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LE BANCHE NON CAMBIANO PELLE E IL GOVERNO LE PREMIA
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Comunicato 
14 agosto 2006 0:00
 

Firenze, 14 agosto 2006. A parlar delle banche si rischia di essere banalmente brutali. L'esperienza quotidiana che ricaviamo dalle segnalazione degli utenti e' sconfortante. L'ultima disavventura raccontataci riguarda l'"usurpazione di fideiussione". In pratica il signor X che nel 1998 aveva garantito un prestito (poi estinto) del signor Y, si e' automaticamente trovato a garantire anche un finanziamento attivato (da Y) nel 2004.

Di fronte a situazioni come queste (che fanno anche un po' ridere chi non le vive direttamente) e con la tradizionale propensione al "fottere il cliente" delle banche nostrane, l'Associazione degli istituti di credito, non fa una piega. Anzi. Dopo le nuove regole dettate dalla legge Bersani, l'Abi precisa, interpreta, tendendo a minimizzare o ad annullare gli effetti della riforma appena approvata.
Prima emana una circolare in cui sostiene che non e' vero che tutte le spese sono annullate quando un conto corrente viene chiuso, ma al cliente sono addebitabili le spese a valle dell'estinzione. Secondo i burocrati dell'Abi sono quelle generate da ulteriori servizi richiesti dopo la chiusura del rapporto. Un'esemplificazione pratica (si fa per dire) e': spese sostenute dalla banca in presenza di prestazioni fornite da terzi per il trasferimento di titoli. Al contrario, la nuova legge esclude l'imputazione delle sole spese strettamente inerenti la chiusura del rapporto. Questa interpretazione restrittiva e ambigua dell'Abi generera' di tutto, e a svantaggio del cliente. Infatti, le care banche si inventeranno tante spesucce a valle della chiusura che nella sostanza tenderanno a lasciare le cose invariate.

Alle banche, poi, un regalo glielo ha gia' fatto il Governo che ha modificato le previsioni originarie della legge che trattava dell'adeguamento dei tassi di interesse, attivi e passivi, in conseguenza delle modifiche da parte della Bce (la Banca centrale europea). Nella prima versione, infatti, si diceva che le variazioni "devono operare, contestualmente e in pari misura, sia sui tassi debitori che debitori". Nella versione definitiva e' scomparsa l'espressione "in pari misura" e il tutto si e' trasformato in un piu' equivoco "le variazioni ... si applicano con modalita' tali da non arrecare danni al cliente". Immaginate come intenderanno le banche queste parole. E gia' la solita Abi ha emanato una circolare per dire alle loro associate come fare per continuare a "fottere" il cliente. Ci chiediamo, ma era proprio necessario che il Governo regalasse queste ambiguita' alle banche? E' in base a quale loro merito sono state premiate? Insomma, il Governo vuole veramente cambiare l'Italia o si accontenta di una mera presa per i fondelli?
Domenico Murrone, consigliere Aduc
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