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ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA CASALINGHE
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Comunicato 
22 aprile 2004 0:00
 

I DATI DI UN FLOP SU CUI SI VUOLE CONTINUARE FACENDO PAGARE PANTALONE E SENZA ALCUN BENEFICIO PER GLI ASSICURATI. L'ALTERNATIVA C'E'!

Firenze, 22 Aprile 2004. Il rapporto della Fondazione Censis sul valore della sicurezza in Italia, presentato lo scorso mese di marzo, ci fa conoscere, per il 2002, i dati e i risultati dell'assicurazione obbligatoria per le casalinghe, cosi' come previsto dalla legge n.493/1999. Dal 1 marzo del 2001 tutti coloro che svolgono un'attivita' non remunerata nell'ambito delle mura domestiche, con un'eta' compresa fra 18 e 65 anni, sono stati obbligati a versare 12,91 euro ogni anno allo Stato che, attraverso l'Inail, dovrebbe garantire un'adeguata rendita mensile nel caso di infortuni uguali o superiori al 33% (tranne la morte).
I dati del Censis fanno sapere che le persone assicurate sono state 1.727.720, mentre le richieste di indennizzo in seguito a infortuni sono state 982, 23 delle quali hanno avuto soddisfazione, cioe' poco piu' del 2%.
Se facciamo due conti, sottraendo forfettariamente un 10% che presumiamo non paghino il premio assicurativo perche' esentati grazie ad un reddito al di sotto del previsto, l'Inail risulta aver incassato poco piu' di 20 milioni di euro (20.074.378,68 con precisione). Un cifra con cui dovrebbe garantire l'indennita' ai 23 "fortunati" e pagare tutte le relative spese, incluso il mantenimento di chi (Federcasalinghe) e' demandato alla gestione della vicenda. Miracoli della gestione economica o incremento della voragine su cui galleggia storicamente l'Inail? Ognuno giudichi come puo'!
Ma vediamo le prospettive.
Sia Federcasalinghe che il presidente dell'Inail, sono consapevoli che il limite del 33% di invalidita' e' alquanto alto rispetto alla realta' degli incidenti domestici, e quindi pensano che siano positive le proposte di modifica legislativa che vogliono innalzarlo. Questo vuole dire che, o mandano la guardia di finanza casa per casa per scovare gli evasori e quindi incrementano gli introiti, oppure fra qualche anno si ritroveranno con una diminuzione fisiologica degli assicurati (il rapporto 982/23 non e' un incoraggiamento a pagare il premio) e un aumento di coloro che riusciranno ad ottenere l'indennita'. Chi paga? Ovviamente l'Inail, cioe' tutti noi che contribuiamo alla voragine di cui sopra.
Ci domandiamo se ne valga la pena continuare in questo modo.
Oppure se, facendo salvo il principio dell'assicurazione per gli incidenti domestici, si' che ognuno costi il meno possibile alla comunita', non si debba studiare un modo diverso. Per esempio, trasformare l'obbligo in volontarieta' e affidare tutto al mercato privato, con incentivi fiscali specifici che favoriscano premi bassi e maggiore accesso. La nostra e' solo un'idea, per il momento, ma abbiamo l'impressione che cio' che lo Stato perderebbe da questi introiti fiscali per le agevolazioni, sarebbe molto meno di quanto oggi esborsa (sempre tramite la voragine dell'Inail) per mantenere l'attuale sistema. Non solo, ma la decisione volontaria eviterebbe anche il ridicolo limite del 33%, perche' ognuno potrebbe decidere per proprio conto: soprattutto non sentendosi piu' costretto a versare una vera e propria gabella che chiamare inutile e dannosa e' solo per non voler infierire su chi ci sta costruendo le sue fortune politiche.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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