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CANONE TELECOM. TRISTE E SENZA PROSPETTIVE IL PAESE DOVE I CANONI PER I SERVIZI SONO APPROVATI DALLE AUTORITA' DELLO STATO
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Comunicato 
14 dicembre 2006 0:00
 

Firenze, 14 Dicembre 2006. Ora che la questione e' definita, e che qualcuno si e' messo anche a cantar vittoria pur non avendo combattuto la battaglia, facciamo il punto sulla questione canone Telecom Italia. Il neo amministratore ha deciso di lasciar perdere dopo che aveva capito che l'Autorita' delle Comunicazioni avrebbe bocciato la richiesta di aumento, e quindi crede di esserne venuto fuori a testa alta, strizzando l'occhiolino ai consumatori, come al solito pensando che questi ultimi siano proprio degli sprovveduti. Il signor Guido Rossi continui pure a crederlo e a modellare il servizio dell'azienda che amministra come se avesse a che fare con degli allocchi, ma prima o poi la bomba che ha in mano gli esplodera' e se accadra', stia certo che c'e' il nostro zampino.
Perche' Telecom Italia e' una bomba? Perche' se un'azienda regge il suo operato su un canone imposto dallo Stato e su un disservizio continuo... o l'Italia fa un salto indietro nel tempo trasferendosi nell'Unione Sovietica o qualcosa cambia. E per cambiare non ci sono alternative all'esplosione: le vie dolci sono una presa per i fondelli. Le liberalizzazioni soft contro il "liberismo selvaggio". La via italiana al mercato libero. Le aziende decotte su cui chi ci governa fa di tutto "perche' restino italiane". Si', mettiamo in vendita... ma resta la golden share. E cosi' di questo ritmo. Tutto con due grandi salvadanai da cui attingere senza ritegno e senza sosta: quello dei consumatori e quello dei contribuenti.
Tutto questo in un mondo di globalizzazione dei mercati e dei capitali. Un mondo e un'economia che per essere chiamati democratici, avrebbero bisogno della globalizzazione dei diritti. Ma su questo versante batte ancora il passo. Non solo. Ma anche li' dove questi diritti sono in teoria acquisiti, cioe' nel nostro ordinamento nazionale, calpestarli, travisarli, ingannarli e' musica quotidiana.
Come si puo' definire un Paese dove in gestore di un servizio ufficialmente privato e in un regime di concorrenza, per cambiare le proprie tariffe ha bisogno del benestare di una Autorita'? Noi lo chiamiamo triste e senza prospettive. Anche perche', al tentativo di applicare questo aumento e al naso storto che gli ha fatto l'Autorita', non c'e' stata reazione tipo ricorso, denuncia di autoritarismo di stato o cose del genere, ma un autoritiro consapevole che il privilegio di essere il gestore di Stato e di avere in mano il rubinetto di tutti gli altri gestori di telefonia fissa (l'ultimo miglio) e' bene che continui ad esser tale... altrimenti, per l'appunto, la bomba gli esplode in mano.
Siamo in epoca di liberalizzazioni e di diritti dei consumatori, ci dice e ci ripete il ministro allo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani. Ma le liberalizzazioni che vengono trattate sono quelle tipo i taxi (siamo ancora in fila ad aspettare una vettura....) non certo la telefonia fissa o -e sarebbe proprio il caso- l'abolizione delle Autorita' che, per il fatto stesso di esistere, sono un'umiliazione al buon senso, al mercato e alle prospettive economiche dello Stato e dei privati.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Pubblicato in:
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