|
Comunicato
4 agosto 2004 0:00
Firenze, 4 Agosto 2004. L'annunciato ricorso alla Corte Costituzionale, da parte del Governo, contro le decisioni del Comune di Genova (voto agli immigrati residenti da almeno 5 anni) e della Regione Toscana (riconoscimento coppie di fatto) e' la dimostrazione di come, per procedere alla definizione dei poteri autonomi legislativi occorra qualcosa di riferimento e, soprattutto, di preciso. Il risultato, altrimenti, e' di perdersi in eterne querelle, con destra e sinistra fintamente contrapposte, che hanno l'unico vantaggio di far perdere l'utilita' di certi provvedimenti, come quelli in oggetto, oltre i soldi pubblici.
Per quanto ci riguarda siamo favorevoli ad entrambi. Ma l'essere favorevoli non vuol dire che per metterli in pratica ci si debba accodare a quella che potremmo definire una sorta di legiferazione di fantasia. Comprendiamo la forzatura politica che le amministrazioni della Toscana e del Comune di Genova hanno voluto fare, ma, soprattutto per quella sul voto agli immigrati, non comprendiamo se sia utile partire sapendo gia' in principio che non esistono i presupposti normativi.
Per la Regione Toscana crediamo che i legislatori di questa Regione siano sostanzialmente nel giusto, in quanto non comprendiamo quale norma costituzionale possa essere violata nel riconoscere uguali diritti alla somma di due individui rispetto alla famiglia. In termini anagrafici si puo' appartenere allo stesso nucleo famigliare pur non avendo contratto un matrimonio: quindi l'anomalia sarebbe proprio nel non-riconoscimento di questo diritto. E leggiamo le opposizioni solo come l'ennesima dimostrazione di imposizione ideologico-religiosa, con la violenza delle leggi, di un unico modello di famiglia.
Per il Comune di Genova, invece, ci sembra decisamente avulso dal contesto normativo questa estensione del diritto di voto. Anche il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, aveva tempo fa espresso il suo consenso a questo tipo di nuovo diritto, ma aveva aggiunto che sarebbe stato necessario un provvedimento, che non crediamo proprio fosse di natura comunale. Perche', invece di far sprecare soldi e tempo alle autorita' dello Stato (decisione e ricorso contro hanno anche un valore monetario), il Comune di Genova non ha intrapreso iniziative per far si' che il vicepremier passasse dalle parole ai fatti? Meno eclatante? Non crediamo. Mentre siamo convinti che sarebbe stato sicuramente meno costoso per tutti, incluso il tempo di coloro che cercheranno di dare un costrutto normativo a questa decisione rispetto all'esistente (e crediamo che cosi' non e' stato anche perche' Fini non e' della stessa maggioranza che governa Genova . ennesima dimostrazione dell'assurdita' delle fazioni partitiche).
Federalismo, devolution, o come si preferisce chiamare questo tipo di struttura dello Stato, si confermano sensate solo se in un contesto normativo, e non perche' una parte politica, volendo far dispetto all'altra evidenziando le sue contraddizioni, decide di farlo con i soldi dei contribuenti.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
|