Redde rationem per Alitalia. Potremmo citare il versetto del Vangelo: rendimi conto della tua amministrazione, perche' non potrai piu' amministrare. Un dramma per il personale, certo. Nel 2001 dicevamo che l'Alitalia correva verso il precipizio, ora il baratro e' arrivato. Di chi la colpa? Non certo degli utenti che hanno continuato a pagare biglietti carissimi per tratte monopolistiche, ma di partiti e sindacati, ognuno interessato a coltivare il proprio orticello, fregandosene del campo (Alitalia) che andava in malora. Chi si preoccupava dei 19 anni, su 20, di bilancio in rosso? Nessuno, o meglio qualche sfigata associazione di consumatori. Chi elargiva allegramente soldi pubblici (5 miliardi e 187 milioni di euro in 10 anni) per turare le falle della "nostra compagnia di bandiera"? I partiti e relativi governi, da Prodi a Berlusconi (1). Il bello, o brutto, e' che oggi gli stessi partiti e sindacati, responsabili del disastro, si atteggiano a salvatori della patria, dicono: vogliamo salvare la "nostra compagnia di bandiera", vogliamo salvare l'italianita' di l'Alitalia (ci ricorda Antonio Fazio, gia' governatore della Banca d'Italia, che voleva salvare l'italianita' delle banche), vogliamo salvare 20mila posti di lavoro! Ora, o si mangia la minestra o ci si butta dalla finestra. Il bello, o brutto, e' che nessuno straccia tessere, di partito e sindacato, e manda al quel paese i propri dirigenti. Cosi' e'.
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