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Comunicato
29 novembre 2005 0:00
Roma, 29.11.2005. La giornata mondiale dell'Aids del prossimo primo dicembre, ci offre lo spunto per alcune considerazioni sulla diffusione della malattia, in relazione ai dati che vengono forniti sulla espansione dell'Aids. Se vogliamo paragonare i dati della diffusione dell'Aids con un'altra malattia infettiva, per esempio l'epatite C, appare evidente l'allarmismo diffuso. Nel mondo ci sono, secondo l'Oms, 40 milioni di infetti di Aids ma ci sono 170 milioni affetti da epatite C; in Italia ci sono 120mila sieropositivi per il virus Hiv che, trasformandosi nella forma conclamata (Aids), ha provocato 156 morti a giugno 2004 (427 nel 2003), mentre ci sono 2 milioni di affetti da epatite C che ha causato 10mila morti l'anno. Se vogliamo considerare la mortalita' come elemento di preoccupazione sociale, dovremmo, con tutta evidenza, spostare la nostra attenzione verso quelle che determinano un numero maggiore di morti. Certamente l'Aids e' una malattia che va combattuta, soprattutto con la prevenzione, cioe' con l'utilizzo del profilattico, il cui utilizzo e' sollecitato dal ministero della Salute ma la cui diffusione, per esempio nelle scuole, e' osteggiata dal ministero dell'Istruzione e dal Vaticano, che predica la castita'. Rimane il dubbio che quella che fu definita "la peste del secolo" in verita' abbia avuto tanta attenzione perche' legata alle pratiche sessuali. Insomma un film gia' visto.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
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