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15 febbraio 2008 0:00
Il futuro degli alimenti sara' contrassegnato dall'infinitamente piccolo. Tutto quello che mangiamo, nei prossimi anni avra' avuto a che fare, in una delle sue fasi di produzione, con la nanotecnologia. E' quella scienza che consente di manipolare e controllare i materiali a livello di atomo e molecole (materiali di dimensioni che variano approssimativamente da 0,1 a 100 nanometri, cioe' un milionesimo di millimetro) per, ad esempio, conservare piu' a lungo il cibo confezionato, renderlo resistente al calore e alle contaminazioni batteriche, ma anche per impedire l'alterazione della struttura e del sapore dei prodotti conservati in frigorifero. Si stanno studiando sistemi di 'Smart packaging' in grado di proteggere meglio gli alimenti e aumentare le tecniche di monitoraggio che permettono la tracciabilita' del prodotto dal produttore al consumatore. Materiali di imballaggio piu' leggeri e piu' flessibili che sono piu' resistenti al calore, alla luce, al danno meccanico e materiali in grado di assorbire l'ossigeno e l'umidita' ci aiuteranno a mantenere freschi gli alimenti piu' a lungo. Nanoparticelle dotate di proprieta' antimicrobiche e con superfici repellenti allo sporco si spera trovino un'applicazione diffusa nei materiali di confezionamento e nei macchinari utilizzati nei processi di produzione degli alimenti. Inoltre vi sono le pipeline, materiali che possono modificare le loro proprieta' in base alle condizioni interne o esterne, come ad esempio la temperatura, e quelli che si autoriparano in caso di strappamento o bucatura. Un'altra idea innovativa e' l'utilizzo di nanosensori all'interno delle confezioni in grado di rilevare piccolissime quantita' di sostanze chimiche come quelle rilasciate dagli alimenti quando iniziano a deteriorarsi. Il consumatore si accorge del deterioramento o della contaminazione del prodotto attraverso il cambio di colore della confezione.
La nanotecnologia non ha nulla a che vedere con i nano inquinanti.
La nanotecnologia promette molto, ma crea anche inquietudini. Negli ultimi mesi, la Commissione Europea ha dibattuto con esperti e scienziati di varie branche per capire se fosse necessario regolamentarne le applicazioni in campo alimentare. Poiche' nessuno sembra ancora in grado di dare risposte convincenti alle domande piu' pressanti dei consumatori, Bruxelles ha deciso di non regolare la materia e di risolvere la questione con un codice di comportamento per le aziende interessate. In pratica, un via libera. Il codice richiesto prevede dei criteri piuttosto semplici e prevedibili; si limitano a suggerire prudenza ed eticita' per non danneggiare la salute e l'ambiente.
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