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L'irriverente. Dobbiamo continuare a vivere in un Paese sessuofobico che ha paura di se stesso?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
1 febbraio 2016 14:44
 
 La Rai ha spostato in seconda serata una trasmissione dedicata all'educazione sessuale. E' accaduto alla puntata di PresaDiretta del 31 gennaio e sembra che lo abbiano fatto per non urtare la sensibilita' del pubblico della prima serata. Lo denuncia l'on. Nicola Fratoianni, membro della commissione parlamentare di vigilanza, preannunciando anche un'interrogazione in merito.
E' dei giorni scorsi l'oscuramento con pannelli di alcune statue in Campidoglio a Roma, dove si vedevano alcune nudita'. Chi lo ha deciso avra' anch'esso pensato di non urtare la sensibllita' del presidente dell'Iran in visita nella nostra capitale. Piu' di mezzo mondo ha riso dietro il fatto in se' e il nostro Paese.
Se accendiamo una qualunque tv, pubblica o privata che sia, o sfogliamo una qualunque rivista cartacea o una qualche pubblicita', siamo sommersi di notizie, ammiccamenti sessuali e di storie di violenze di ogni tipo, che, per quanto ci riguarda- sono anche piu' oscene (dal punto di vista umano) di due genitali o un seno al vento. Poi ci sono altre oscenita' che non fanno parte della figura del corpo umano, e sono quelle che ascoltiamo anche nelle aule parlamentari, in ogni film o telefilm o spettacolo di intrattenimento mondano o culturale o politico, fin nei cartoni animati (non sono osceni quei cartoni animati in cui i protagonisti sono dei porcellini che poi, durante uno spot, si invita a mangiarseli in forma di salame o alimenti del genere?… e non e' questione di essere vegetariani….).
Osceno -per quanto ci riguarda- e' un concetto intimo, e la sua socializzazione e' sempre sinonimo di violenza di qualcuno su qualcun altro, questo qualcuno che vuole imporre all'altro il proprio concetto e la propria pratica di oscenita'. Ogni volta che leggiamo di una sentenza di un giudice in merito, oltre che mantenerci la pancia dalle risate che ci provoca, subito dopo ci rattristiamo: e' il Paese in cui siamo nati ed in cui continuiamo a vivere. Si', lo so, siamo testardi a non cambiare Paese, ma c'e' sempre un qualche motivo o una una qualche bellezza che ci fa distrarre.
Quanto accaduto si chiama censura. Reazione che, oltre nel linguaggio intimo di ognuno di noi, anche giudizialmente e' ammessa.
Abbiamo scoperto l'America? No, era stata gia' scoperta. Ne scriviamo solo perche', da irriverenti quali siamo verso questa sorta di “pudicismo di Stato”, auspichiamo che, a furia di parlarne, qualcuno ci rifletta sopra, si incazzi in ogni ambito e ne faccia tesoro per chi dipende dalle sue decisioni e per i propri figli.
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