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RC-AUTO: LA FARSA DEL POTERE E DEGLI UTILI IDIOTI. TANTO PAGA IL CONSUMATORE
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Comunicato 
5 marzo 2003 0:00
 

Firenze, 5 Marzo 2003. Il capitolo Rc-auto e' quanto di piu' sintomatico si potesse immaginare per far capire il procedere della politica e dell'economia del nostro Paese.
La nota vicenda che ha portato alla squallida iniziativa del Governo (ispiratore il ministro delle Attivita' Produttive) a cambiare le procedure della giustizia per favorire le compagnie assicurative, oggi si e' arricchita di una ulteriore mazzata alla credibilita' del Governo e -se qualcuno ancora ne avesse- le speranze di una Giustizia basata sulla verita' dei fatti e degli accadimenti piuttosto che l'ossequio al potere.
Il relatore al decreto legge sulla Rc-auto, ha presentato un emendamento in cui si modifica leggermente la decisione del Governo in materia di procedure di giustizia del giudice di pace. Questi ultimi dovranno continuare a giudicare per diritto, ma solo nell'ambito della Rc-auto. Mentre per gli altri cosiddetti contratti di massa (Enel, Telecom, etc.) dovrebbero poter giudicare per equita'. Le motivazioni dell'emendamento sarebbero perche' si tratta di un ammontare complessivo molto rilevante che metterebbe a rischio i bilanci delle compagnie. Una perfetta motivazione da giustizia politica, da regime dove l'esercizio della giustizia non e' compito di un corpo separato dello Stato che, in quanto tale, e' garanzia per l'amministrato, ma un compito di chi esercita il potere politico ed economico. Che l'amministrato sia un suddito, e' solo una conseguenza logica elementare.
A noi -ribadiamo- i giudizi per equita'- non sono mai piaciuti. Siamo amanti del diritto e crediamo che su questa base si debba e si possa fondare uno Stato di eguali di fronte alla legge. Ma l'equita' esiste, e fintanto che non si modifica radicalmente tutto il sistema di procedura giudiziale, va considerato per quello che e'. Ragion per cui lo squallido e misero intervento del Governo per limitarne l'applicazione, trova solo una ragione politica razionalizzante nel nuovo emendamento, altrettanto squallido e indegno di una societa' civica e di diritto.
Questo e' il procedere del nostro Governo. Questo passa il convento e ne prendiamo atto.
In questo contesto di invito alla fuga dalla Giustizia, si inseriscono i dipendenti del ministero delle Attivita' Produttive. Quelle che si chiamano associazioni di consumatori che appartengono al Consiglio nazionale presso lo stesso ministero, e che agiscono da utili idioti, facendosi anche pagare denaro per questa loro azione (i gettoni di presenza per le riunioni e i viaggi all'estero per prosaiche quanto inutili conferenze, non sono una nostra invenzione). Da una parte quell'Intesa che fa dell'urlo del disappunto un'arma di presenzialita' portando nel baratro di inutili ricorsi giudiziali migliaia di consumatori, che alla fine pagano solo per far conoscere meglio le associazioni di questa Intesa. Dall'altra i minimalisti della Coalizione, al settimo cielo perche' il loro padrone del ministero avrebbe accettato le loro proposte cosi' come enunciate nell'emendamento di cui sopra. In mezzo il ministro delle Attivita' Produttive, l'ex-docente di economie e di mercati all'Universita' Luiss, i cui studi -dimenticati- pare siano stati solo il trampolino di lancio per il potere fine a se stesso. Questo padrone del Consiglio delle associazioni ha trovato il suo humus, perche' dando una botta al cerchio ed una alla botte (con le reazioni scontate e pilotate delle rispettive associazioni), mantiene questa botte ben ritta con dentro tutto cio' che gli serve per il suo "divide et impera", convinto anche di fare la bella figura di chi ha provato a mettere d'accordo le parti bellicose tra di loro (associazioni e assicuratori), ma che non c'e' stato verso di farli ragionare.
Siccome noi non siamo fessi, le cose le comprendiamo. E capiamo che tutto rimane come prima, grazie soprattutto a tutto questo vortice di incontri e finte-nuove decisioni: cioe' lo Stato gabelloso deve continuare a guadagnare tutte le sue componenti fiscali esose sugli obblighi di Rc-auto. E piu' gli assicuratori riescono ad incassare, migliore e' il valore assoluto della componente fiscale che lo Stato incamera. Tanto il consumatore e' obbligato a contrarre l'assicurazione, cosi' come sono obbligati gli assicuratori a devolvere al fisco buona parte dei loro introiti. Ma mentre gli assicuratori sono in qualche modo compensati per la loro funzione di esattori, i consumatori sono solo presi in giro e vampirizzati con il polverone delle associazioni utili idiote (anch'esse compensate in soldi e notorieta').
Quando a questo Stato gli si propone l'unica alternativa possibile -l'abolizione dell'obbligo di contrarre la Rc-auto- si sprofonda nel mutismo, cosi come fanno le associazioni utili idiote, perche' gli verrebbe a mancare il terreno per l'urlo camuffato da diritto.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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