Lo scorso febbraio, a distanza di venti mesi dalla scomparsa, i corpi di Ciccio e Tore Pappalardi sono stati ritrovati per caso nel pozzo di una casa abbandonata di Gravina. Erano spariti il 5 giugno 2006. Nel frattempo finisce in carcere il padre, Filippo Pappalardi, accusato del peggiore crimine immaginabile. Un incubo: al dolore per la perdita dei figli, si aggiunge anche l'accusa (ipermediatizzata) di averli uccisi. Nonostante gli esami, l'autopsia, la ritrattazione di testimonianze e l'evidente errore giudiziario, la Procura di Bari (ed il procuratore Emilio Marzano in particolare) continua a volerlo in carcere, offrendo via via nuove e fantasiose ricostruzioni del presunto delitto, piuttosto che ammettere l'errore. Pappalardi viene scarcerato solo qualche giorno fa, appena in tempo per il funerale dei figli.
Oggi, gli inquirenti ed i magistrati coinvolti in questa vicenda non sono oggetto di alcun provvedimento o indagine disciplinare. Ed e' molto improbabile che lo siano in futuro.
L'assenza di qualsiasi responsabilizzazione dei magistrati, soprattutto in ambito civile, e' oggi uno dei piu' gravi pericoli alla liberta' dell'individuo nel nostro Paese. Dobbiamo continuare ad avere questo tipo di giustizia?
Per comprendere la gravita' di cio' che e' accaduto, basta ripercorrere la vicenda. Le tappe sono ricostruite nella rubrica 'Osservatorio legale' sul sito dell'Aduc:
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Quei magistrati stanno forse gia' indagando su di te o su un tuo familiare!