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Comunicato
12 settembre 2004 0:00
Roma, 12 Settembre 2004. Quando in un consenso di varia umanita' tutte le opinioni espresse coincidono, impulsivamente appoggio le spalle al muro ed estraggo la pistola. Possibile che con tanti cervelli in circolazione nessuno riesce ad esprimere una opinione seppur leggermente diversa, mi chiedo? Ovviamente il tirar fuori la pistola esprime, metaforicamente, uno stato di allarme. Questa sensazione l'ho avuta questa mattina leggendo gli articoli relativi al Festival di Venezia o meglio della mancata premiazione del film di Gianni Amelio, "Le chiavi di casa" a favore del film di Mike Leigh, "Vera Drake". Premesso che non sono un "esperto" cinematografico, rilevo che non v'e' stato critico cinematografico che non si sia scagliato contro la decisione della giuria (salvo omissioni di controllo e lettura). Il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, titola cosi' "Venezia tradisce Amelio, vince il film sull'aborto". Non cito gli altri giornali per carita' di patria. Insomma, visto che il Festival si svolge a Venezia (Italia), se e' anche premiato un film italiano va bene, altrimenti si tradisce. Cosa non si sa. Si sa molto bene invece l'origine di tale comportamento: si chiama provincialismo, malattia espressa dai componenti di una colonia (politica, culturale, economica, ecc.) quale e' purtroppo il nostro Bel Paese.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
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