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Comunicato
23 ottobre 2003 0:00
CHE SI VADA IN FONDO, PERCHE' TUTTI SIANO UGUALI DAVANTI ALLE OPPORTUNITA' ECONOMICHE OFFERTE DALLO STATO
Firenze, 23 Ottobre 2003. Dopo il voto della Camera che ha impedito il cosiddetto "divorzio veloce", tagliando trasversalmente gli schieramenti di Governo e opposizione (casomai qualcuno pensasse che i "buoni" siano da un parte e i "cattivi" dall'altra), chi oggi vuole usufruire della giustizia e delle leggi, soprattutto in termini economici, deve quantomeno fare piu' di una riflessione per prendere atto che tutti non sono uguali di fronte alla legge e alle opportunita' economiche offerte dallo Stato.
Per chi non ha una famiglia da contratto matrimoniale tutto e' piu' costoso e difficile. Non in termini culturali, ma economici e pratici: il nucleo fondante della cittadinanza e del diritto, nonostante i principi di riferimento costituzionale siano altri, e' comunque la famiglia che nasce dal matrimonio.
Questo dato di fatto e' stato, molto parzialmente, reso meno opprimente con il divorzio, cioe' la possibilita' di sopperire ad una famiglia non funzionante creandone un'altra, e quindi continuare a godere dei privilegi economici della famiglia. Ma per farlo bisogna attendere tre anni, in cui non ci si puo' fare una nuova famiglia. Con la legge bocciata oggi alla Camera, sempre i sostenitori del diritto della famiglia superiore di quello dell'individuo, hanno cercato di lenire l'attesa passandola da tre a un anno, ma non ce l'hanno fatta.
Chi oggi ha esultato per questa conferma, ha ovviamente una considerazione della famiglia come nucleo portante e vincente della vita degli individui, per cui a nostro avviso sarebbe meglio che andasse fino in fondo. Si' da spiegare e convincere i piu' della bonta' della loro posizione, altrimenti, siccome sono sempre meno le persone che si sposano, e quindi sempre meno gli individui che hanno opportunita' economiche, se non si vuole alimentare la diseguaglianza, occorre intervenire subito.
Noi consigliamo un referendum abrogativo della legge sul divorzio: le forze per farlo e, soprattutto, per non farlo dichiarare improponibile dalla Corte Costituzionale una volta che si sono raccolte le firme necessarie, non mancano agli eventuali proponenti.
Non farlo significherebbe continuare ad alimentare la diseguaglianza economica di chi volesse usufruire del diritto a divorziare. Per evitarla e' sufficiente far si' che il diritto a divorziare non esista piu', e quindi tutti uguali e felici davanti e nelle loro famiglie indissolubili ed economicamente sempre piu' vantaggiose. (Resterebbe sempre la Sacra Rota per chi si sposasse secondo i riti della Chiesa romana, ma questo e' un altro discorso).
Aspettiamo fiduciosi.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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