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salvatore 07 giugno 2007 00:00
Sono un farmacista non titolare, non capisco perchè la mia professionalità venga riconosciuta solo dietro il banco di una farmacia e non sempre, solo il farmacista può assicurare al paziente/utente la professionalità e sicurezza necessaria e non il luogo dove avviene la dispensazione.
Cristina 07 giugno 2007 00:00
Caro Salvatore, la tua professionalità verrà sempre riconosciuta dietro il banco di una farmacia così come dietro quello di un supermercato o di una parafarmacia. Io credo che il problema sia molto più complesso...l'attuale assento farmaceutico, sebbene da molti ritenuto di tipo "feudale", garantisce l'assistenza farmaceutica su tutto il territorio nazionale proprio grazie alla distribuzione capillare delle farmacie. Questa deregolamentazione che voi auspicate sarebbe un passo indietro e nn uno in avanti...prima dell'intervento della legge Giolitti, a cui dobbiamo l'attuale ordinamento, l'apertura delle farmacie era libera e senza vincoli territoriali.Ciò comportava che ovviamente le farmacie si concentravano nelle zone commercialmente più redditizie a scapito delle altre che rimanevano prive di assistenza farmaceutica...così nacque la pianta organica che come tu ben sai è lo strumento amministrativo che lega le farmacie al territorio. La liberalizzazione che voi chiedete porterebbe alla eliminazione della pianta organica con conseguente scomparsa di tutte le farmacie rurali e sussidiate, che ovviamente si trasferirebbero in zone più remunerative, lasciando sprovviste di assistenza il territorio...credo sia un problema molto più complesso della professionalità dei farmacisti nn titolari che nn è stata mai messa da nessuno in discussione. Ciao
Nick80 08 giugno 2007 00:00
Sono un farmacista laureato da due anni e spero fortemente in questa liberalizzazione per poter finalmente svolgere la mia professione in piena libertà e dove preferisco senza dover essere sottoposto ad altri farmacisti,spesso meno prepararati,solo perchè questi l'hanno ereditata dal padre
enzo 08 giugno 2007 00:00
Vorrei sapere dal Ministro della Salute di Federfarma se il piano di studi di un Farmacista titolare di farmacia è uguale o diverso da quello di un farmacista che non ha avuto la fortuna di ereditare una farmacia perchè figlio di operaio?
Poi vorrei ricordare sempre allo stesso Ministro di ferderfarma i vantaggi dei cittadini,a cui dovrebbe tenere tanto perchè pare che sia di sinistra,quanto hanno risparmiato con l'apertura dei nuovi punti vendita e quanta professionalità in più hanno trovato.
GIOVANNI PUGLIESE 08 giugno 2007 00:00
SALVE MI CHIAMO GIOVANNI PUGLIESE SONO UN FARMACISTA NON TITOLARE CAMPANO DI 30 ANNI E CHIEDO GIUSTIZIA ALLO STATO ITALIANO.
TUTTI CREDO CONOSCIATE LA SITUAZIONE DI NOI FARMACISTI SENZA FARMACIA DI FAMIGLIA PAGATI DA COLLABORATORI IN FARMACIA CON STIPENDIO DA FAME CIRA 1000 EURO AL MESE, AL COSPETTO DI ELEVATI GUADAGNI DI UN TITOLARE ,PER ESSERE SCHIAVI, ASSOLUTAMENTE VERGOGNOSO PER LA PROFESSIONE CHE SVOLGIAMO PER LA RESPONSABILITA' CHE CI ASSUMIAMO E NON IN LINEA CON ALTRI STATI EUROPEI ,BASTI PENSARE CHE UN FARMACISTA IN INGHILTERRA ALLA PRIMA ESPERIENZA LAVORATIVA GUADAGNA 3000 STERLINE AL MESE CIRCA 4500 EURO.
DETTO CIO', E LASCIANDO STARE LO STIPENDIO, VOLEVO DIRE CHE PER NOI IN ITALIA SE NON CAMBIANO LE LEGGI MASSONICHE CHE ANCORA CI SONO NON C'E' FUTURO , BERSANI CI HA REGALATO UN PO' D'ARIA MA NON BASTA PER VIVERE UNA VITA.
I TITOLARI DI FARMACIA SI CREDONO ONNIPOTENTI CONTINUANO A DENIGRARCI , A METTERE BASTONI TRA LE RUOTE A QUALSIASI INIZIATIVA CHE APRA IL MERCATO CHE CREI CONCORRENZA E QUINDI GIOVI AI CITTADINI E ALLO SVILUPPO ECONOMICO.
LE GRANDI MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE LI APPOGGIANO E' UNA VERGOGNA.
PER FAVORE DATE ASCOLTO AL MIO APPELLO AIUTATEMI A CAMBIARE QUESTO PAESE IO VORREI SOLO ESPLETARE LA MIA PROFESSIONE ALLA PARI DI TUTTI GLI ALTRI FARMACISTI E’ PER QUESTO CHE GRIDO :” NO AL NUMERO CHIUSO W LE LIBERALIZZAZIONI” NON CONSTRINGETE ME E I MIEI COLLEGHI A ESPATRIARE PER VIVERE, E LASCIARE IL PAESE CHE AMO.
GRAZIE.
CORDIALI SALUTI.
GIOVANNI PUGLIESE
Utente 08 giugno 2007 00:00
Il discorso di Cristina è formalmente corretto, ma nella sostanza non coglie il punto dolente della questione.
Sarebbe sufficiente, se proprio si vuole mantenere la pianta organica, portare il rapporto abitanti/farmacia ad un livello più ragionevole (ad esempio, una farmacia ogni 1500/2000 abitanti) per avere una migliore distribuzione sul territorio.
Non mi risulta che nei piccoli paesi i farmacisti facciano la fame, anche perché se il numero degli abitanti è inferiore a 1500 le regioni intervengono con sussidi di notevole entità (e del tutto ingiustificati, anche se legali).
Rivedendo il rapporto farmacie/abitanti molti farmacisti dipendenti potrebbero diventare titolari e non sentirsi più la ruota di scorta di un veicolo che porta soldi a palate soltanto al titolare.
L'assurdità sta nel fatto che ci sono farmacie che occupano 7-8 farmacisti dipendenti (collaboratori), nelle quali il titolare ha il solo impegno di contare i guadagni di fine giornata.
In queste farmacie sono solo loro che tengono i rapporti con i clienti e la consulenza in campo farmaceutico è pari a zero.
enzo 08 giugno 2007 00:00
Quello che scrivi cara Cristina era vero al tempo di Giolitti quando i laureati in farmacia erano tre o forse quattro, oggi i laureati in farmacia dono 70000 di cui solo 17000 titolari, quindi il problema che si è posto ai tempi di Giolitti non si porrebbe.
Poi lei deve sapere che le poche rurali, anzi le più disagiate sono di poveri farmacisti che si sacrificano non certamente di quei signori che difendono oggi la farmacia. I signori di Federfarma possegono le migliori in assoluto e se esiste qualche carenza di pianta organica nella loro zona il concorso difficilmente viene bandito.
nello campochiaro 08 giugno 2007 00:00
Le Bugie di Federfarma

In relazione all'emendamento approvato dalla Camera dei deputati che consente agli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, dei decreto-legge 4 luglio 2006, n. 233, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, (supermercati, centri commerciali e parafarmacie) di dispensare i medicinali di cui all'articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, (cosiddetti farmaci di classe C, con obbligo di ricetta medica); che ha suscitato tanti ingiustificati e strumentali allarmismi da parte di FEDERFARMA ci preme precisare quanto segue :

La vendita dei medicinali da banco e una eventuale futura dispensazione dei farmaci di classe C, i farmaci con obbligo della presentazione della ricetta medica, è subordinata per legge alla presenza di un farmacista, laureato e abilitato alla professione.

Il farmacista è un professionista ed è tale indipendentemente dal luogo in cui esercita la professione, sia essa una farmacia o esercizio di vicinato (parafarmacia).

E’ la preparazione e professionalità del farmacista garanzia assoluta per il cittadino non il luogo ove egli opera! Forse un medico è considerato tale solo perché proprietario o affittuario del proprio studio e non in virtù della propria laurea ed abilitazione?

la salute del cittadino non è a rischio, in quanto è dovere del farmacista in qualsiasi luogo, al momento della dispensazione di un farmaco, di informarsi presso il paziente di eventuali terapie in corso e di metterlo a conoscenza di possibili interazioni ed effetti collaterali del farmaco. Tale comportamento è dovere deontologico per tutti i farmacisti italiani.

Riguardo ad una eventuale futura dispensazione dei farmaci di fascia C con ricetta medica si ricorda che proprio perché questi medicinali presentano un maggior profilo di rischio sono prescritti dal medico, dopo aver valutato la storia clinica del paziente. La consegna senza la dovuta prescrizione del medico incorre nelle sanzioni previste dalla legge.

Per ciò che concerne la farmacovigilanza, si precisa che l’art. 4 del DL.vo 8 aprile 2003 impone ai medici e a tutti gli operatori sanitari, non solo a quelli della farmacia, di segnalare tempestivamente tutte le reazioni avverse gravi o inattese di cui vengano a conoscenza nell’ambito della propria attività, mediante relativo modulo da inviare all’A.S.L. di competenza. Tale dovere è proprio dell’attività di farmacista, quindi anche di tutti quei professionisti che operano in sedi diverse dalla farmacia.
Tutti gli esercizi commerciali sono passibili di controlli da parte delle Autorità sanitarie locali e dai NAS e dagli organi di polizia municipale .

Per quanto attiene la notifica all’A.S.L. ,è bene ricordare che senza la debita autorizzazione del predetto ente e la ulteriore comunicazione al Ministero della Sanità e al progetto Tracciabilità del farmaco non sarebbe concessa l’apertura dell’esercizio.

Il problema della corretta conservazione dei farmaci è già regolato dalla circolare del Ministero della Salute n.3 del 3 ottobre 2006 pubblicata in GU il 5 ottobre 2006. Gli esercizi commerciali che fanno richiesta di inizio attività per la vendita dei farmaci sono tenuti obbligatoriamente a segnalare al Ministero della Salute, alla Regione (direzione Sanità), all'AIFA (AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO) al Comune di residenza, tutte le modalità adottate per la corretta conservazione dei farmaci (allegato 3) ed inoltre tutte le modalità adottate per identificare il reparto (allegato 2) In talune Regioni come La Lombardia hanno addirittura previsto in aggiunta ispezioni biennali ordinarie da parte delle ASL e ispezioni straordinarie con una serie di vincoli spesso ancora più gravosi di quelli previsti per le stesse farmacie (casse separate, fax dedicati per le comunicazioni ASL, magazzini necessariamente contigui, muri e vetrate di separazione del farmaco dal resto delle categorie merceologiche.

Quale che sia il punto vendita di riferimento in ordine alla propria salute, il cittadino ha il diritto sancito dalla Costituzione di sceglierlo in piena libertà senza che limitazioni artificiose dell’offerta alterino tale diritto e dispongano un vantaggio in merito all’offerta proposta

Le Associazioni che rappresentano gli Esercizi Farmaceutici di Vicinato (parafarmacie) non hanno alcuna difficoltà a sottostare ad ulteriori controlli da parte degli organi di vigilanza se le misure in essere siano ritenute insufficienti a Garantire il Cittadino. Al contrario auspicano che tutti i controlli previsti per le farmacie convenzionate siano applicate a questi nuovi soggetti.
Quello che le organizzazioni firmatarie del presente documento non possano però accettare è , l'uso strumentale e ingiustificato di messaggi allarmistici ad arte creati per sviare l'attenzione dal vero problema, ovvero la totale ed assoluta assenza di pari opportunità professionali ed imprenditoriali nella categoria in oggetto. Senza pari dignità non è possibile attivare, in campo economico, culturale e sociale, quei meccanismi di valorizzazione della creatività individuale, di ricerca della qualità e di garanzia dei diritti di cittadinanza di cui il Paese ha pressante bisogno.
Coniugare il diritto costituzionale al libero esercizio della professione con quello della tutela della salute pubblica è possibile ed auspicabile, più facile da realizzare quando le norme sono finalizzate alla tutela dell’interesse generale contro qualsiasi privilegio di natura corporativa.
Carlo Rossi 08 giugno 2007 00:00
ASSOCIAZIONE LIBERI
FARMACISTI ABRUZZESI
Pescara, 08 Giugno 2007





COMUNICATO STAMPA


al Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi
- al Presidente del Senato Franco Marini
- ai Capigruppo al Senato
- alla XII commissione Igiene Sanità


Le Bugie di Federfarma
In relazione all' emendamento approvato dalla Camera dei deputati che consente agli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, dei decreto-legge 4 luglio 2006, n. 233, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, (supermercati, centri commerciali e parafarmacie) di dispensare i medicinali di cui all'articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, (cosiddetti farmaci di classe C, con obbligo di ricetta medica); che ha suscitato tanti ingiustificati e strumentali allarmismi da parte di FEDERFARMA ci preme precisare quanto segue :
1 La vendita dei medicinali da banco e una eventuale futura dispensazione dei farmaci di classe C, i farmaci con obbligo della presentazione della ricetta medica, è subordinata per legge alla presenza di un farmacista, laureato e abilitato alla professione.

2 Il farmacista è un professionista ed è tale indipendentemente dal luogo in cui esercita la professione, sia essa una farmacia o esercizio di vicinato (parafarmacia).

3 E’ la preparazione e professionalità del farmacista garanzia assoluta per il cittadino non il luogo ove egli opera! Forse un medico è considerato tale solo perché proprietario o affittuario del proprio studio e non in virtù della propria laurea ed abilitazione?

4 La salute del cittadino non è a rischio, in quanto è dovere del farmacista in qualsiasi luogo, al momento della dispensazione di un farmaco, di informarsi presso il paziente di eventuali terapie in corso e di metterlo a conoscenza di possibili interazioni ed effetti collaterali del farmaco. Tale comportamento è dovere deontologico per tutti i farmacisti italiani.

5 Riguardo ad una eventuale futura dispensazione dei farmaci di fascia C con ricetta medica si ricorda che proprio perché questi medicinali presentano un maggior profilo di rischio sono prescritti dal medico, dopo aver valutato la storia clinica del paziente. La consegna senza la dovuta prescrizione del medico incorre nelle sanzioni previste dalla legge.

6 Per ciò che concerne la farmacovigilanza, si precisa che l’art. 4 del DL.vo 8 aprile 2003 impone ai medici e a tutti gli operatori sanitari, non solo a quelli della farmacia, di segnalare tempestivamente tutte le reazioni avverse gravi o inattese di cui vengano a conoscenza nell’ambito della propria attività, mediante relativo modulo da inviare all’A.S.L. di competenza. Tale dovere è proprio dell’attività di farmacista, quindi anche di tutti quei professionisti che operano in sedi diverse dalla farmacia.
7 Tutti gli esercizi commerciali sono passibili di controlli da parte delle Autorità sanitarie locali e dai NAS e dagli organi di polizia municipale .

8 Per quanto attiene la notifica all’A.S.L. ,è bene ricordare che senza la debita autorizzazione del predetto ente e la ulteriore comunicazione al Ministero della Sanità e al progetto Tracciabilità del farmaco non sarebbe concessa l’apertura dell’esercizio.

9 Il problema della corretta conservazione dei farmaci è già regolato dalla circolare del Ministero della Salute n.3 del 3 ottobre 2006 pubblicata in GU il 5 ottobre 2006. Gli esercizi commerciali che fanno richiesta di inizio attività per la vendita dei farmaci sono tenuti obbligatoriamente a segnalare al Ministero della Salute, alla Regione (direzione Sanità), all'AIFA (AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO) al Comune di residenza, tutte le modalità adottate per la corretta conservazione dei farmaci (allegato 3) ed inoltre tutte le modalità adottate per identificare il reparto (allegato 2) In talune Regioni come La Lombardia hanno addirittura previsto in aggiunta ispezioni biennali ordinarie da parte delle ASL e ispezioni straordinarie con una serie di vincoli spesso ancora più gravosi di quelli previsti per le stesse farmacie (casse separate, fax dedicati per le comunicazioni ASL, magazzini necessariamente contigui, muri e vetrate di separazione del farmaco dal resto delle categorie merceologiche.

10 Quale che sia il punto vendita di riferimento in ordine alla propria salute, il cittadino ha il diritto sancito dalla Costituzione di sceglierlo in piena libertà senza che limitazioni artificiose dell’offerta alterino tale diritto e dispongano un vantaggio in merito all’offerta proposta
Le Associazioni che rappresentano gli Esercizi Farmaceutici di Vicinato (parafarmacie) non hanno alcuna difficoltà a sottostare ad ulteriori controlli da parte degli organi di vigilanza se le misure in essere siano ritenute insufficienti a Garantire il Cittadino. Al contrario auspicano che tutti i controlli previsti per le farmacie convenzionate siano applicate a questi nuovi soggetti.
Quello che le organizzazioni firmatarie del presente documento non possano però accettare è , l'uso strumentale e ingiustificato di messaggi allarmistici ad arte creati per sviare l'attenzione dal vero problema, ovvero la totale ed assoluta assenza di pari opportunità professionali ed imprenditoriali nella categoria in oggetto. Senza pari dignità non è possibile attivare, in campo economico, culturale e sociale, quei meccanismi di valorizzazione della creatività individuale, di ricerca della qualità e di garanzia dei diritti di cittadinanza di cui il Paese ha pressante bisogno.
Coniugare il diritto costituzionale al libero esercizio della professione con quello della tutela della salute pubblica è possibile ed auspicabile, più facile da realizzare quando le norme sono finalizzate alla tutela dell’interesse generale contro qualsiasi privilegio di natura corporativa
M.N.L.F
F.E.F
A.N.P.I.
CONFESERCENTI
A.L.F.A.

IN FEDE
Dott. Carlo Rossi titolare del gruppo Farmacia del Benessere s.r.l
e Presidente ALFA (Associazione Liberi Farmacisti Abruzzesi)
paolo 08 giugno 2007 00:00
Come farmacista titolare di una parafarmacia ed ex collaboratore con esperienza di 10 anni in farmacia mi sento profondamente offeso da quello che il ministro Turco ha affermato: non sarei in grado di garantire le stesse metodologie e la stessa sicurezza che garantivo quando lavoravo in farmacia? sono offese gratuite e senza senso, soltanto per proteggere ancora una volta la potente lobby dei FARMACISTI TITOLARI.

Dovete dare la possibilità anche a chi non ha i capitali come Voi titolari di poter aprire una propria farmacia,è ingiusto voler continuare a guadagnare miliardi solo voi e pagare STIPENDI DA FAME! AI VOSTRI COLLABORATORI, VERGOGNATEVI !!!
farmacista 08 giugno 2007 00:00
avrei tante cose da dire a riguardo ma mi limito alle cose più importanti.
Senza fare alcuna polemica sarei curioso di sapere dai farmacisti non titolari il motivo della scelta di studiare nella facoltà di farmacia.Intendo dire,vi sarete informati prima di iniziare come funzionava e funziona il sistema delle farmacia,per cui è ovvio che se non avevate una farmacia di famiglia le opzioni erano fare il dipendente o l'informatore.
Per quanto riguarda le paghe posso anche essere concorde che siano piuttosto basse,specie se come prima esperienza.Ma la stessa cosa vale per molti altri lavori (esempio un tecnico radiologo laureato percepisce come prime paghe 600-700euro).E' ora di smetterla di gettare fango solo su questa categoria.
Passiamo poi alla proposta di legge:io la definirei patetica,perchè anzichè affrontare un problema che esiste,e che Federfarma (i cui vertici andrebbero azzerati) fa finta di non vedere,lo aggira.Il problema è quello già più volte riproposto della pianta organica:è giusto fare delle modifiche come suggerisce Utente,senza stravolgere,poichè la pianta organica è fondamentale.Credo che un rapporto di una farmacia 1500-2500 abitanti sia una soluzione equa.
La proposta di legge della liberalizzazione dei farmaci di fascia C non fa altro che creare ancora più confusione;ma come se la legislazione prevede che i farmaci vadano venduti in farmacia,perchè si vuole permettere che questi vengano venduti anche in altri centri?Sarebbe come aprire una nuova sede farmaceutica,che secondo la corrente legislazione sarebbe abusiva perchè non prevista dalla pianta organica.Il motivo di questa proposta è molto semplice ed è il solito:la grande ditribuzione spinge per avere questa liberalizzazione,dovete mettervi in testa che non la fanno per i farmacisti non titolari per dargli un'opportunità,ma semplicemente per accaparrarsi una nuova fetta di mercato che li ingolosisce da tempo.l'America docet.Volete trasformare il sistema farmaceutico italiano in un affare della GDO che cura solo i propri interessi economici?Poi non lamentatevi però se nei centri commerciali assumono dipendenti per soli sei mesi a paghe ancora più basse.Perchè il vero pericolo è questo,ma molti non se ne rendono conto;ancora una volta ripeto gli USA insegnano,provate a documentarvi su come parecchi anni fa la grande distribuzione ha spazzato via il sistema farmaceutico basato sulla professionalità e non solo sui guadagni ad ogni costo.
Per tutti questi motivi ritengo ogni forma di liberalizzazione del settore molto stupida,mentre è necessario un rinnovamento serio e ragionato.A partire da indagini serie sul motivo per cui molti concorsi negli anni '80-'90 sono stati "insabbiati" e in alcune zone d'Italia non ci sono stati più concorsi nonostante la popolazione sia raddoppiata.
Ultima nota per Utente:i sussidi alle farmacie rurali sono ingenti solo sulla carta,nella realtà sono una barzelletta,te lo assicuro per esperienza personale
cristina 09 giugno 2007 00:00
Neanche io ho apprezzato il discorso della Turco, che forse prima di accettare l'incarico di Ministro della sanità avrebbe dovuto avere l'accortezza di studiare di cosa si trattava...tuttavia una cosa giusta l'ha detta
ovvero che "l'unica cosa che in quanto ministro la riguarda è la salute dei cittadini". Il punto è che la deregolamentazione che voi volete andrebbe a demolire il sistema farmaceutico e, mi spiace dirvelo, ma questo nn è nell'interesse di nessuno ( a parte il vostro, ovvio!). Poi:l'avete tanto con i titolari perchè nn fanno altro che difendere i propri interessi ( cosa fra l'altro legittima)...perchè voi forse nn promuovete i vostri? Poi, perchè paragonate
la farmacia ai locali di un medico quando dovreste sapere bene che stiamo parlando di una CONCESSIONE GOVERNATIVA acquisibile solo per compravendita o pubblico concorso? Volete solo fare propaganda e nel modo peggiore...perchè, invece di cercare la strada più corta per accaparrarvi la vostra fetta di mercato, nn vi impegnate per le revisioni delle piante organiche affinchè possano essere messe a concorso le sedi farmaceutiche? Infine in nessun altro paese europeo è concessa la vendita dei farmaci con obbligo di ricetta al di fuori del canale farmacia e ancora per quanto riguarda il rapporto farmacie/abitanti siamo perfettamente in linea con la media degli altri paesi europei. Stipendi: i vostri contratti sono contratti nazionali, se siete sottopagati(assolutamente si) nn prendetevela con i vostri titolari ma con chi di competenza...personalmente capisco le vostre ragioni ma nn concordo affatto con il modo con cui state operando
gianni 09 giugno 2007 00:00
E' stupendo vedere come voi signori della ADUC accusiate il ministro di un voltafaccia in ragione di interessi occulti. Devo sospettare che siate voi i mandatari del firmatario dell'emendamento , il deputato + ferrato in materia di farmacie. Ecco il suo curriculum : Sergio D'Elia (Pontecorvo, Frosinone 5 maggio 1952) è un politico italiano della Rosa nel pugno
Iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, membro di Potere Operaio, poi di Senza tregua, infine di Prima Linea, l'organizzazione terroristica di sinistra di cui fu il dirigente.
Condannato a 25 anni di prigione per banda armata e concorso morale nell'omicidio dell'agente Fausto Dionisi, rimasto ucciso durante l'assalto al carcere di Firenze, ne ha effettivamente scontati solo 12 grazie alle riduzioni di pena per l’applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e di altri benefici di legge.
Nel 1986, si è iscritto al Partito Radicale durante la campagna per i mille iscritti, abbracciando così le posizioni nonviolente del partito.
A partire dal 1987, nella Segreteria del Partito Radicale, si occupa soprattutto della riforma penitenzaria.
Nel 2000 D'Elia viene riabilitato dal tribunale di Roma, che cancella le pene accessorie, consentendogli l'eleggibilità.
Organizza in seguito un'associazione per far riconoscere il voto ai detenuti e per la riforma delle pene supplementari. Ha collaborato al progetto per il Partito Nuovo e fondato, con Mariateresa Di Lascia, l'Associazione Nessuno tocchi Caino per l'abolizione della pena di morte nel mondo.
Nelle elezioni politiche di aprile 2006 è stato eletto alla Camera dei deputati per la Rosa nel Pugno ed è in seguito stato nominato segretario alla Presidenza della Camera, suscitando accese proteste sia da parte dei familiari dell'agente Fausto Dionisi, sia da parte di alcuni sindacati delle forze di pubblica sicurezza. Inoltre, fa parte della III Commissione - Affari esteri e comunitari (dal 6 giugno 2006) e al Comitato di vigilanza sulle attività di documentazione (dal 29 giugno 2006).
Cosa ne può sapere di farmacie questo .xxxxxxx. Visto che la buttate tanto sull'economico cominciamo a risparmiare su deputati corrotti (da voi ????). Le leggi del 1934 che regolano il servizio farmaceutico sono attualissime .Il problema è farle rispettare a cominciare dal non avere la proprietà di + di 1 farmacia. Se tutto il mondo riconosce il nostro sistema farmacia come il migliore perchè questo accanimento (invidioso) nel volerlo distruggere ?? Basta applicare quello che già è normato x risolvere tutto : titolarietà, distanze, trasferimenti,NUOVE SEDI - NUOVI CONCORSI, PREZZO CALMIERATO ALLA FONTE DALLO STATO. Ma quì ritorniamo alle abilità e alla professionalità dei politici .......tipo D'Elia !!!!
cristina 09 giugno 2007 00:00
A sostegno del mio discorso e della delicatezza della questione, in data 29.05.07 il parlamento europeo con 574 voti contro 54 si è espresso negativamente circa la liberalizzazione dei servizi sanitari e farmaceutici sostenendo, con ferma convinzione, che " i servizi medico-sanitari costituiscono un pilastro fondamentale del modello sociale europeo e nn possono perciò essere trattati come qualunque altro servizio nel mercato interno"
salvatore 09 giugno 2007 00:00
Federfarma: abbiamo finanziato i politici

Giornalista: "Voi avete avuto uno scontro con il Parlamento, però voi avete rapporti con il Parlamento, addirittura finanziate sia forze politiche che singoli deputati".

Giorgio Siri: "Certo, certo...., noi abbiamo rapporti sia con la maggioranza che con l'opposizione"

Giornalista: "Siete una lobby?"

Giorgio Siri: "L'importante è capire cosa è una lobby, noi interveniamo nei confronti di forze politiche e parlamentari singoli, in modo particolare Commissione Sanità Camera e Senato..."

Giornalista: "Cioè finanziate?"

Giorgio Siri: "Finanziamo, finanziamo... con cifre che singolarmente vanno da un minimo di alcune migliaia di euro ad un massimo di diecimila euro per singolo parlamentare".

Giornalista: " Per cui voi con questi finanziamenti che cosa sperate?"

Giorgio Siri: "Noi con questi finanziamenti speriamo di rendere edotti i parlamentari e di spiegare le perplessità che alcuni provvedimenti possono crearci... essendo farmacisti facciamo le cose con il bilancino, i due schieramenti prendono esattamente la stessa cifra... sull'ordine di grandezza di 250.000 euro complessivi, quindi 125 all'uno e 125 all'altro... che sono la somma di tanti 5.000, 10000...."

Giornalista: " Senta come funziona, questi 250.000 euro che voi date ai partiti, sono soldi di chi?

Giorgio Siri: "Dei farmacisti"

Giornalista: "Le sceglie lei, le persone le sceglie lei"

Giorgio Siri: "E' certo... ma li scegliamo a livello d'incontri che abbiamo, ovviamente i rapporti maggiori li abbiamo con le due Commissioni, come l ho detto prima, Camera e Senato della sanità, abbiamo qualche rapporto, ovviamente, con organi istituzionali: Ministero dell'economia, Ministero della Pubblica Istruzione....no... sì c'era anche quello perché ogni tanto era interessante per vedere gli sbocchi professionali...

Giornalista: "Voi finanziate i politici che fanno riferimento a questi ministeri...."

Giorgio Siri: "Esatto, i politici che fanno riferimento ad alcuni ministeri che sono importanti per la nostra categoria, ovviamente....

Giornalista: "Che possono aiutare...."

Giorgio Siri: " Che possono contrastare eventuali cose che potrebbero caderci sulla schiena o sulla testa senza che il politico si renda conto del danno prospettico che potrebbero fare queste cose...

L'intervista s'interrompe con una breve interruzione sui fatti legati al Decreto Bersani e alle proteste di luglio, poi riprende.

Giornalista: "Lei dice il finanziamento al politico...."

Giorgio Siri: "Il finanziamento al politico migliora ovviamente il rapporto... che poi non porta al risultato... però dà una possibilità di facilità di accesso al dialogo molto più effettiva, penso, di qualcun altro

L'intervista termina e l'autore completa il servizio "... e con il dialogo sono riusciti ad ottenere dal Ministro della Salute l'impegno ad occuparsi delle farmacie che subiranno la concorrenza dei supermercati e tutto è a norma di legge non quella del finanziamento pubblico ai partiti perché è stata abrogata dal referendum del 1993....


Commento: senza parole!!!!!
cristina e gianni basta con le cazzate.
Carlo Rossi 10 giugno 2007 00:00
Peccato che questo senso di lontananza, con gli attuali mezzi di mobilità, non venga più evocato. Poi, chi l'ha detto che l'attuale farmacista titolare del paesino di mille abitanti lasci l'attività per aprire una parafarmacia in città? E, infine, secondo la legge, lo potrebbe fare?
simone castelli 14 giugno 2007 00:00
L'argomento è febbrile, anzi meriterebbe una Tachipirina o del paracetamolo. Ma dove lo compro? sono le 23.09 della sera del 14 giugno 2007: vado alla farmacia di turno! magari dove sono io. Per 4 euro di incasso (10% di IVA) e circa 1 euro di guadagno e con 3,87 euro di diritto di chimata notturno, mediamente 10-12 chiamate a notte ... Questioni parziali non risolvono il problema. Il sistema farmaceutico italiano è uno dei migliori al mondo, tra i meno costosi al mondo e se qualcuno lo vuole migliore se ne può tranquillamente parlare. Ma credo che la maggior parte degli interventi letti siano (molto) interessati. Troppo per essere credibili. Le persone che pensano con la propria testa, ad un certo livello, senza strumentalizzazione sapranno esprimere un giudizio indipendente. Se le parafarmacie piacessero ai consumatori ci andrebbero: i politici li hanno invitati, la GDO ci ha investito persino la reputazione ed un mucchio di denaro, eppure ... neanche se concedessero i medicinali di classe C ci verrebbero. Ciò che funziona nel nostro sistema è la personalizzazione del servizio (rapporto umano + professionalità): gli unici che parlano, e troppo, sono i sani, quelli che in farmacia non ci vanno e hanno il mondo in mano perchè accedono ad internet. Meglio un pò di riflessione, la lettura di qualche esperienza estera, di storia del nostro Paese e di reale conoscenza della società. Scrollate, scrollate pure la pianta, ma non illudetevi di non assumervi la responsabilità nei confronti di vostro figlio, di vostro fratello, di vostro padre, che non troveranno nel vostro disegno un riferimento amichevole e professioanle, che li conosce, vicino a casa. L'ipermercato è una strada di business, massifica e non rende felice chi vi lavora, non fa più risparmiare e offre qualità media. La farmacia corner dell'ipermercato è comoda, ma coesistente con quella del paese ... ma se ne dovessimo sceglierne una? Quando siete forti pensate ai deboli che conoscete ... Sottoponiamo ad esami professionali ed attitudinali ogni cinque anni i farmacisti titolari, mandiamoli in pensione a 70 anni e vedrete che ricambio!
Buona notte a chi dorme, si calmi colui che non trova pace nell'invidia e parliamo di cose vere.
NORLEVO 19 giugno 2007 00:00
SE PASSA LA LIBERALIZZAZIONE,POTETE RISPARMIARVI LA SCRITTA -DA VENDERSI SU PRESENT. DI RICETTA MEDICA- ALTRO CHE NIMESULIDE . SE SI ENTRA IN GUERRA ,OGNI MEZZO DIVENTA LECITO E ADDIO CONSIGLIO PROFESSIONALE CHE DOVREBBE RIGUARDARE IL PAZIENTE VISTO COME TALE.NON ESISTE IN NESSUN RAMO DEL COMMERCIO UNA SITUAZIONE PER CUI CHI VENDE DEBBA RIFIUTARSI DAL FARLO ,SAREBBE CONTRO LA FISIOLOGIA DEL MERCATO .LO SO CHE MOLTI TITOLARI LO FANNO ,...........
NORLEVO 22 giugno 2007 00:00
E ancora aspetto commenti sulla mia del 19-6.Intanto ci tengo a fare una distinzione tra collega-coop e collega-farmacia.In farmacia se il titolare vuol negare un farmaco anche solo in quanto inadatto al paziente, lo fa in quanto ha le spalle coperte da quello che guadagna con il SSN,e quindi economicamente non ha grossi problemi anche a consigliare una terapia alternativa e meno cara.La stessa cosa capirete non potrebbe mai succedere qualora il collega campasse solo di extra SSN.CHE poi con tutte le garanzie economiche ancora presenti molti titolari facciano i bottegai dando tutto a cani e porci senza un minimo di anamnesi, questo lo so diventa dequalificante per tutti.Quindi non ha nulla a che vedere la querelle riguardante parole tipo ESPERIENZA-CONTROLLI-ORARI-TURNI ecc...ecc..che potrebbero benissimo essere espletati dai colleghi in proprio o nella GDO.Questo partendo dal presupposto che il farm. non si comporti semplicemente come una sorta di magazziniere del medico, ma quando chiamato in causa sappia prendersi le sue responsabilitA....E CHI VUOL CAPIRE CAPISCA A COSA MI RIFERISCO.
marcella tocci 18 luglio 2007 00:00
Un medico può fare il medico in ambulatorio o ,indifferentemente, nel deserto....se il medico è serio lo sarà pure nel deserto. Un chirurgo può operare bene anche se gli strumenti del mestiere non sono suoi. Un insegnante può essere un educatore stupendo, anche se non possiede una scuola. Le farmacie comunali non sono di proprietà di un farmacista e funzionano benissimo. Gli ospedali non sono proprietà dei medici e nessuno si agita per questo. PERCHE' I FARMACISTI DEBBONO ESSERE UN CASO A PARTE????????????????
OVVIO! 19 luglio 2007 00:00
Un macellaio può fingersi medico, se ha un camice bianco
Un chirurgo con la falce ammazza la gente
Un analfabeta di solito insegna cazzate
Le farmacie comunali sono farmacie e gli ospedali “luoghi”.

Perché il macellaio deve vendere gli involtini in tabaccheria??????

Ovvio, no?
Lisa 28 luglio 2007 00:00
Ho letto il commento del sig."ovvio" in risposta alla sig.marcella....che non farebbero 'sti farmacisti titolari per pararsi il c.! Negano proprio l'ovvio....se un farmacista è serio lavorerà bene ovunque, è inutile che ci giriamo intorno, lavorerà bene pure alla coop. I muri della vecchia farmacia garantiscono(o meglio, garantivano,)solo l'incasso del proprietario.E' solo questione di tempo, per quanto i titolari tramino e "lobbyno" la strada è segnata, la breccia è fatta,rassegnatevi ed arrendetevi onorevolmente.
OVVIO! 24 agosto 2007 00:00




Rispondendo, con colpevole ritardo e me ne scuso, alla signora Lisa, pregiudizialmente chiarirò di non essere farmacista, e quindi di non dovermi rassegnare a nulla di personale, e delle lobbyes vere o presunte “nun me ne po’ fregà de meno” come si dice dalle mie parti.

Tanto premesso. ho invece da lamentarmi come cittadino perché, non essendo ora in discussione la figura del professionista (che personalmente comunque mi dichiaro incompetente a valutare, e né so quanto la signora Lisa sia più qualificata di me), l’unica cosa che certamente appare ovvia è la incapacità dello stato a penetrare con la legge quei “muri della vecchia farmacia” , come pittorescamente la Signora immagino abbia voluto rappresentare la “selva” di privilegi che si sbandiera esistano a favore di questi dottori.
Infatti, come usa in questa nostra democrazia decadente, invece di risolvere il problema si cerca di aggirarlo con panacee ridicole e risibili. Le carceri sono piene?... facciamo uscire i carcerati. Le farmacie blindate?... mettiamo i farmacisti nelle coop!

Ed ora nemmeno più. Vinta l’inclita battaglia dei medicinali insieme alle cipolle, ora se ne apre un’altra di identica logica:
«se cipolle e medicinali si vendono insieme, è evidente che l’ortolano è sufficiente».

Ebbene, mi dispiace per la signora Lisa, per l’onorevole Poretti, e per la mia amica Annamaria, che spero non si adirerà del mio dire, io affermo che la presenza del farmacista è essenziale, anzi, addirittura più importante dove medicamenti si vendano senza licenza medica che non dove la distribuzione sia regolamentata da ricette timbrate e firmate!

Il perché?... mi sembra talmente ovvio che proprio a me non toccherebbe dirlo!

Perché dove c’è la “ricetta”, questa riporta esattamente tutto quanto necessario per individuare univocamente il prodotto, e quindi basterebbe qualcuno capace di leggere (ora più facile con le ricette scritte al PC) e trovare negli scaffali la giusta scatolina.
Ed uno scrupoloso archivista potrebbe funzionare addirittura meglio del farmacista!
Fra il farmaco “importante” ed il male, ci sarebbe comunque almeno uno specialista qualificato, il medico (contro i due di oggi, medico e farmacista) che conosce il paziente ed ha scelto il medicinale adatto alla bisogna!

Per i “farmaci da banco”, che sempre farmaci sono, altrimenti staremmo qui a discutere di niente, fra il male ed il bottegaio venditore di cipolle cosa rimane?... La libera ma certamente non obiettiva interpretazione dell’infermo, la competenza della comare della porta accanto, l’esperienza della signora compagna di permanente che ci ha raccontato di “aver avuto anche lei la stessa cosa tale e quale…” e di averla curata benissimo così e così… O naturalmente la diagnosi telefonica della mia amica tuttologa Annamaria.

E cos’altro?... beh!... anche l’ingordigia delle case farmaceutiche, che mica abbiamo arginato!... e se prima erano costrette a molcire i signori farmacisti per ottenerne grazie e preferenza, dovendo anche superare la reticenza di quelli in qualche modo preoccupati della propria reputazione di esperti del settore, ora saranno costrette a molcire i venditori di cipolle per gli stessi interessi di prima, ma con maggior facilità e profitto, perché il venditore di cipolle, non avrà remore morali in un campo a lui sconosciuto, e di buon grado seguirà i “consigli spassionati” dei rappresentanti.

O vogliano affermare a priori che i venditori di cipolle sono tutti galantuomini ed i farmacisti tutti disonesti?... e se pure così fosse, come faremmo a riconoscere un farmacista sotto mentite spoglie?... Facendogli odorare una cipolla?...
E poi in base a questo diamo l’antipiretico o il sulfamidico, l’antibiotico o il cortisonico a nostro figlio?

Signora Lisa, mi scusi l’ardire, ma lei, un figlio ce l’ha?

Perché il dubbio che mi viene… è ovvio!, o no?
Lisa 24 agosto 2007 00:00
Egr. sig. Ovvio, il suo ritardo nella risposta è forse attribuibile alle ferie estive, e allora mettiamo il caso che suo figlio si sia fatto una brutta ferita con il vetro sulla battigia....mettiamo il caso che perda sangue.....si avvicina un tale, con il necessario per la medicazione, le mostra il patentino, è un medico, non c'è dubbio...lei che fà, rifiuta di far medicare il pargolo perchè il medico non è protetto dalle mura dell'ambulatorio, oppure si rende conto che se il medico è un vero medico, se è capace di fare il medico, se si è laureato per fare il medico, può fare il medico dappertutto? ....sulla spiaggia, sotto al tavolo, alla coop ecc.ecc.??
OVVIO! 24 agosto 2007 00:00
Egregia signora Lisa

Mettiamo il caso che lei col suo cutter abbia uno scuffiamento in mare e finisca sotto rischiando di annegare.

Al tizio che la sta riportando a galla tirandola su per la sua treccia bionda, che gli chiede, se è un parrucchiere diplomato?

Mi scusi se non ho capito la sua delucidazione, ma a me il suo è sembrato un esempio del cazzo!
Cincinnato 25 agosto 2007 00:00
La farmacia del mio piccolo paese campa grazie a tutte le schifezze che vende oltre ai medicinali, ma campa appena appena.
Se gli togliete qualcosa e lo date al supermercato, che campa anche lui a stento, questa chiude, e noi vecchi per i medicinali diventiamo schiavi di chi ha la macchina per andarceli a comprare a Piane... che sò dieci chilometri.

E quanti paesi in Italia stanno come noi?
Lisa 25 agosto 2007 00:00
Rinuncio a tentare di farmi capire da mister Ovvio. Forse ho un difetto di comunicazione oppure... Ci tengo però a chiarire al forum il mio pensiero:Tutto il sistema di distribuzione del farmaco andrebbe rivisto e riorganizzato. Non credo che sia opportuna una deregolamentazione assoluta, per salvaguardare piccoli centri e frazioni scarsamente appetibili, ma una grandissima diminuzione del quorum della pianta organica delle farmacie è indispensabile. Ogni farmacista deve essere libero di aprire bottega, nel rispetto del suddetto quorum. Il binomio salutistico è farmaco-farmacista e non farmaco-farmacia.Perciò via libera a supermercati, erboristerie o quant'altro, purchè sia il farmacista a comunicare con il paziente ed a dispensare la scatoletta, sia di aspirina che di valium, dato che tutto può essere pericoloso, se viene assunto in modo improprio, pure un lassativo. Dove c'è il farmacista ci può essere il farmaco. Questo è il mio pensiero,e pare che anche la Comunità europea la pensi così.Mi sono spiegata meglio, adesso?
OVVIO! 25 agosto 2007 00:00
Ora si, signora Lisa, che si è spiegata chiarissimamente!
Il suo pensiero ha delle pecche ma ora è comprensibile anche a me, che sono limitato.
Ma se sapeva spiegarsi così bene, perché non l’ha fatto prima?

Non polemizzo, questo è secondario; vediamo invece dove (a mio avviso “ovviamente”!) lei dice bene, e dove io ci sento puzza di bruciato.

Sissignore che il sistema di distribuzione del farmaco vada riorganizzato!... presto e bene!... concordo con lei aggiungendo che potrebbe essere addirittura considerata una emergenza.
In altri forum più specifici (e con altri niknames) ho sostenuto questa tesi con interventi dettagliati e circostanziati accuratamente che qui a “Di la tua”, forum generico e non tecnico, non serve riportare.

Sissignore che il binomio salutistico è farmaco-farmacista, come dice lei, ma forse più ancora, in una filosofia più moderna di approccio al male è in una collegialità paziente-medico-farmaco-farmacista e che nemmeno una aspirina o un antistaminico possono oggi essere impunemente lasciati all’arbitrio del “venditore di cipolle” che dicevo in altro intervento.
Purtroppo il proliferare di insofferenze allergiche (o peggio) inducono ad una prudenza grandissima addirittura (sintomatici alcuni gravi episodi di quest’estate) verso le creme cosmetiche cosiddette protettive contro l’irradiazione solare!

Assolutamente no invece sul resto, sul dove, sul come distribuire i farmaci, a pioggia, distruggendo regole imperfette, ma già esistenti ed in qualche modo funzionanti con il nulla di una regolamentazione “Ottima ed efficacissima” ma di la da venire e per ora solo “in mente dei”.

“Prima” si fanno le regole nuove e migliori, “Poi” si verifica che migliori lo siano veramente, ed “Infine” si abrogano le vecchie. Così è la cura del buon padre di famiglia che non butta i figli nel fosso!

Perché dico questo? Guardi lei stessa, già su questo generico forum di “Di la Tua”, c’è attivo un altro topic che parla di “Levare l’obbligo del farmacista”… uno scalmanato? Non lo so, ma comunque una parlamentare della maggioranza di Governo!

Si lavora allo sfascio, signora Lisa, non al “sistema di distribuzione del farmaco che andrebbe rivisto e riorganizzato” come con subdolo eufemismo dice lei quando decide di spiegarsi per far capire a tutti, anche a quel cretino di OVVIO! (tutte maiuscole ed un punto esclamativo, grazie, è un marchio e non un avverbio)!...
Qui si vuole aprire l’armadietto dei veleni e versarlo per strada per il piacere di qualche sniffatore e di qualche affarista, non per rendere un servigio al cittadino!

Ecco perché OVVIO! s’incazza e manda vaffanculo (che oggi legalmente si può fare) gli azzeccagarbugli (che è ormai legalmente vietato indicare) che cercano di manipolare le carte in tavola!

Non le chiederò, Signora, se per lei è ovvio, perché lei queste cose le sa meglio di me, ma lo ripeterò agli altri utenti:

Non vogliono fare il nostro bene, ma i cazzi loro!

Ovvio, no?

POST SCRIPTUM – Se un mio caro, o un mio amico, o una persona umana qualsiasi muore per una pozione sbagliata, un bisturi smaneggiato, o una pratica indotta con incompetenza, devo sapere chi è il responsabile, perché io, come tutti, non voglio giustizia, voglio vendetta!
Francesco 26 agosto 2007 00:00
Per Lisa.

Quello che lei afferma è chiaro come il sole.
Purtroppo c'è sempre chi è sordo ad ogni ragionamento. I farmacisti titolari sono, come sempre, insensibili ad ogni ragionamento ed ogni volta che si ipotizza la possibilità che nella loro riserva di caccia possa entrare anche qualche altro mandano all'attacco il loro esercito.
Qualcuno è intervenuto per dire che i farmacisti dei piccoli paesi se la passano male. Non è affatto vero. Al di sotto di un certo reddito interviene Pantalone.
Non mi pare che lo faccia per i fornai e mi pare evidente che il pane è importante almeno quanto il farmaco.
Schifato 27 agosto 2007 00:00
Ovvio- luciomusto; ma quella puttana di tua figlia prende la percentuale sui preservativi?
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