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Comunicato
4 giugno 2004 0:00
Roma, 4 Giugno 2004. L'allarme suscitato dalla crisi della Bse ha stimolato una grande attenzione verso i prioni, quali agenti infettanti di diverse specie animali. Proprio in questi giorni e' stata inaugurato in Francia un centro di ricerche sulle malattie provocate dai prioni, il "NeuroPrion", che si articola su 4000 metri quadrati di superficie e coinvolgera' nella sua attivita' 52 istituti di ricerca di 20 Paesi diversi (compresi Islanda, Svizzera e Israele), costituendo un centro di riferimento e di ricerca di eccellenza. Il prione piu' noto ai consumatori e' quello che ha provocato la Bse (encefalopatia spongiforme bovina, malattia del cervello dei bovini, causata da mangime di farine di carne e ossa prodotte da carcasse di animali), ovvero la "mucca pazza", che dal 1996 ha causato un danno impressionante all'Unione europea: 90 miliardi di euro e 141 persone decedute nella sola Gran Bretagna, Paese maggiormente colpito dalla Bse. Nel 2003 in Italia il numero di bovini affetti da Bse, e' stato di 29 capi. Nuove ricerche, condotte dalla Scuola di veterinaria di Tolosa (F), hanno rilevato la presenza di prioni nel muscolo di pecore affette dalla malattia degenerativa tremolante, della famiglia della Bse (1), mentre ricercatori spagnoli hanno accertato la possibile trasmissione di malattie prodotta da prioni dalle mucche ai maiali (2). Il coordinamento delle ricerche sui prioni da parte di un unico Istituto non puo' che rendere soddisfatti i consumatori. Purtroppo con 8 anni di ritardo dall'inizio della crisi epidemica e con danni incalcolabili. Speriamo che l'esperienza serva da esempio.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
(1) Nature Medicine
(2) Journal of Neuroscience
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