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Acqua pubblica o privata? No, per ora solo danni agli utenti. Verso l'alternativa?
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Editoriale di Vincenzo Donvito
18 novembre 2009 8:37
 
Acqua. E' all'ordine del giorno la discussione sul cosiddetto mantenimento del servizio pubblico o la cessione ai privati. I partigiani di quest'ultima ipotesi dicono tutto e il contrario dello stesso: negano che si tratti di privatizzazione ma non entrano nel merito. I partigiani dell'acqua "pubblica" sembrano marziani in Terra, come se l'attuale servizio pubblico -che difendono- avesse a che fare con il bene pubblico. I modelli in corso e proposti sono quelli su cui siamo intervenuti piu' volte denunciando furberie, ladrocini, fino a truffe vere e proprie ora al vaglio dell'autorita' giudiziaria.
Noi non abbiamo una formula vincente ma, al momento, una sola preoccupazione: che a pagare, senza servizio o con un pessimo servizio, sia sempre l'anello finale, l'utente.
Una cosa e' certa: il servizio pubblico erogato fa schifo e non e' economico. Ci sono delle eccezioni, ma non schiaffeggiamo la realta' se asseriamo che mediamente e' cosi'.
I problemi centrali sono quattro e, non a caso, legati all'assenza di mercato:
1 – le societa' erogatrici dei servizi sono si' private ma con -prevalente o meno- capitale pubblico, cosiddette societa' miste;
2 – lo Stato (o altro ente pubblico) che dovrebbe controllare, di conseguenza, e' in palese conflitto di interessi, dovendo controllare se stesso;
3 – la concorrenza territoriale non esiste, perche' l'utente ha a disposizione sempre e solo un erogatore del servizio. Che, di conseguenza, non agisce con logiche di mercato per avere nuove adesioni al proprio servizio, ma e' dedito solo al piu' intenso sfruttamento dei propri sudditi, con la costante minaccia di interruzione di un servizio a cui nessuno, in quanto unico, puo' rinunciare;
4 – non esiste un mercato e un business del settore, se non transitando nei meandri delle amministrazioni e dei partiti che le gestiscono, dovendo genuflettersi agli stessi e, quindi, senza possibilita' di offrire alternative.
Una realta' con la quale occorre confrontarsi perche' va superata.
L'attuale assetto del servizio pubblico e' un danno per gli utenti e per le casse dello Stato. Un ipotetico assetto ancora piu' centralistico e monopolista non e' realizzabile visto il contesto e gli impegni economici del nostro Paese in sede Ue e viste le disastrose esperienze passate la cui eredita' e' la principale responsabile del presente.
Noi nel frattempo siamo dalla parte dell'utente, per difenderlo dai soprusi della quotidianita'. Facciamo "riduzione del danno". E ne facciamo tesoro per capire e partecipare con idee e proposte verso un nuovo assetto che abbia al centro l'utente e un binomio: il diritto al servizio e la liberta' di scelta dello stesso.
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18 novembre 2009 8:37
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