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OTTO PER MILLE. BASTA CON L'IPOCRISIA DEL VERSAMENTO ALLO STATO. E' IL MOMENTO DI UNA PROFONDA MODIFICA
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Comunicato 
9 maggio 2006 0:00
 

Firenze, 9 Maggio 2005. Tempo di denuncia dei redditi e quindi tempo di decisione della scelta obbligatoria dell'otto per mille. Cioe' siamo obbligati a devolvere l'otto per mille delle nostre tasse ad una confessione religiosa (tra le sei riconosciute(Chiesa cattolica, Chiese Valdesi e Metodiste, Unione delle Comunita' ebraiche italiane, Chiesa evangelica luterana in Italia, Assemblee di Dio in Italia, Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7mo giorno), o in alternativa allo Stato per iniziative umanitarie et similia. Se non diamo indicazione, le percentuali di coloro che invece hanno deciso, vengono utilizzate anche per tutto l'ammontare da distribuire, per l'appunto l'otto per mille di tutta l'Irpef versata dai contribuenti italiani, anche coloro che non hanno intenzione di finanziare una religione o lo "Stato-facente funzioni".
Vale la pena ricordare che la ripartizione di questi fondi effettuata nel 2005, per 6 beneficiari su 7 e' relativo ai redditi del 2001 (dichiarazioni presentate nel 2002), ma solo alla Chiesa cattolica, grazie al nuovo Concordato del 1984, viene assegnato ogni anno (dal 1990) un congruo anticipo che poi viene conguagliato dopo tre anni, quando sono state calcolate le percentuali delle preferenze.
Ma e' in atto un fenomeno che ci deve far riflettere e, soprattutto dovrebbe stimolare il legislatore: il crollo delle indicazioni per lo Stato! Secondo i dati ufficiali le scelte espresse valide al fine della ripartizione 2005 (dichiarazioni 2002) sono state il 39,22%. Lo Stato ha ricevuto l'8,65% delle scelte espresse (ma solo il 3,39% del totale dei dichiaranti), con un netto calo rispetto al 2004, quando aveva avuto il 10,28% delle scelte espresse. Ancora piu' evidente il calo rispetto al 2001 (dichiarazioni del 1998), quando aveva ricevuto il13,36% di preferenze e al 2000 (dichiarazioni del 1997), quando era stato indicato dal 14,43%.
Crediamo che questo sia dovuto al fatto che lo Stato, ha gestito questi fondi al di fuori della normativa.
Per fare un esempio, le cosiddette "missioni di pace" in Albania e nel Kosovo furono finanziate coi soldi dell'otto per mille statale del 1999, 2000 e 2001; fra il 1998 e il 2001 piu' della meta' dell'otto per mille e' stato gestito al di fuori dei suoi propri binari. Solo negli anni 2002 e 2003 (dichiarazioni dei redditi del 1999 e 2000) tutta la somma e' stata gestita come legge comanda: fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, calamita' naturali e conservazione dei beni culturali. Ma nel 2004, si torna alle vecchie cattive abitudini per effetto della "Finanziaria 2004", che scippa per tre anni all'otto per mille statale 80 milioni di euro annui per rimetterli nel "calderone" delle spese generali.
E siamo all'attualita'.
Un vero disastro, ovviamente, a causa dello scippo annunciato, ma anche sul piano del rispetto delle regole piu' semplici, quale la data di emanazione del decreto per la ripartizione: doveva essere emesso entro il 30 novembre 2005, ma e' arrivato solo a fine gennaio 2006, e omettendo la somma totale dell'otto per mille attribuita allo Stato per quel dato anno. Per sapere quanto e' stato attribuito inizialmente, bisogna fare la somma da noi: 80 milioni piu', per quest'anno, 11.812.067,37, che e' la cifra gestita secondo il DPR 76/1998. Quindi: 91.812.067,37? Se si passa poi alla distribuzione di questa esigua cifra, che rappresenta il 12,86% (l'anno scorso era il 20,41%) del presunto totale, i risultati sono: FAME NEL MONDO (3,98%), CALAMITA' NATURALI (5,26%), ASSISTENZA RIFUGIATI (23,92%), CONSERVAZIONE BENI CULTURALI: a) a favore di proprieta' cattoliche (parrocchie, conventi, diocesi) 33,92%; b) a favore di opere civili (32,92%).
Tutte le informazioni dettagliate sulla questione, sono nell'ultimo numero della rubrica quindicinale dell'Aduc "la Pulce nell'Orecchio" curata da Annapaola Laldi, sul sito dell'associazione:
clicca qui
Una situazione, quindi, tutt'altro che semplice, dove chi ci sta rimettendo, oltre alle tasche dei contribuenti, e' la credibilita' delle istituzioni. Crediamo per questo che sia giunto il momento di una profonda modifica della normativa. Noi vorremmo che fosse totalmente abrogato questo contributo obbligatorio alle confessioni religiose, ma per il momento ci accontenteremmo anche di abrogare la distribuzione delle quote non devolute (quindi ognuno si finanzia la religione che vuole, pur con i soldi che deve dare dello Stato con le tasse) e la possibilita' di devolvere allo Stato in alternativa alle confessioni religiose (gia' si paga l'Irpef e le altre tasse, perche' dover decidere di dare allo Stato questo otto per mille, che poi per un abbondane 30% viene rigirato alla Chiesa cattolica?).

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Pubblicato in:
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