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Comunicato
28 ottobre 2003 0:00
MA DOVE SI VUOLE ARRIVARE . LA' DOVE NEANCHE LA CHIESA ROMANA VORREBBE?
Firenze, 28 Ottobre 2003. Le reazioni alla sentenza di un magistrato del Tribunale de L'Aquila che ha condannato la presenza della croce cattolica in un'aula scolastica, sono la cosa piu' preoccupante. Molto piu' preoccupante della sentenza in se' (sia per i dettrattori che per gli estimatori). Il ministro di Giustizia ha avviato un'inchiesta, politici di varie tendenze si sono sbracciati nella difesa della loro cultura, ma non della legge e, cosa a nostro avviso piu' grave di tutte, il presidente della Repubblica e' intervenuto per commentare negativamente una sentenza di primo grado di un tribunale.
Va bene che chi e' contrario si sia messo anche a cercare nel cestino dei rifiuti domestici del magistrato che ha emesso la sentenza per cercare di mettere in luce la sua presunta perversione civica, civile e giudiziale, ma che le autorita' che ci devono garantire il diritto e il rispetto delle leggi intervengano a sproposito, questo proprio non ci va giu'.
Sia chiaro, non si tratta di essere favorevoli o meno alla sentenza del giudice de L'Aquila. Noi lo abbiamo detto, se si vuole combattere la troppa presenza della Chiesa romana nella scuola o altrove, il metodo giudiziario non ci sembra il piu' opportuno: primo perche' stante le cose e' garantito che vince la Chiesa romana con il consolidamento dei suoi poteri economici (tipo l'obbligo dell'8 per mille), secondo perche' non e' inasprendo le posizioni che si possa arrivare alla convivenza pacifica.
Ma si tratta di certezza del diritto, e che il presidente della repubblica, cioe' il maggiore garante di quella separazione dei poteri che e' alla base del nostro contratto civico e costituzionale, intervenga per condizionare uno di questi poteri (quello giudiziale) e' un pessimo segnale. Che potrebbe portarci la' dove neanche la Chiesa romana oggi vorrebbe, cioe' alla repubblica confessionale.
Come c'e' stato un giudice a L'Aquila che ha sollevato il problema del crocifisso dal punto di vista giuridico, ci saranno alcuni legislatori e rappresentanti istituzionali che hanno voglia di sollevare questo non secondario problema? A nostro avviso ne va della liberta' di tutti, credenti cattolici romani o meno o non-credenti.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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