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RU486. QUANDO SI NEGA L'ABORTO FARMACOLOGICO LE DONNE COSTRETTE A QUELLO CHIRURGICO POSSONO CHIEDERE I DANNI
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Comunicato 
27 gennaio 2006 0:00
 

Firenze, 27 Gennaio 2006. Nonostante sia commercializzata in 21 Paesi europei e da oltre vent'anni sia dimostrata la sua efficacia e sicurezza, la pillola abortiva ru486 continua ad essere una rarita' in Italia, costringendo le donne all'aborto chirurgico. Con percorsi legali labirintici, alcune Asl della Toscana sono riuscite ad importare il farmaco dall'estero e a somministrarlo ad alcune pazienti. Un rimedio temporaneo e non sempre efficace, in quanto la richiesta di importazione viene fatta per la singola paziente, la quale dovra' poi aspettare che la "sua" pillola giunga tramite corriere dalla Francia. Poiche' la Ru486 deve essere somministrata entro la settima settimana di gravidanza, e' gia' successo ripetutamente che anche il minimo ritardo del corriere abbia costretto le donne all'aborto chirurgico. Questo accade nonostante nelle Asl toscane si siano formati dei veri e propri stock di confezioni non utilizzate in precedenza. Siamo all'assurdo: si obbliga una donna a sottoporsi ad intervento chirurgico ed invasivo per l'inefficienza del corriere, mentre di fronte ai suoi occhi giace l'alternativa farmacologica non utilizzabile perche' non importata ad hoc per lei.
Nei giorni scorsi ci siamo incontrati con il Difensore civico della Regione Toscana, Giorgio Morales, ed il responsabile del settore farmacologico dell'Assessorato al Diritto della Salute della Toscana Loredano Giorni. A loro abbiamo presentato un dossier di pareri legali a supporto delle nostre richieste:
1. La possibilita' di fare richiesta cumulativa (e non ad personam) di importazione del farmaco dall'estero, permettendo cosi' la formazione di stock di confezioni di Ru486 nelle Asl; questo permetterebbe di rispettare la scelta terapeutica della donna anche qualora il farmaco fosse consegnato in ritardo;
2. Dare la possibilita' ai medici di fare uso delle confezioni inutilizzate che giacciono gia' nei loro ospedali;
3. Fare richiesta all'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di allargamento terapeutico del Mifepristone -il principio attivo della Ru486- gia' "registrato" in Italia per la cura della sindrome di Cushing in un elenco di farmaci che hanno modalita' d'importazione piu' dirette ed efficienti.
Richieste che rimangono ancora timidi e insufficienti rimedi a fronte di una illegalita' patente. La Costituzione Italiana e le leggi dello Stato vengono ignorate impunemente da coloro che dovrebbero tutelare il diritto alla salute e la scelta terapeutica del paziente. Qualunque argomentazione, qualunque disquisizione teologico-legalistica venga presentata a giustificazione, tali norme rimarranno inapplicate senza la registrazione anche in Italia della Ru486. Il ministro della Salute sbaglia a pararsi dietro la mancata richiesta di autorizzazione al commercio del farmaco da parte della ditta farmaceutica produttrice. Questa non la richiedera' fino a quando non sara' sicura che le istituzioni italiane garantiranno una procedura scientifica e non viziata da ideologie proibizioniste. La nostra salute deve essere nelle mani delle considerazioni commerciali di una ditta privata? Non avremmo l'aspirina, i farmaci contro l'Aids, l'insulina senza la richiesta -giustamente interessata- di una ditta farmaceutica?
Per questo mettiamo a disposizione il dossier (clicca qui) e la nostra conoscenza per tutte quelle donne che, per qualunque motivo non legato ad una loro scelta, hanno dovuto sottomettersi ad un intervento chirurgico di interruzione di gravidanza invece di quello farmacologico, e per questo hanno subito un danno fisico e psicologico. Riteniamo che le nostre istituzioni, dal ministero della Salute alle singole Asl, siano responsabili e debbano risarcire il danno inflitto.

Pietro Moretti, consulente Aduc
Pubblicato in:
Consulenza
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