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Comunicato
4 aprile 2005 0:00
Firenze, 4 Aprile 2005. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha stabilito l'incostituzionalita' della detrazione dei punti ai proprietari dei veicoli quando non viene individuato con il fermo chi fosse alla guida nell'aver commesso un'infrazione, il ministero sta lavorando per cercare di capire come rendere la norma retroattiva. Infatti la detrazione dei punti (sostituita da una multa di 357/1433 euro) non e' piu' possibile dal 26 gennaio scorso, anche per quelle pratiche di detrazione che a quella data non erano terminate, e rimane il dubbio se coloro che dall'introduzione della norma (agosto 2003) debbano goderne e come.
Su questo auspichiamo che si proceda in modo preciso e non discrezionale, perche' il pericolo di fare una norma che crei piu' danni che altro, e' dietro l'angolo.
Per cui nel considerare questa norma retroattiva si deve tener conto di un fatto importantissimo: la detrazione dei punti per molti e' stata causa di danni, anche notevoli. Per esempio tutti coloro che, esauriti i punti, si sono visti sospendere la patente e non hanno potuto esercitare il loro lavoro o lo hanno dovuto fare a costi molto piu' alti dell'abituale. Queste persone e' garantito che esigeranno i danni, e giustamente dovranno essere loro corrisposti, ma in che modo? Intasando e facendo saltare, vista la disastrata situazione attuale, gli uffici dei giudici di pace e dei tribunali ordinari? Noi crediamo che, fatti salvi i diritti di ognuno di ricorre alla giustizia quando lo riterra' opportuno, debbano essere previsti dei meccanismi extra-giudiziali ad hoc, con piu' casistiche standardizzate, a cui indirizzare coloro che chiederanno questi danni. Meccanismi extra-giudiziali in cui, per evitare il tradizionale "mangia-mangia" di situazioni simili, devono essere tenute fuori associazioni di ogni tipo, e in cui solo lo Stato dovrebbe interloquire con chi richiede questi danni.
A nostro avviso se non si procede in questo modo, o con qualcosa del genere, e' meglio che le norme siano valide dal 26 gennaio 2005 e basta, senza retroattivita'. Non c'e' scritto da alcuna parte che una sentenza della Corte Costituzionale debba essere retroattiva, e che il cambio di una norma debba necessariamente prevedere una sanatoria per chi in precedenza l'aveva subita. Se si decide di farlo, e' perche' ci dovrebbe essere un vantaggio per coloro che sono amministrati, ma se questo vantaggio significa spalancare le porte ad ulteriore discrezionalita' (in un settore, il Codice della Strada, dove la discrezionalita' e' regina) e al massacro del ricorso alla giustizia, e' meglio decidere di stare fermi.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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