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Comunicato
4 gennaio 2005 0:00
Roma, 4 Gennaio 2004. Il 30 Dicembre scorso scrivevamo: "Maremoto, che fine fara' la solidarieta'? La gara di solidarieta' che si sta sviluppando nei confronti delle popolazioni del Sud-Est asiatico non puo' che essere apprezzata. Siamo tutti convinti che l'aiuto nei confronti di chi ha bisogno e' prezioso e puo' salvare vite umane. Tornano alla memoria, pero', gli scandali esplosi dopo l'invio di aiuti a Paesi colpiti da calamita' naturali, da guerre o da tragedie sanitarie. Quello che vorremmo e' che i soldi, o gli aiuti di natura diversa, finissero nei luoghi e nelle mani giuste, che i soccorsi, l'assistenza e le cooperazioni raggiungessero i loro obiettivi. Un invito, quindi, a tutti coloro che raccoglieranno denaro e quant'altro, di individuare con precisione le destinazioni finali e verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati." Siamo stati facili profeti. Il capo della Protezione civile, Bertolaso, accusa "volevano toglierci i soldi degli aiuti privati", il che fa intuire che sull'operazione si stanno addensando nubi minacciose. Grave il fatto che non sia stata stabilita una collaborazione tra Protezione civile e Croce Rossa, infatti lo stesso Bertolaso dichiara che "con Scelli (il Capo della Croce Rossa) non mi sono sentito. Lui non mi ha chiamato, io non l'ho chiamato." Stiamo scherzando? Su una missione di aiuti internazionali le due strutture preposte agli aiuti non solo non collaborano ma neanche si sentono al telefono? La Protezione civile cos'e' un teatro dove qualcuno recita la parte della prima donna?
Insomma sulla tragedia si innestano altri filoni teatrali che fanno temere per il buon esito della raccolta dei fondi. Speriamo bene.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
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