|
Comunicato
15 maggio 2005 0:00
Firenze, 15 maggio 2005. L'Ecofin, il consiglio dei ministri delle Finanze dei Paesi Ue, ha raggiunto per il momento una intesa (che sara' esaminata il prossimo 7 giugno) per trovare soldi da devolvere in aiuti ai Paesi del Terzo Mondo: ogni Paese che lo ritiene opportuno potra' tassare ogni biglietto aereo di 10 euro per i voli nell'Ue e 30 per gli altri, mentre i passeggeri, sempre se lo vorranno, potranno devolvere 1 o 2 euro a biglietto sempre per la stessa causa. E' anche probabile che verra' decisa un'imposta di 330 euro per ogni mille litri di carburante per l'aviazione (che poi comunque pagheranno i consumatori). Tutto questo per raggiungere lo 0,56% del Pil dell'Ue entro il 2010. La scelta dovrebbe essere volontaria, perche' non pochi Paesi si sono schierati contro l'obbligatorieta' paventata da chi ha fatto la proposta.
Il fine e' certamente nobile, ma sinceramente non comprendiamo il metodo. Perche' solo sul trasporto aereo? Perche' e' un settore che comunque "tira" a differenza di altri? Ma che senso ha nel momento in cui si parla di volontarieta', addirittura non solo da parte di ogni singolo Paese ma anche dei singoli viaggiatori. A fronte dello "tsunami quotidiano" che ogni tanto ci si rende conto che esiste, perche' non usare un metodo diffuso di raccolta come nel caso dello tsunami del 26 dicembre 2004 nel sud-est asiatico? Non si farebbe prima e non ci sarebbero piu' chance di raccolta? Una serie di domande che al momento non troveranno una risposta, ma, siccome sappiamo che in economia politica niente e casuale, non vorremmo che ci si fosse focalizzati sul settore "trasporto aereo" perche' si sta solo cercando il metodo per passare dalla volontarieta' all'obbligatorieta'.
E a nostro avviso sarebbe una cosa grave. Proprio dopo che l'Antitrust italiano in materia di tariffe aeree ha denunciato che sono incomprensibili per i troppi balzelli non dichiarati esplicitamente che contribuiscono a determinare il costo finale, significherebbe confermare questa analisi e, soprattutto, che le denunce di questa Autorita' non servono a nulla, perche' poi il legislatore continua a fare come ritiene piu' opportuno.
Ma qualcuno ci dira' che da qualche parte questi soldi dovranno essere trovati. E' vero. Ma siamo sicuri che, proprio per il fine di questo balzello, il metodo migliore sia quello del regime fiscale impositivo aggiunto? Perche' non metter mano, per esempio, allo 0,56% dei compensi di tutti gli eletti a qualunque livello rappresentativo? Non darebbe il preventivato gettito di 6-7 miliardi di euro all'anno che si ritiene necessario? Non lo sappiamo, ma crediamo che ci si potrebbe avvicinare, tutto sommato levando lo 0,56% al benessere di coloro che sono stati scelti dagli elettori per rappresentarli nelle istituzioni, quindi persone che sono per eccellenza dedite al bene pubblico. Inoltre potrebbe rappresentare un metodo nuovo per cercare nuove tasse: limitare di colpire il settore consumi e cominciare ad erodere li' dove probabilmente si e' un po' troppo di manica larga.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
|