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RACIAL PROFILING. DOBBIAMO RASSEGNARCI AL RAZZISMO DELLE ISTITUZIONI?
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Comunicato di Claudia Moretti, legale Aduc, responsabile Aduc-Immigrazione
1 marzo 2008 0:00
 
Il 'racial profiling' e' la modalita' con cui le istituzioni (in particolare le forze dell'ordine) individuano le persone da fermare, ispezionare, controllare. Brutalmente, se sei evidentemente non-bianco e guidi una macchina vecchia e scassata, sono molto piu' alte le probabilita' di essere fermato per un controllo dei documenti, rispetto a quelle di un bianco in giacca e cravatta su una macchina nuova. A parita' di infrazioni/reati commessi, il non-bianco avra' maggiori possibilita' di essere multato o di finire in carcere. Le carceri, quindi, si riempiono di persone non-bianche, condannate non solo alle pene detentive, ma anche all'immobilita' sociale una volta usciti. Si alimenta cosi' anche in Italia una situazione che in molti Paesi e' gia' divenuta insostenibile, ossia la creazione di veri e propri ghetti sociali (gli afro-americani nei centri urbani degli Stati Uniti, i francesi di discendenza araba nelle periferie francesi, etc.).
In Italia il dibattito e -di conseguenza- la situazione normativa antirazziale e' ancora acerba. Da un lato infatti si proclamano diritti all'uguaglianza e alla non discriminazione razziale, etnica, religiosa, predisponendo anche appositi strumenti giurisdizionali per combattere il fenomeno, dall'altro permane un impianto normativo che consente alla pubblica autorita' (sia di polizia giudiziaria, sia di polizia amministrativa, e dunque stradale ecc...) di procedere liberalmente "all'esercizio delle proprie funzioni" (termine molto generico e con il quale si puo' coprire qualunque istinto o movente razziale). In generale esiste ancora oggi una presunzione di legittimita' dell'operato della pubblica amministrazione, ed esistono norme che impongono a priori l'obbedienza e la subordinazione di fronte ad un esponente delle forze dell'ordine nel compimento di proprie mansioni.
Tutto cio' rischia di alimentare la potenzialita' discriminatoria e razzista del singolo uomo-agente di p.s. che non e' di motivare puntualmente perche' ha fermato il Sig. Mohammed piuttosto che il Sig. Bianchi. Non solo, ma il solo fatto di indossare una divisa comporta per il fermato o comunque per coloro che si trovano a contestare l'operato della Polizia, nell'impossibilita' di ottenere il nominativo dell'agente, o anche un numero di matricola al quale risalire per reclamare, anche solo in via gerarchica, una violazione, un abuso, una discriminazione. A tal proposito eclatante ed insidiosa e' l'attivita' della polizia stradale nei controlli ed accertamenti relativi al codice della strada.
La discrezionalita' opera in modo piu' controllato negli altri settori dell'attivita' di pubblica sicurezza, e in particolare in quella di repressione dei reati, ad opera della polizia giudiziaria. Che puo' intervenire di propria iniziativa con perquisizioni e sequestri o anche solo fermi di identificazione solo in condizioni di flagranza di reato o solo nel corso di un'indagine di un procedimento penale diretto da un Pubblico ministero. Possono e devono ricercare le prove, ma appunto, la loro opera si svolge nel "post reato" o presunto tale.
Esistono, tuttavia, norme che mirano a limitare gli effetti discriminatori nel processo di integrazione razziale, etnica e religiosa, ma non sono sufficienti e abbastanza chiare.
Occorre un ripensamento del rapporto fra pubblica autorita' e cittadini (e non), secondo cui la funzione di controllo e' legittimata solo e in quanto si e' in presenza di precise violazioni da sgominare e non in apparenti pericolosita', o vaghi e non motivati sospetti.
Siamo ancora lontani da una siffatta visione cittadino-autorita', anche perche' l'Italia vive una recente ondata immigratoria e non ha ancora testato la drammaticita' di una tensione razziale che si cronicizza, come e' accaduto in altri Paesi. Motivo in piu' per parlarne e per prevenirla. Su questo investiremo il prossimo Parlamento.
Per un approfondimento maggiore si puo' consultare il numero odierno della rubrica "Osservatorio Legale", che l'Aduc pubblica quindicinalmente sul proprio sito Internet:
Racial profiling e il diritto italiano. Differenze con il diritto Statunitense
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