospedale di Pontedera e al dr. Massimo Srebot, e dove il day hospital era la regola e la prassi esattamente come succede in tutto il resto del mondo, non solo in Europa e negli Usa.
Ora si apprende che Lombardia, Toscana e Veneto hanno deliberato per il ricovero ordinario per tutta la durata dell’interruzione di gravidanza (normalmente tre giorni), mentre Emilia Romagna, Piemonte e P.A. di Trento, hanno seguito la via della possibilità del day hospital, prevedendo appositi protocolli che consentono comunque il monitoraggio costante della donna, anche al di fuori dell’ospedale, per l’arco di tempo necessario all’aborto.
Cosa e' successo in Toscana? Quando era importata si seguiva la prassi medica del resto del mondo e ora che e' in commercio in Italia si seguono le indicazioni di un unico Stato, quello del Vaticano? Nel frattempo e' cambiato solo l'assessore, o meglio il ruolo dell'assessore alla Salute, Enrico Rossi, fino a pochi mesi fa solo assessore, ora anche e soprattutto candidato presidente della Regione che, pur non avendo stretto alcun accordo con l'Udc, non manca di essere compiacente all'elettorato del partito di Casini. Tutto questo passando sopra il corpo delle donne ritenute pazze da legare al letto per tre giorni.
Una manfrina per scoraggiare il ricorso alla Ru486 invece che garantire le modalita’ di ricovero e assistenza previste dalla legge, garantendo altresi’ al medico la scelta di metodo e modalita’ idonee alle caratteristiche cliniche della donna. Basti pensare che, in generale, per l'interruzione volontaria di gravidanza nel 91,2% dei casi (dati relazione annuale sulla legge 194) la durata della degenza e' durata meno di 24 ore e nel 6,2% la donna e' rimasta ricoverata per una sola notte. Con la degenza dei tre giorni non ci sara' primario di ginecologia che cerchera' di promuovere questo metodo, sarebbe una spesa per il Ssn e una gestione difficilissima delle corsie d'ospedale.
L'indagine conoscitiva che ha bloccato i lavori per mesi della commissione Sanita' del Senato, ha mostrato come la Ru486 sia un metodo efficace e sicuro e come in nessun Paese al mondo sia previsto il ricovero per tre giorni. Basta rileggersi gli atti... se Rossi avra' tempo tra un comizio e l'altro di fare ancora l'assessore alla Salute!

* senatrice Radicali-Pd e Segretaria Commissione Igiene e Sanita'
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