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Comunicato
6 dicembre 2003 0:00
I NOSTRI SOLDI BUTTATI AL VENTO E NON USATI DOVE SAREBBE NECESSARIO. VERSO L'AUMENTO DELLE TARIFFE?
Firenze, 6 Dicembre 2003. La enorme campagna pubblicitaria dell'azienda Fs in corso su tv e stampa ci lascia molto, ma proprio molto perplessi.
Per diversi motivi.
Primo perche' non comprendiamo perche' un'azienda che agisce in un mercato monopolistico in cui lei e' l'unica fornitrice di un servizio essenziale, debba ricorrere ad una campagna pubblicitaria di queste dimensioni. Certo, comprendiamo che ha bisogno di farsi un'immagine e, in un certo senso, fare concorrenza agli altri mezzi di mobilita' per eccellenza, l'automobile e l'aereo. Ma che senso ha questa concorrenza quando l'offerta potrebbe essere competitiva solo per una parte del suo servizio (eurostar) e -fatti e drammi quotidiani- lo e' a discapito degli altri suoi servizi, primo fra tutti il trasporto locale?
Avrebbe un senso se, per l'appunto, dovesse competere su un mercato rispetto ad offerte di altri operatori ferroviari e contemporaneamente rispondere degli utili ai propri azionisti. Ma visto che questi ultimi non esistono ma c'e' l'azionista unico di Stato, che ufficialmente ed essenzialmente e' in questa posizione per garantire un livello diffuso e standard del servizio . c'e' qualcosa che non ci torna.
Il trasporto locale usato dai pendolari e' una sorta di "carro bestiame", insufficiente e spesso in ritardo, tant'e' che alcune regioni hanno anche chiesto i danni a Trenitalia per non aver rispettato i termini di contratto. Quindi non e' un settore in cui ci sono investimenti sufficienti, e a pagarne le spese sono gli utenti piu' deboli, perche' spesso non hanno alternative all'uso quotidiano del servizio ferroviario.
Ci domandiamo, percio', se l'ingente quantita' di denaro speso per la campagna pubblicitaria non sarebbe stato meglio che fosse stata utilizzata per migliorie li' dove il sistema ferroviario fa piu' acqua. Non parliamo di grandi strategie, ma di quelle piccole migliorie qualitative che rendano umanamente accettabile un servizio: piu' vetture, piu' puntualita', piu' pulizia, piu' confort, piu' frequenze nei momenti di punta. E non entriamo nello specifico di questa o quell'altra situazione perche' ci riferiamo ad un malessere diffuso e capillare, che si percepisce in qualunque treno locale in qualunque linea italiana, e che spesso documentiamo con la pubblicazione delle lettere di lamentela che ci giungono, e che altrettanto spesso affollano le pagine delle cronache locali dei giornali.
Immaginiamo come si sente l'utente medio pendolare di fronte a questa campagna pubblicitaria: il sapore della beffa e' il minimo.
Siccome siamo quasi a fine anno, ci aspettiamo da un momento all'altro una richiesta di aumento delle tariffe, con la solita lamentela che sono ferme da tempo e che gia' un anno fa altrettanta richiesta era stata sospesa dal Governo, oltre al solito paragone con i prezzi praticati in altri Paesi comunitari per dimostrare che i nostri sono troppo bassi. E' il momento giusto anche perche' si presuppone che questa massiccia campagna pubblicitaria qualche risultato dovrebbe averlo dato nella testa dei nostri governanti. Ma se questo succedera', cosi' come se la situazione continuera' ad essere la stessa da un punto di vista qualitativo con il sacrificio del trasporto locale, ci sara' poco da stupirsi se continuera' ad aumentare il trasporto locale su gomma privata (con relativi problemi connessi, tutt'altro che secondari), cosi' come diventeranno sempre piu' esasperate e violente le manifestazioni di chi e' costretto a subire questa situazione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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