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PROCESSO PARMALAT A MILANO: PATTEGGIAMENTI "FUORI TEMPO MASSIMO"?
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Comunicato 
18 aprile 2007 0:00
 

Firenze, 18 Aprile 2007. Fino ad oggi abbiamo seguito con l'ottimismo della volonta' il processo in corso avanti la Prima Sezione del Tribunale di Milano. Il dibattimento, nonostante l'indubbia complessita' del caso, e' proceduto con una certa speditezza e regolarita'. L'ottimismo di cui sopra e' stato alimentato in un primo momento dalla serieta' delle accuse e delle fonti di prova acquisite dalla Procura di Milano e dalle consulenze della dott.ssa Chiaruttini e, poi, si e' rafforzato con il rinvio a giudizio degli imputati e il successivo motivato rigetto da parte del Tribunale di tutte le eccezioni delle difese e dei responsabili civili collegati agli imputati. Fino ad oggi, quindi, tutto lasciava presagire un esito positivo, anche se lungo, per i migliaia di risparmiatori, fra i quali coloro che si sono rivolti all'Aduc e si sono costituiti parti civili nel processo con l'avv. Osvaldo Pettene.
Nel bel mezzo del dibattimento, pero', sono accaduti alcuni fatti che sembrerebbero aver mutato l'orientamento della Procura della Repubblica di Milano e rischiano di far finire tutto in una bolla di sapone.
Come e' noto, a New York, avanti il Tribunale Distrettuale, la nuova Parmalat s.p.a. e Deloitte & Touche hanno concluso una transazione di 149 milioni Usd. Alla prima udienza utile nel processo per aggiotaggio a Milano, la difesa del dott. Bondi ha, correttamente, revocato la propria costituzione di parte civile contro i revisori. Tuttavia, questo evento non dovrebbe pregiudicare le migliaia di risparmiatori che si sono costituiti parte civile nel processo per avere il risarcimento dei danni.
Sembrerebbe, invece, che la procura sia di diverso avviso.
Si apprende da fonti giornalistiche l'esistenza -mai smentita- di trattative tra i revisori della Deloitte e la Procura della Repubblica di Milano, finalizzate a consentire una surrettizia riapertura dei termini per i patteggiamenti delle pene, attraverso la nuova contestazione di circostanze aggravanti: in sostanza, attraverso la contestazione di una aggravante, alcuni imputati, giunti ormai forse a tre quarti del processo, potrebbero uscire di scena anche da questo processo milanese, cosi' come hanno fatto a Parma, lasciando i risparmiatori che si sono costituiti parte civile con un pugno di mosche in mano.
In caso di patteggiamento, infatti, i risparmiatori che si sono costituiti parte civile non potrebbero far altro che agire nuovamente avanti il Tribunale Civile.
Domani c'e' una nuova udienza e si vedra' se, come anticipato dalla stampa (e come e' stato fatto capire nell'udienza precedente), i Pubblici Ministeri contesteranno l' aggravante, consentendo quindi la riapertura dei termini per il patteggiamento.
Se cosi' sara', in questo processo ci sara' chi -disponendo di forti mezzi- ha ottenuto risarcimenti grazie a transazioni stragiuziali e chi -grazie al decisivo aiuto della giustizia penale- rimarra' con un pugno di mosche in mano. I risparmiatori coinvolti in questa vicenda, quindi, saranno danneggiati due volte. Una per i fatti accaduti, ed una seconda volta per le decisioni della giustizia penale.
Riteniamo che questo fatto sia gravissimo, ci appelliamo percio' alla sensibilita' delle Istituzioni e degli Organi Giurisdizionali competenti, affinche' non siano travolte le aspettative di giustizia di tante famiglie. Il processo milanese per aggiotaggio non puo' concludersi con un colpo di spugna, solo perche' una delle parti civili, sia pure "pesante", e' stata soddisfatta. Ci sono migliaia di risparmiatori che vorrebbero -parimenti- essere almeno parzialmente soddisfatti.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio
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