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Golden share. Ottima condanna della Corte di giustizia europea . La doppia beffa nel settore della telefonia: consumatori danneggiati e aziende in mano straniere
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Comunicato 
26 marzo 2009 0:00
 
E' piu' che giustificata e condivisibile la condanna da parte della Corte di giustizia europea delle norme italiane sulla golden share. L'azione d'oro per lo Stato permane negli statuti di societa' privatizzate come Enel, Eni, Finmeccanica e Telecom, conferendo poteri che possono essere esercitati per motivi di interesse generale, difesa, sicurezza e sanita' pubblica. Il motivo della condanna: la golden share dissuade eventuali investitori, in quanto da un momento all'altro il Governo potrebbe decidere di utilizzare il potere riservatogli dall'azione d'oro (nomina amministratori, ecc.) (1) (2).
Questa politica ha prodotto risultati nefasti per i consumatori, condizionando il mercato e impedendo una concorrenza che consentisse qualita' ed economicita' delle offerte, senza neppure raggiungere l'obiettivo dichiarato del mantenimento in mano italiane dell'azienda, come, per esempio, nel caso di Telecom Italia.
A meta' degli Anni ‘90 lo Stato proprietario di Sip-Stet decise di venderla ma "all’italiana": il Governo si riservo' la cosiddetta golden share, vale a dire la possibilita' di imporre le proprie scelte nel caso non avesse gradito il nuovo azionista di controllo della societa'. Questa previsione allontano' molti potenziali e solidi pretendenti. Oggi Telecom Italia, dopo le note vicissitudini societarie (fatta di soci che volevano il controllo senza tirar fuori molti soldi), si trova con molti debiti, poche risorse da destinare agli investimenti e azionista principale e' il gigante spagnolo delle telecomunicazioni: Telefonica. Tutto anche grazie alla golden share.
La malagestione di Telecom Italia in questi anni, inoltre, ha condizionato lo sviluppo di tutto il settore che e' sempre piu' una giungla che fa degli utenti (residenziali e professionali) mera carne da macello.
Beffa delle beffe per i 'patrioti' che vedono nell'italianita' un valore a prescindere, oggi i principali gestori di servizi di telefonia (fissa e mobile) e Internet sono in mano straniere (3).
Ci chiediamo, a questo punto, come legislativamente e normativamente si tradurra' la condanna della Corte europea. Spesso le nostre istituzioni fanno orecchie da mercante quando la giustizia e le normative europee non convengono alla rimessa in discussione del loro potere di controllo. Una buona occasione per dare una svolta alla politica, all'economia e alle liberalizzazioni?
 
 
(1) La sentenza precisa che il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 10 giugno 2004 relativo, appunto, alla definizione dei criteri di esercizio dei poteri speciali detenuti dalla Stato per l'applicazione delle norme per l'accelerazione delle procedure di dismissioni di partecipazioni dello Stato e degli enti pubblici in societa' per azioni, 'e' formulato in modo generico ed impreciso'.
(2) Le nostre prese di posizione in merito: clicca qui
(3)
-Telecom Italia, ha come azionista di riferimento Telco, una societa' che a sua volta e' partecipata dalla spagnola Telefonica (con il 40%);
-Vodafone, che ha acquisito anche le attivita' di Tele2, e' inglese;
-Wind e' controllata dal gruppo egiziano Orascom, del magnate Naguib Sawiris.
-Fastweb appartiene alla società svizzera Swisscom;
-H3g-3 Italia appartiene alla conglomerata cinese Hutchison Whampoa;
-Bt Italia e' di proprietà di British Telecom, l’ex monopolista inglese che ha puntato in Italia esclusivamente alla clientela professionale;
-Tiscali, fondata da Renato Soru, e' da mesi sul mercato e non crediamo si faccia scrupoli di italianita'.
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