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INFORMAZIONE FINANZIARIA. SI MOBILITANO LE LOBBIES CONTRARIE ALLA TRASPARENZA
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Comunicato 
29 gennaio 2004 0:00
 

Firenze, 29 Gennaio 2004. Il prossimo mese di ottobre dovrebbe entrare in vigore una normativa europea sull'"Abuso del Mercato". Gia' approvata nel gennaio dell'anno scorso, ma di recente un po' riscritta, intende evitare la manipolazione dell'informazione nel giornalismo economico quando suggerisce investimenti in ambito finanziario, imponendo la trasparenza delle fonti utilizzate nonche' la pubblicazione di tutti i nomi dei giornalisti che hanno contribuito a formare la notizia. La direttiva e' incentrata sulle cronache finanziarie che offrono, o sembrano offrire, indicazioni false o di apparente ingannevolezza, tra cui la diffusione di "sentito dire" o notizie falsificate, con la consapevolezza -da parte dell'autore- che questi dati sono stati manipolati, e, poiche' manca una autoregolamentazione della professione, chiede che sia fatta una legge specifica.
La nuova versione della direttiva, prevede in modo esplicito che i Paesi membri debbano assicurarsi che tutte le informazioni che raccomandano o suggeriscono una strategia di investimento, siano presentate in modo equilibrato e trasparente, indicando i possibili conflitti d'interesse.
Questa aggiunta ha fatto infuriare il presidente del Consiglio Europeo degli Editori, Francisco Balsemao, che' la ritiene talmente vaga che ogni giornalista potrebbe esserne colpito. E insieme all'Associazione Europea dei Giornalisti Europei, ha inviato una nota al commissario al Mercato Interno, Frits Bolkestein, perche' siano individuate delle soluzioni alternative, in quanto sarebbe minata la liberta' di stampa.
A nostro avviso sembrano incredibili le motivazioni di questa richiesta. E nello stesso tempo ci sembra sintomatico di un malessere che appare sempre piu' difficile da estirpare.
Proprio nel turbinio -italiano, europeo e mondiale- della vicenda Parmalat e dei suoi bond, ma -peggio ancora- nel turbinio dei bond Cirio e soprattutto Argentina, ci sembra preoccupante che i professionisti del settore (che come ricorda la direttiva: non hanno un'autoregolamentazione professionale) levino i loro scudi contro norme che servono solo a meglio informare i risparmiatori, si' che abbiano tutti gli elementi per valutare i loro investimenti, senza continuare ad offrirli ad occhi chiusi a impiegati e promotori bancari piu' attenti al loro margine di guadagno che alla bonta' dell'investimento in toto. Qualcuno non vuole un risparmiatore bene informato?
Se questo e' il contesto dell'informazione in cui il nostro Parlamento si appresta a varare nuove norme di controllo, potra' anche essere introdotta la galera a vita per un errore di scrittura contabile (come non pochi pasdaran del diritto sembra che auspichino), ma servira' a ben poco se chi gestisce il potere dell'informazione, in nome della (sua) liberta' di stampa, si sentira' autorizzato a tutto.
Se non si capisce (e non si opera di conseguenza) che e' dalla sinergia trasparente e inflessibile tra diritto e informazione che ci sarebbe la speranza di un recupero di credibilita' del mondo della finanza, ci sara' poco da stupirsi se i risparmiatori incrementeranno gli investimenti solo verso il mattone o il "materasso". E il conseguente contraccolpo che cio' comportera' per finanza ed economia.
Sara' bene che su questo si apra un confronto. Perche' allo stato dei fatti non giova ad alcuno avere da una parte l'Autorita' e dall'altra editori e giornalisti, soprattutto quando questi ultimi si agitano con un vessillo -la liberta' di stampa- che a noi sembra decisamente improprio, strumentale e fuorviante.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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