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Aborto. Peccato 3.0. Ma la legge e’ un’altra cosa. Opinioni e diritti
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Editoriale di Vincenzo Donvito
22 novembre 2016 8:41
 
 E’ notizia importante per il mondo religioso cattolico romano: chi ha praticato o aiutato ad abortire, potra’ ricevere sempre l’assoluzione, lo ha detto e spiegato il papa Francesco. Qualche tempo fa fu detto altrettanto per i divorziati. Comunque, in generale, c’e’ un filo conduttore logico: quello del pentimento che tutto lava. E’ uno degli elementi distintivi di questa religione. Come lo e’ la condanna della pratica dell’aborto. Che i religiosi cattolici ne facciano tesoro: la loro Chiesa affronta il peccato col sistema operativo 3.0, in grado di rispondere ai bisogni del 2016 mantenendo aggiornato ed alto, con altrettanta evangelizzazione 3.0, il vessillo vaticano.
Ma la legge e’ un’altra cosa: deve tutelare tutti. Grazie ad alcuni “matti” che nella seconda meta’ del secolo scorso si impegnarono per spiegare al Paese che la trasposizione religione/legge faceva solo male a tutti (il reato di aborto era tale perche’ contro la stirpe), e il Paese diede loro ragione, oggi aborto non e’ piu’ sinonimo di clandestinita’, orrore, ipocrisia e malaffare. In teoria, pero’. Perche’:
- da una parte proliferano coloro che si rivolgono alle singole donne non solo per convincerle che non e’ giusto abortire (sacralita’ della vita, etc.), ma che pretendono anche che i dettami della loro religione divengano (o tornino) legge;
- dall’altra parte abbiamo un servizio pubblico sanitario largamente incapace di far fronte ad una domanda di interruzione della gravidanza, provocando il turismo abortivo da un ospedale -o da una regione- all’altro. Fino ad essere responsabile della proliferazione di interventi clandestini (non e’ una novita’ -non solo per l’aborto- che quando c’e’ un’alta domanda di un servizio o di un prodotto e questo e’ difficilmente reperibile sul mercato, la criminalita’ si insinua, offre e prolifera): non esclusi alcuni medici che di giorno obiettano in coscienza per non praticare interventi, e di notte lo fanno nella clandestinita’… anche questa e’ una forma di criminalita’.
E oltre al peccato 3.0 della Chiesa di Bergoglio, per far capire che siamo tutti (pro e anti aborto) nel 2016, occorrerebbe che ci sia anche un servizio sanitario 3.0. Cioe’ che questo servizio sanitario sia garantito come, per esempio, quello dell’asportazione dell’appendicite. Altrimenti, se i contribuenti si arrabbiano hanno ragione. E che questo servizio 3.0 ci sia, e’ interesse di tutti, abortisti o meno: mettere le donne in condizione di decidere con serenita’ se praticare un’interruzione di gravidanza, potendo sentire con altrettanta serentia’ tutte le campane, e’ un alto livello di comunicazione e servizio civile. L’aborto e’ una cosa importante, come la gravidanza. Entrambi non sono un capriccio, ma una delle basi della nostra comunita’ umana. Poter affrontare con serenita’ entrambe queste scelte, e’ alla base del nostro equilibrio interiore e demografico: la consapevolezza della propria esistenza e del proprio partecipare all’esistenza del Pianeta, se vogliamo che sia esercitata a ragion veduta, necessita di conoscere per giudicare, dell’esser liberi per scegliere; e la liberta’ nasce dalla liberazione del bisogno, della contingenza e della forzatura.
Mi aspetto che i cattolici del peccato 3.0 siano in prima fila anche per una sanita’ 3.0, in una societa’ civile 3.0 dove la propria fede sia legge per se stessi ma non per tutti. Lo chiedo ai legislatori, ai governanti ed ai religiosi cattolici romani.
Sono forse un illuso, magari perche’ a questo appello alla serenita’ ci aggiungo anche quello ad una informazione sessuale fin dalle prime scuole, si’ che la prevenzione non sia un optional?
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