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Autovelox Firenze. Le motivazioni del Tribunale di Firenze sono sconcertanti e saranno ribaltate
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Comunicato 
1 giugno 2013 10:29
 
Abbiamo letto con sconcerto le motivazioni con cui il giudice Luca Minniti del Tribunale di Firenze ha dato ragione al Comune di Firenze relativamente agli autovelox sui Viali Fiorentini.
Ebbene, il giudice riconosce la tassatività delle caratteristiche strutturali necessarie affinché il Comune possa utilizzare autovelox fissi sulle strade urbane di scorrimento, quali la banchina pavimentata a destra e la presenza di semafori ad ogni intersezione. Poi però sostiene che tali caratteristiche devono essere presenti solo sul tratto di strada dove è installato l’autovelox, dove per “tratto” si può intendere anche il solo spazio di fronte all’apparecchio. Poco conta che qualche metro prima o dopo l’autovelox siano presenti intersezioni non semaforate o non sia presente la banchina. Ad esempio, l’autovelox di Viale Gramsci è preceduto a pochi metri da un’intersezione non semaforata con Via Benedetto Varchi, mentre quello di Viale Lavagnini è seguito dall’intersezione non semaforata con Via Cristoforo Landino. Per il nostro giudice, evidentemente, l’importante è che tali intersezioni non siano proprio di fronte all’autovelox.
Il giudice va oltre, operando una totale relativizzazione delle caratteristiche tassative, quali la banchina pavimentata a destra. Per Minniti, poiché la legge non prevede una larghezza minima specifica, la banchina può essere teoricamente anche di un centimetro. Eppure, la ratio della norma è quella di preservare lo scorrimento del traffico sulle strade che portano questa classificazione: nel caso di veicoli in panne, la banchina pavimentata a destra permette una fermata d’emergenza senza intralciare, appunto, lo scorrimento. Sui Viali fiorentini, invece, è difficile che la banchina possa svolgere questa funzione visto che, anche quando c’è, non c’entra neanche una bicicletta.
E’ evidente che una tale interpretazione è illogica in quanto svuota completamente la norma, lasciando totale discrezionalità alla Pubblica Amministrazione. Ricordiamo invece che la norma aveva proprio l’obiettivo di limitare l’abuso degli autovelox da parte della PA, a tutela dell’utente della strada e della sicurezza.
Se l’orientamento del Tribunale di Firenze, e del giudice Minniti in particolare, fosse confermato, i Comuni potrebbero tornare a installare autovelox à gogo nelle città. Siamo certi che alla fine la giustizia italiana (e fiorentina!) saprà rimediare, seppur malconcia e talvolta troppo indulgente alle pretese della PA. Queste sentenze gridano vendetta e faremo tutto ciò che ci è possibile per portare la questione all’attenzione di giudici più attenti ai diritti dei cittadini nei confronti dei loro amministratori, come lo sono stati fino ad oggi la grandissima parte dei giudici di pace di Firenze (85% dei ricorsi accolti) e la stessa Corte di Cassazione.

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