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IL BLACK-OUT ENERGETICO CHE QUALCUNO VORREBBE FAR SPARIRE NEL NULLA
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Comunicato 
3 aprile 2004 0:00
 

Firenze, 3 Aprile 2004. L'Autorita' per l'energia ha concluso, con un rinvio a giudizio, il processo istruttorio contro l'Enel per il black-out dello scorso 26 giugno 2003, quello che fece trovare 6,6 milioni di utenti (su un complesso di 29,26 milioni connessi alla rete) all'improvviso senza corrente elettrica, perche' nessuno li aveva avvisati del distacco, come, invece, avvenne per quelli successivi, i cosiddetti "distacchi programmati", che possono essere al massimo di 90 minuti.
Ora ci sono le condizioni per esaminare in un dibattimento pubblico se l'imputato e' colpevole o innocente. La pena possibile e' di una sanzione fino a 150 milioni di euro
L'indagine e' stata affrontata dalla parte dell'utente, considerando i disagi che ha dovuto subire nonostante avesse siglato un contratto che lo garantiva del fabbisogno: l'Enel non ha acceso le centrali necessarie a questo fabbisogno, perche' all'epoca erano ferme per periodi di tempo superiori a quelli previsti per la manutenzione o il ripristino.
Su un altro capo d'imputazione presente lo scorso 6 dicembre quando fu avviata l'indagine, l'Enel e' stata invece assolta: come acquirente unico che, appresa la riduzione delle importazioni dalla Francia, non si sarebbe adoperata per l'acquisto di energia da altri mercati o da altri operatori. Restiamo perplessi su questa assoluzione, perche' restiamo convinti che l'Enel, da acquirente unico, avrebbe dovuto mettere al primo posto gli interessi dell'utenza piuttosto che dell'azienda, anche col rischio di ritrovarsi con acquisti di energia che poi non avrebbe utilizzato (non si capisce perche', da monopolista, l'azienda non debba anche pagarne lo scotto, rispetto ad una garanzia di operare in un mercato in cui la parola concorrenza -e relativi costi per affrontarla- e' sconosciuta).
Prendiamo atto dei capi d'imputazione che restano, evidenziando che alla base di questo rinvio a giudizio rimane la violazione di un contratto: quello che l'Enel ha stabilito con lo Stato per il servizio minimo e quello che sempre Enel (direttamente o meno, poco importa) ha stabilito con i singoli utenti. Lo stesso contratto che a nostro avviso e' stato violato con il black-out dello scorso 28 settembre, e su cui auspichiamo che l'Autorita' usi altrettanto metro di impostazione e giudizio. Perche' se il danno c'e' stato, nonostante le diffuse sirene dell'Enel e del Grtn (gestore nazionale della rete), non e' stato per intervento divino o imprevedibile, ma per un sistema gestionale che non ha funzionato in presenza di uno sbilanciamento per problemi sulla rete svizzera connessa a quella italiana.
Aspettiamo fiduciosi insieme ai 700 mila italiani che, seguendo i nostri consigli, hanno gia' messo in mora il loro gestore per ottenere il rimborso forfettario di euro 25,82: naturale conseguenza del riconoscimento di una responsabilita' da parte delle autorita'.
Mentre e' bene ricordare che i risultati delle indagini predisposte in materia dal Governo (che sono finite e che per indiscrezioni, gia' dallo scorso dicembre, si sa che non sono favorevoli all'Enel), sono ancora segretate, in attesa che il ministro delle Attivita' Produttive "trovi il tempo" per leggerle e renderle pubbliche.
Noi temiamo che piu' d'uno (diretti responsabili e autorita' governative) stia cercando di morfinizzare gli italiani che il 28 settembre sono rimasti per non poche ore (dalle 3-4 ore fino all'intera giornata e oltre) senza elettricita'. Fidando sul "tempo che tutto porta via".
Noi restiamo vigili e determinati: se un contratto viene violato unilateralmente, chi ne e' responsabile deve pagare all'altra parte che subisce. Salvo in caso di forza maggiore, che l'Enel vuol farci credere essere quella -per restare al rinvio a giudizio dell'Autorithy- di aver lei, di sua iniziativa, deciso di non rispettare i tempi massimi di manutenzione e ripristino delle centrali ferme. Che equivale a dire che la "forza maggiore" e' cio' che l'Enel stabilisce essere tale rispetto alle sue esigenze .... neanche il potere monopolista le basta ....
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
A questo indirizzo la cronistoria e gli aggiornamenti sulla vicenda:
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