Firenze, 1 Agosto 2007. L'Office of Fair Trading (l'Antitrust britannico) ha multato per 180 milioni di euro (121,5 milioni di sterline) la compagnia aerea British Airways per condotta anticoncorrenziale nella fissazione dei biglietti aerei. Il vettore inglese si era messo d'accordo con la Virgin Atlantic sulla definizione del fuel surcharge (il sovrapprezzo per l'aumento del prezzo del carburante). La Virgin non ha pagato la multa perche', per l'occasione, ha fatto da "gola profonda". Altrettanta multa dovrebbe essere in arrivo dal Dipartimento di Giustizia degli Usa, per cui la Bea ha messo gia' da parte 350 milioni di sterline.
Oltre alla sensazione che la cifra provoca, facendo riflettere sull'uso decisamente deterrente che puo' avere (e rende ridicole le multe italiane di qualche migliaia di euro che le nostre Autorita' comminano),
la cosa ci colpisce per il tipo di provvedimento in se', e ci poniamo una domanda:
come mai in Italia tutti i vettori hanno un fuel surcharge identico? Il nostro Antitrust aveva nel 2002 multato Alitalia e altri vettori proprio per questo (1), ma con questi importi: Alitalia: 1,582 milioni di euro, per essere stata "promotrice e coordinatrice dell'intesa". 86 mila euro a Meridiana, 19 mila euro ad Alpi Eagles, 62 mila euro ad Air Europe, 52 mila euro a Volare Airlines e 35 mila euro a Air One.
Una bella differenza per gli importi, tant'e' che in Italia si continua....
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
(1) Qui il comunicato dell'Agcm dell'8 agosto 2002:
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