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ANNAPAOLA LALDI 13 aprile 2007 00:00
Cara Donatella,
non mi aspettavo una grande risposta del Governo alla tua interpellanza, però che fosse così piccola piccola nemmeno.
Ma l'importante è non demordere. Ho letto la tua replica e mi sembra che tu abbia detto molte valide cose e fatto risaltare la differenza fra un'obiezione di coscienza a comando, come sarebbe questa dei giudici secondo l'attuale alta gerarchia cattolica e l'obiezione di coscienza vera, onesta e che si paga di persona.
Nonostante la risposta supina del Governo all'ingerenza vaticana, trovo positivo il fatto che qualcuno abbia mosso le acque e che siano risuonate alla Camera le tue argomentazioni, che spero siano trapelate un po' anche fuori (a parte qui sul sito dell'aduc).
D'altro canto bisogna prendere le cose anche con un po' d'ironia. Mi viene da sorridere pensando che nei primi anni Sessanta proprio la Chiesa cattolica fece fuoco e fiamme contro il film di Autant Lara "Tu ne tueras point" (Non uccidere), che narrava la storia di un obiettore di coscienza francese, perché il servizio militare era considerato anche dalla Chiesa un sacro dovere del cittadino e l'obiezione veniva stigmatizzata anche dalla Chiesa come un atto di codardia. Anche allora, per fortuna, non tutti i cattolici erano della stessa opinione; in questo caso Giorgio La Pira promosse una visione riservata del film invitando numerose personalità e attirandosi le critiche durissime di molti altri, fra cui il direttore di allora dell'Osservatore romano, Raimondo Manzini, il quale contestava la liceità cristiana dell'obiezione di coscienza.
Nel 1962 vi era stato in Italia il primo obiettore di coscienza cattolico, Giuseppe Gozzini, un altro fu Fabrizio Fabbrini, il quale, per evitare l'accusa di viltà, si dichiarò obiettore dieci giorni prima del congedo (16 dicembre 1965). Questi primi obiettori cattolici , oltre al carcere duro e al disprezzo di tanti bravi cittadini, dovettero subire anche le critiche e l'incomprensione delle gerarchie cattoliche. Lo stesso padre Ernesto Balducci, che si schierò a loro favore e a favore dell'obiezione di coscienza al servizio militare, sostenendo che essa non andava affatto contro i dettami del cristianesimo e l'insegnamento di Gesù, fu attaccato anche dai suoi fratelli di fede. E' quella anche l'epoca di "L'obbedienza non è più una virtù" di don Milani, anche lui rinviato a giudizio dalla magistratura italiana e soprattutto criticato duramente dai suoi confratelli.
Chi vuole approfondire tutta la questione non ha che da cercare "Tu non ucciderai" il libro di Fabrizio Fabbrini uscito a Firenze nel 1966, e, naturalmente, il lbro di don Milani.
Perché dico che penso a questo sorridendo. Perché vedo che dalla totale negazione dell'obiezione di coscienza come un atto sovversivo e anticristiano sostenuta quarant'anni fa, il Vaticano di strada ne ha fatta! E ora, come tutti i neofiti, abbraccia la causa dell'obiezione di coscienza che, da suggerimento del diavolo, è diventata adesso invece sacra e inviolabile, con il massimo della passione.
Ed è questa passione improvvisa per una cosa stigmatizzata (e quanto!) fino a non tanto tempo fa, questa amnesia della propria storia che mi fa sorridere, anche se, forse, dovrebbe far piangere.
Perché contro chi rivolge questa obiezione di coscienza? Non contro i potenti, ma contro i deboli; contro le donne che abortiscono (a rigore è protetta dal riconoscimento dell'obiezione di coscienza anche l'infermiera che nega un bicchier d'acqua alla donna), contro le persone che vogliono vivere la propria vita in pace e avere un riconoscimento pubblico (cioè erga omnes) della loro relazione affettiva e della loro comunione di vita.
Bene, dunque, il tuo intervento, e bene se ne verranno ancora mirati a rimettere in discussione tutti i privilegi che assurdamente sono stati concessi alla Santa Sede col concordato del 1984 e che poi vengono in parte estesi anche ad altre confessioni religiose, di modo che, fra un po', lo Stato si troverà spogliato non solo dell'otto per mille, come già è, ma anche di tutta una serie di prerogative squisitamente civili; particolarmente preoccupante è il discorso del matrimonio, per il quale ormai le autorità civili sono dei semplici trascrittori di atti che vengono fatti nelle diverse chiese, sinagoghe, ecc. Ma quando si arriverà a concederne la celebrazione anche nelle moschee, che succederà? Non ci si rende conto che proprio la concessione di privilegi alla Chiesa cattolica sta aprendo la porta all'affossamento dello Stato di diritto?
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